Joyce Carol Oates.
...
.
...
Blonde. Parte 2. LA RAGAZZA. 1942 1947.
...
.
...
Titolo originale: Blonde.
Traduzione di: Sergio Claudio Perroni.
2000. RCS Libri, MILANO.
...
.
...
Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
...
.
...
BLONDE.
...
.
...
Blonde  un romanzo. Bench alcuni personaggi qui ritratti abbiano una corrispondenza nella vita e nell'ambiente di Marilyn Monroe, le caratterizzazioni e gli eventi sono interamente frutto della fantasia dell'autrice. Pertanto Blonde va letto unicamente come romanzo e non come biografia di Marilyn Monroe. Tutte le note nel testo sono del traduttore.
...
.
...
Indice di questa parte.
...
.
...
Parte 2: LA RAGAZZA 1942 1947.
Lo squalo.
Ora di sposarsi.
L'assistente imbalsamatore.
Mogliettina.
Guerra.
Pin-up 1945.
Affittasi.
Figlia e madre.
Mostro.
Colibr.
...
.
...
Fine Indice.
...
.
...

LA RAGAZZA. 1942-1947.
...
.
...
LO SQUALO.
...
.
...
Prima dello squalo ci fu la sagoma dello squalo. L'improvviso silenzio dell'acqua
verde e profonda. Lo squalo furtivo nell'acqua verde e profonda. Dovevo
essere appena riemersa dall'acqua e sfuggita alla risacca, per senza nuotare,
avevo gli occhi aperti e me li sentivo bruciare per via del sale - a quell'epoca
ero un'ottima nuotatrice, i miei amichetti mi portavano in spiaggia a Topanga,
a Will Rogers, a Las Tunas, a Redondo, ma le mie spiagge preferite erano quelle
di Santa Monica e di Venice, le spiagge dei fusti, frequentate dai culturisti
e surfisti - e io ero l a guardarlo, lo squalo, o piuttosto guardavo la sagoma
furtiva dello squalo, sospesa nell'acqua profonda, sicch non  detto che fossi
proprio sicura delle sue dimensioni e neppure che fosse veramente uno squalo.
Quando meno te l'aspetti, lo squalo attacca. Dio lo ha dotato di enormi
fauci assassine, schiere di denti affilati come lame di rasoio.
Una volta ho visto uno squalo tirato a secco sul molo di Hermosa, sanguinante
e ancora vivo. Ero col mio fidanzato. Ci eravamo appena fidanzati, io
avevo quindici anni, ero ancora una ragazzina. Dio quant'ero contenta!
D'accordo, per c' sempre la faccenda della madre, lo sai che sua madre  al Norwalk, no?
Io mica devo sposare la madre, io devo sposare Norma Jeane.
Norma Jeane  una brava ragazza. Si direbbe una brava ragazza. Per quando sono cos giovani non si vede.
Non si vede cosa?
Quello che potrebbe capitare pi in l. A lei.
Io quelle parole non le sentii di sicuro. Avevo ben altro cui pensare! Credetemi, ero al settimo cielo, fidanzata a quindici anni e invidiata da tutte le mie amiche, e mi sarei sposata appena compiuti sedici anni invece di tornare al liceo per altri due anni e con l'America in guerra, qualcosa sul genere La guerra dei mondi, come facevi a sapere se ci sarebbe stato ancora un futuro?
...
.
...
ORA DI SPOSARSI.
...
.
...
1.
...
.
...
Sai cosa penso, Norma Jeane? Penso che per te sarebbe proprio ora di sposarsi.
Quelle parole felici e stupite si materializzarono di colpo, come quando armeggi
con la radio e salta fuori una voce che canta. Non se le era preparate.
Non era il tipo di donna che si prepara le cose che dir. Il senso delle cose che
diceva lo capiva mentre le diceva, non prima. Era raro che si pentisse di ci
che diceva, visto che se diceva qualcosa evidentemente era quello che pensava.
O no? E comunque una volta che l'hai detto l'hai detto. Spingendo col gomito
il battiporta e uscendo sulla veranda dietro la cucina, dove avevano sistemato
l'asse da stiro e dove adesso la ragazza stava stirando, il cesto della biancheria
ormai quasi completamente vuoto e le camiciole di Warren appese alle
grucce di metallo, eccola l Norma Jeane che sorrideva a Elsie, che le sorrideva
come se non avesse sentito le sue parole, o se le aveva sentite come se non le
avesse capite, o se le aveva capite come se le avesse prese per una delle tante
battute di Elsie, Norma Jeane in pantaloncini corti e corpetto a pois da cui si
affacciava la pallida attaccatura del seno burroso, scalza, un velo di sudore sulla
pelle, peluria bionda sulle gambe, lanugine sotto le ascelle, e capelli ricci biondo
scuri raccolti a crocchia con un vecchio foulard di Elsie. Quella s che era
una ragazza solare e allegra, non come le altre che quando gli andavi vicino
potevi sorridere quanto volevi e loro avevano sempre quello sguardo da
animale braccato e rinculavano come se le volessi picchiare, proprio cos, ne aveva
avute alcune, le pi giovani, ma non solo ragazze, anche ragazzi, che quando ti
avvicinavi sembravano sempre sul punto di farsela addosso. Norma Jeane invece
era diversa. Norma Jeane era diversa da tutti gli altri ragazzi che avevano avuto in affidamento.
Il problema era proprio quello. Norma Jeane era un caso a parte.
Era da diciotto mesi che abitava con loro, in una cameretta ricavata nel sottotetto
e divisa con Liz, la cugina di Warren, che lavorava alla Radio Plane
Aircraft. E sin dal primo giorno Norma Jeane era piaciuta a tutti. Potevi quasi
dire, forse esagerando un po' ma comunque potevi quasi dire che tutti le avevano
voluto bene sin dal primo giorno. Non aveva niente a che fare col tipo di
ragazzi mandati dal servizio sociale. Seria e coscienziosa ma sempre pronta al
sorriso, sempre pronta a ridere alle battute (e in casa Pirig le battute
fioccavano, eccome!), scrupolosa nello sbrigare le faccende domestiche che toccavano a
lei e spesso anche quelle che toccavano agli altri, il letto sempre in ordine e la
cameretta sempre pulita, come le avevano insegnato all'orfanotrofio, e poi
a tavola prima di mangiare chiudeva gli occhi e ringraziava per tutti il Signore
quando Elsie o Warren si dimenticavano di farlo, e faceva finta di niente
quando Liz la prendeva in giro dicendo che con tutto quel suo gran pregare,
sia a tavola sia poi la sera in ginocchio ai piedi del letto, era anche ora che la
cosa per cui pregava si decidesse ad avverarsi. Elsie invece no, Elsie non la
prendeva in giro, mai. Quella ragazza dal cuore cos tenero, che sbarrava gli
occhi atterrita ogni volta che vedeva un topo dimenarsi in una delle trappole
che mettevano in giro per casa, oppure quando Warren rincorreva uno scarafaggio
per schiacciarlo con quei suoi scarponi massicci, o magari quando era
Elsie a schiacciare una mosca a colpi di giornale, per non parlare poi di come
scappava via dalla stanza quando si discorreva di cose di sangue (come certi
servizi dei notiziari di guerra, storie di uomini arsi vivi nel disastro di
Corregidor), e naturalmente Norma Jeane era un po' schifiltosa quando c'era da aiutare
Elsie a spennare e pulire i polli, ma comunque Elsie non l'aveva mai presa
in giro. Elsie aveva sempre sognato di avere una figlia femmina, mentre Warren
l'idea di prendere in casa i ragazzi del servizio sociale l'aveva digerita soltanto
perch quei soldi gli facevano comodo, Warren era il tipo d'uomo che
vuole o figli suoi o niente figli, per su Norma Jean non aveva proprio niente
da ridire. Su Norma Jean n lui n nessun altro avevano niente da ridire. E allora come andava affrontata la questione?
Era una faccenda maledettamente delicata. Per bisognava affrontarla, altroch se bisognava affrontarla.
Gi. Pensavo proprio a questo. Sarebbe ora che tu ti sposassi.
Cosa? Dici davvero, Zia Elsie?
C'era qualcuno che latrava dalla radiolina di plastica appollaiata sulla staccionata
della veranda, qualcuno che sembrava - come si chiamava quel tizio? -
che sembrava Caruso. Elsie fece una cosa che normalmente non avrebbe mai
fatto, cio spense la radio.
Perch, tu non ci hai mai pensato? Dico, a giugno avrai sedici anni.
Norma Jeane sorrideva a Elsie, perplessa, con in mano il pesante ferro da
stiro sollevato a mezz'aria. Nonostante lo smarrimento, la ragazza aveva automaticamente
sollevato l'arnese rovente per evitare di bruciare la fodera dell'asse da stiro.
Io, per esempio, mi sono sposata molto giovane. E anche allora la situazione era piuttosto critica.
Norma Jeane disse: S-sposarmi? Io?
Be'... Elsie scoppi a ridere... io no di certo. Non stiamo mica parlando di me."
Ma... ma io non ho un ragazzo fisso.
Di ragazzi ne hai fin troppi, Norma Jeane.
Ma nessuno fisso. Non sono i-innamorata."
Non sei innamorata? Elsie torn a ridere. Puoi sempre farlo. Alla tua et ci si innamora in fretta.
Mi stai prendendo in giro, vero?, Zia Elsie, mi stai prendendo in giro?
Elsie aggrott la fronte. Frugandosi in tasca in cerca di sigarette. Era senza
calze, in pantofole, gambe screziate per l'affiorare delle vene e cicciottelle sulle
ginocchia ma ancora tornite dalle ginocchia in gi. Indossava un vestito di
cotone da quattro soldi, non proprio lindo, abbottonato sul davanti e con i
bottoni strangolati dalle asole. Stava sudando pi del normale, e sentiva l'odore
delle proprie ascelle. In quella casa nessuno si azzardava a mettere in discussione
le sue parole, a parte Warren Pirig, sicch avvert un pericoloso formicolio
alle mani. Che ne diresti se ti mollassi un paio di ceffoni, gattamorta d'una troietta con quel faccino da santarellina?
Tutta quella rabbia improvvisa! Eppure sapeva, ne era sicura, che la colpa
non era di Norma Jeane. La colpa era di suo marito, ecco di chi era la colpa,
anche se in fondo quel povero bastardo era colpevole solo a met.
Era cos che la pensava Elsie. Giudicando da quello che aveva visto. O forse non aveva visto abbastanza?
Quello che aveva visto, quello che aveva visto per mesi e mesi fino a non
poter pi continuare a vederlo se voleva mantenere almeno un briciolo di rispetto
per se stessa, era Warren che guardava la ragazza. E Warren Pirig era
uno che non guardava mai nessuno. Quando parlava con la gente, Warren Pirig
teneva sempre la faccia di sbieco, come se l'interlocutore non meritasse il
suo sguardo. Anche con i compagni di bevute, amici cui voleva bene e che rispettava,
Warren Pirig aveva sempre quello sguardo in tralice, come se nelle loro
facce non ci fosse niente da vedere, niente che valesse lo sforzo di prestare
attenzione. Aveva un problema di retina all'occhio sinistro, un ricordino dei
suoi incontri di pugilato di quand'era nell'esercito, nelle Filippine, mentre invece
l'occhio destro era perfetto, dieci decimi, sicch rifiutava di portare gli occhiali
perch diceva che gli intralciavano la vista. A dire il vero, Warren non
prestava grande attenzione neanche a se stesso. Sempre troppo frettoloso per
radersi in maniera decente o per mettersi una camicia pulita, tranne che Elsie
non gliene preparasse una in bella vista sul letto e contemporaneamente facesse
sparire quella sporca nel cesto della biancheria da lavare; pur essendo un
venditore, quantunque di ferraglia e copertoni vecchi e qualche volta anche di
macchine usate, Warren Pirig non si preoccupava granch di fare buona impressione
sul prossimo. Quando Elsie lo aveva conosciuto, a diciassette anni, a
San Fernando, Warren era un gran bel ragazzo, e magro, e in divisa, ma ormai
aveva smesso da un pezzo di essere sia ragazzo sia magro sia in divisa.
Forse se si fosse trovato davanti Joe Louis, o il Presidente Roosevelt, li
avrebbe degnati della propria attenzione. Ma una persona qualsiasi no di certo,
e tanto meno una ragazzina di quindici anni.
Elsie aveva visto gli occhi di quell'uomo seguire i movimenti della ragazza
ruotando come cuscinetti a sfera nei loro alloggiamenti. Aveva visto quell'uomo
fissarla come non aveva mai fissato nessuno dei loro affidati, tranne quando stavano
combinando qualche guaio o erano sul punto di combinarne. Ma con
Norma Jeane era diverso, con Norma Jeane quell'uomo guardava la donna.
Per mai a tavola. Elsie l'aveva notato. Chiedendosi se fosse una coincidenza.
L'unico momento della giornata in cui erano tutti insieme e a distanza ravvicinata.
Robusto com'era, Warren era un gran mangiatore, e diceva che a tavola
ci si siede per mangiare e non per cianciare, e dal canto suo Norma Jeane
a tavola era sempre silenziosa, rideva alle battute di Elsie ma parlava poco, attentissima
a mantenersi composta come le avevano insegnato in orfanotrofio,
sfoggiando quelle buone maniere che Elsie trovava decisamente comiche l in
casa Pirig, silenziosa e compita anche se si rimpinzava pi di tutti, a parte
Warren. Sicch, a tavola, Warren sembrava non prestare attenzione a Norma
Jeane cos come non ne prestava a nessun altro, e anzi spesso si estraniava
completamente mettendosi a leggere il giornale ripiegato in verticale e piazzato
contro il bicchiere del vino - non per villania, no, piuttosto perch quello
era il suo modo di fare. In altre situazioni, tuttavia, e anche con Elsie nelle vicinanze,
Warren fissava quella ragazza come se non fosse consapevole di farlo,
ed era stata proprio quell'inconsapevolezza, o piuttosto la conseguente espressione
vacua che gli si dipingeva in faccia - una faccia sgualcita, una faccia simile
alle zone montagnose nelle carte geografiche - a inquietare Elsie, che aveva
cominciato a rimuginarci sopra, a pensarci su quando credeva di non star
pensando a niente di niente, e tra l'altro Elsie non era certo il tipo da star l a
rimuginare sulle cose: c'erano parenti con cui si azzuffava da vent'anni ed ex
amiche di lunga data che aveva mandato a quel paese di brutto, ma si poteva
dire che su quelle storie e su quelle persone non ci rimuginava mai; aveva semplicemente
smesso di pensarci, ecco tutto. Invece adesso nel suo cervello c'era
una zona d'ombra dove continuavano a balenare suo marito e la ragazza, e lei
ci stava male, perch Elsie Pirig non era una donna gelosa e non lo era mai stata,
era troppo orgogliosa per essere gelosa, e invece adesso eccola l a frugare
tra le cose della ragazza, nella sua cameretta ricavata nel sottotetto e gi in
aprile calda come un forno e assordante per il gran ronzare delle api sotto le
grondaie, e senza trovare altro che il suo diario con la copertina di pelle rossa,
che un giorno Norma Jeane le aveva mostrato tutta fiera spiegandole che
gliel'aveva regalato la direttrice dell'orfanotrofio, a Los Angeles; Elsie che sfogliava
freneticamente il diario, con mani tremanti (lei! Elsie Pirig! no, impossibile
che fosse davvero lei!), terrorizzata dall'idea di trovarvi qualcosa che non
voleva trovare, e invece nel diario di Norma Jeane non c'era niente di interessante,
o quantomeno niente che Elsie, in quella sua foga colpevole, avesse il
tempo di considerare con calma. Vi trov soltanto, accuratamente trascritte
con la calligrafia infantile di Norma Jeane, alcune poesie, probabilmente copiate
da libri che aveva letto, o forse composte da lei stessa come compito assegnatole dalla maestra:
Cos alto volava un uccello sul melo
Da non poter pi dire: Questo  il cielo.
E nuotava un pesce nel mare cos profondo
Da non poter pi dire: Ho visto tutto il mondo.
E poi:
Se il cieco vedere pu
Perch proprio io no?
A Elsie quest'ultima piacque parecchio, ma le altre non riusciva proprio a capirle,
specialmente quando non rimavano come dovrebbero fare le poesie.
Non potendo io sostare per la Morte,
Fu Essa a sostare gentilmente per me;
Sul carro nient'altro che Noi
E l'immortalit.
Ancor meno comprensibili erano le preghiere della Christian Science, cio
quelle che Elsie interpret come tali. La povera Norma Jeane sembrava prenderla
veramente sul serio quella roba che aveva copiato sul diario, una preghiera per ogni pagina:
Padre Celeste
Fa' che io mi unisca al Tuo essere perfetto
In tutto ci che  Eterno - Spirituale - Armonioso
E fa' che l'Amore divino resista al Male
Poich l'Amore Divino  per sempre
Aiutami ad amare come Tu ami
Non c' DOLORE
Non c' MALATTIA
Non c' MORTE
Non c' SVENTURA
C' solo AMORE DIVINO PER SEMPRE.
Com'era possibile credere in quelle balordaggini quando gi in partenza non ci
si capiva un'acca? Forse la madre malata di Norma Jeane era una seguace della
Christian Science ed era stata lei a contagiare la figlia; c'era da chiedersi se fosse
quella roba ad averla fatta ammattire, o se piuttosto, gi partita di cervello,
vi si fosse aggrappata nell'illusione di salvarsi almeno l'anima. Elsie pass a
un'altra pagina e lesse:
Padre Celeste
Grazie per la mia nuova Famiglia!
Grazie per la Zia Elsie cui voglio cos tanto bene!
Grazie per Mr. Pirig che  cos gentile con me!
Grazie per questa nuova Casa!
Grazie per la mia nuova scuola!
Grazie per i miei nuovi amici!
Grazie per la mia nuova vita!
Aiuta mia Madre a tornare in Salute
E fa' che la Luce Eterna brilli su di lei
Sino alla fine dei suoi giorni
E aiuta mia Madre a volermi Bene
In modo che non voglia pi farmi soffrire!
Grazie a Te Padre Celeste AMEN.
Elsie chiuse di scatto il diario e lo rimise nel cassetto della biancheria di Norma
Jeane. Si sentiva come se avesse ricevuto un pugno nello stomaco. Elsie
Pirig non aveva niente a che spartire con quelle ficcanaso che rovistano nei cassetti,
e odiava spettegolare, perdio, ed era furiosa con Warren e con la ragazza
per averla spinta a fare una cosa simile. Era talmente nervosa che mentre scendeva
le scale inciamp e rischi di rompersi l'osso del collo. Aveva deciso:
avrebbe detto a Warren che la ragazza doveva andarsene.
Andarsene dove?
Non lo so e non me ne frega niente. Comunque fuori da questa casa.
Sei impazzita? Vorresti rispedirla all'orfanotrofio senza una ragione?
Preferisci che aspetti finch ci sar la ragione, brutto bastardo?
Dare del brutto bastardo a Warren Pirig, pur con gli occhi pieni di lacrime
e di disperazione, significava esporsi al rischio di un cazzotto sul naso; una volta
lo aveva visto sfondare con un pugno la porta che lei gli aveva sbattuto sul
muso (Warren era sbronzo e lei l'aveva provocato, circostanze attenuanti che
l'avevano indotta a perdonarlo). L'ultima volta che si era fatto pesare, dal medico
dell'ospedale, Warren pesava centodieci chili, mentre Elsie, alta un metro
e cinquantotto, ne pesava s e no settanta. Figurarsi che scontro!
Una lotta impari, come dicono alla radio.
Perci Elsie decise di non dire niente a Warren. Di comportarsi freddamente
come se gi avesse le prove del suo tradimento. Come in quella canzone di
Frank Sinatra che trasmettevano continuamente alla radio, I'il Never Smile
Again. Ma Warren sgobbava dodici ore al giorno trasportando copertoni usati
fino allo stabilimento Goodyear a East Los Angeles, dove compravano scarti di
gomma che, il 6 dicembre 1941, il giorno prima di Pearl Harbor, non valevano
neanche cinque centesimi alla libbra. (Allora, quanto ti pagano adesso?
chiese Elsie, eccitata, e Warren guard da qualche parte sopra la testa di lei e
disse: Quel tanto che basta per valerne la pena. Erano sposati da
ventisei anni, ed Elsie non era ancora riuscita a capire quanto guadagnasse Warren in un
anno di lavoro.) Il che significava che Warren stava tutto il giorno fuori di casa
e che all'ora di cena quando rincasava non era dell'umore adatto per ciarlare,
come diceva lui, sicch andava in bagno a lavarsi la faccia e le mani e le braccia
fino ai gomiti e poi tornava a sedersi dopo aver preso una birra nella ghiacciaia
e si metteva a mangiare e quando aveva finito si alzava da tavola e andava a
schiantarsi sul letto senza nemmeno togliersi gli scarponi e nel giro di qualche
minuto ronfava come un ghiro. Dunque non ebbe n tempo n modo di accorgersi
che Elsie, labbra cucite e sguardo torvo, gli teneva il broncio.
E l'indomani era giorno di bucato: il che significava che Elsie faceva saltare a
Norma Jeane le prime due o tre ore di scuola per farsi aiutare con la lavatrice
Kelvinator perennemente guasta e con lo strizzatoio che continuava a incepparsi
e con i cesti pieni di biancheria da stendere nel cortile (ovviamente far perdere
ore di scuola ai ragazzi in affidamento per metterli a lavorare in casa era contrario
alle regole del servizio sociale, ma Elsie si fidava di Norma Jeane perch sapeva
che non avrebbe mai aperto bocca, diversamente da un paio di troiette che in
passato avevano fatto la spia alle autorit competenti), e quindi non era il momento
adatto per affrontare un argomento cos serio, non certo con Norma Jeane
che, allegra e sudata, e come al solito senza lamentarsi, si sobbarcava della
maggior parte del lavoro. Addirittura canticchiando con quella sua vocina dolce e
trafelata i motivetti pi in voga della hit parade della settimana. Eccola l Norma
Jeane che sollevava con le sue braccia sorprendentemente forti le lenzuola bagnate
e le appendeva al filo mentre Elsie, una Camel tra le labbra e in testa un cappellino
di paglia per proteggere dal sole gli occhi, ansimava come un vecchio mulo sfinito. E pi d'una volta Elsie dovette lasciar sola Norma Jeane per rientrare in casa e andare in bagno, o bere un sorso di caff, o fare una telefonata, appoggiata
al banco della cucina a guardare quella quindicenne sollevarsi come una ballerina sulla punta dei piedi scalzi e stendere la biancheria: persino Elsie, che era tutt'altro che una lesbica, non poteva non ammirare quel suo culetto sodo.
Marlene Dietrich dicevano che fosse lesbica. E Greta Garbo. Pure Mae West?
Guardando Norma Jeane sgobbare con il bucato. In mezzo a quelle palme
dall'aria derelitta e con le foglie di palma che scrocchiavano sotto i piedi. La
ragazza intenta a stendere le svolazzanti camiciole di Warren. E i pantaloncini
corti di Warren, che, grandi com'erano, a ogni folata di vento le si avviluppavano
intorno alla testa. Quel maledetto Warren Pirig! Cosa diavolo c'era tra
lui e la ragazza? O invece era tutto e soltanto nella testa di Warren, in quell'ebete
sguardo libidinoso che Elsie, cos come non lo vedeva in nessun altro uomo,
non gli vedeva da almeno vent'anni? Ma non poteva fargliene una colpa.
N a lui n a se stessa. Non era colpa di nessuno. Era la natura, la natura animale
dell'uomo, che lo rimbecillisce davanti alle femmine. Tuttavia: lei era sua
moglie e aveva il dovere di proteggersi. Di proteggersi da femmine come quella
Norma Jeane. Perch bastava un niente e gi se lo vedeva - Warren che
avanza verso la ragazza mentre lei  voltata di spalle e sta mettendo ad asciugare
il bucato, lui avanza con quella sua tipica andatura aggraziata, un'andatura
che non ti aspetteresti mai in un uomo cos corpulento, solo che quell'uomo
corpulento  stato un pugile, e i pugili si muovono come se danzassero. Warren
che allunga le mani enormi e le mette a coppa sulle natiche della ragazza,
su quei due meloni sodi e impertinenti, e lei si volta sbalordita e lui affonda il
viso sul collo di lei mentre i riccioli biondo scuri di Norma Jeane gli spiovono sulla testa come un sipario.
Elsie sent una fitta allo stomaco. Come faccio a mandarla via? disse a voce
alta. Un'altra come lei non la trover mai e poi mai.
Alle dieci e mezzo, quando il bucato fu tutto ben steso ad asciugare, Elsie
sped Norma Jeane a scuola dopo averle scritto la giustificazione per il ritardo.
Prego di scusare mia figlia Norma Jeane che doveva accompagnare sua madre
dal Medico perch non mi sentivo in grado di guidare andata e ritorno da sola in macchina.
Era una scusa nuova, inedita, una scusa che Elsie non aveva mai usato. Non
voleva esagerare con le giustificazioni basate sulla salute di Norma Jeane; un
eccessivo ricorso a ci che Elsie descriveva come micragna di testa o crampi gravi
avrebbe rischiato di insospettire il preside. (Il pi delle volte sia l'emicrania
sia i crampi erano giustificazioni legittime.) Quando era indisposta, Norma
Jeane soffriva terribilmente, soffriva come Elsie non aveva mai sofferto all'et
sua - n all'et sua n mai. Probabilmente avrebbe dovuto mandarla da un
medico. Ammesso che ci volesse andare. Se ne rimaneva per ore sdraiata a letto
nella sua cameretta oppure sul divano di vimini per star vicina a Elsie, e
boccheggiava e gemeva e certe volte piangeva in silenzio, povera creatura, accettando
solo una bottiglia di acqua calda da tener stretta sulla pancia (rimedio
evidentemente permesso dalla Christian Science) anche se poi Elsie, all'insaputa
di Norma Jeane, le scioglieva nel succo d'arancia qualche aspirina, tante
quante ne poteva sciogliere senza farsi scoprire, visto che quella povera bambina
l'avevano convinta che i farmaci erano contro natura e che a guarirla ci
avrebbe pensato Ges purch avesse abbastanza fede. Certo, esattamente come
Ges guarisce dal cancro, o fa ricrescere le gambe spappolate in guerra, o
restituisce la vista agli occhi da cui s' scollata la retina, tipo quello di Warren.
Esattamente come Ges guarisce i bambini mutilati che si vedono nelle foto
di Life, storpiati dalla Luftwaffe di Hitler!)
Sicch Norma Jeane and a scuola lasciando il bucato steso ad asciugare al
sole. Un sole caldo e secco, senza vento. Elsie continuava a chiedersi come mai
appena Norma Jeane finiva di sbrigare le faccende domestiche arrivasse puntualmente
questo o quell'altro dei suoi tanti spasimanti, macchina rombante
inchiodata davanti al vialetto, colpo di clacson e Norma Jeane che accorreva
tutta boccoli e moine per farsi accompagnare a scuola. Per esempio, quel tizio
l col macinino color topo (tizio che tra l'altro, pens Elsie sbirciando tra le
stecche della tapparella, sembrava decisamente vecchio per essere un liceale)
come faceva a sapere che quel giorno Norma Jeane non era ancora andata a
scuola? Norma Jeane trasmetteva forse messaggi psichici? Era forse una specie
di radar sessuale? Oppure (Elsie non voleva neppure pensarlo) si trattava di un
vero e proprio odore, come quello degli animali, l'odore delle cagne in calore,
cos potente che ogni stramaledetto cane del vicinato rizzava le orecchie e correva
l a sbavare e a raspare il terreno?
Eccome se si rimbecilliscono, i maschi! Per  tutta colpa della natura, no?
Certe volte ne arrivavano addirittura due o tre, tutti con la loro brava macchina
rombante e strombazzante, sbavando per accompagnare Norma Jeane a
scuola. E lei rideva come una bambina e lanciava in aria una moneta per vedere
a chi di loro, a quale macchina, concedere il privilegio.
Il fatto che sul diario di Norma Jeane non ci fosse scritto neanche un singolo
nome di uomo era proprio un mistero. Cio, in effetti non c'erano neanche nomi
di donne, visto che gli unici nomi che c'erano erano il suo e quello di Warren.
Come mai?
Poesie, preghiere. Roba incomprensibile. Non era mica normale per una ragazzina di quindici anni, no?
L'argomento andava affrontato. Subito. Era inevitabile.
Elsie Pirig non avrebbe mai dimenticato quella conversazione. Perdio, l'aveva
lasciata piena di rancore nei confronti di Warren; il mondo  in mano agli
uomini, e una povera disgraziata con un minimo di sale in zucca sa perfettamente che non pu farci un cazzo di niente.
Timidamente, con un tono che fece capire a Elsie che in quelle ore la ragazza
non aveva mai smesso di pensarci, Norma Jeane disse: Zia Elsie, quando
hai detto che dovrei sposarmi stavi scherzando... vero?, ed Elsie, togliendosi
dalla lingua un frammento di tabacco: Io non scherzo mai sulle questioni serie.
Allora Norma Jeane si infervor: Zia Elsie, ma io non posso sposarmi!
Per sposarsi bisogna avere un ragazzo che si ama davvero. Ed Elsie: Tra i tuoi
spasimanti ce ne sar pur qualcuno di cui potresti innamorarti, no? e, in tono
scherzoso: Guarda che sul tuo conto ho sentito un paio di storie... Ti riferisci
a Mr. Haring? si affrett a dire Norma Jeane, ma poi, vedendo lo sguardo
inespressivo di Elsie: O ti riferisci a Mr. Widdoes?; l'espressione di Elsie
non mutava, sicch, improvvisamente rossa in volto, Norma Jeane disse:
Guarda che quelli l ho smesso di vederli! Credimi, Zia Elsie: non sapevo che
fossero sposati! Te lo giuro! Elsie continuava a fumare la sua Camel, ma di
fronte a quella rivelazione non pot fare a meno di sorridere. Se le fosse riuscito
di star zitta abbastanza a lungo, Norma Jeane avrebbe finito per raccontarle
tutto fin nei minimi dettagli. Quel tenero sguardo da bambina, quegli occhioni
luccicanti e quella voce fremente come se stesse sforzandosi di non balbettare.
Zia Elsie... - che suono dolce avevano quelle due parole in bocca a Norma
Jeane. Ai suoi orfanelli Elsie chiedeva sempre di chiamarla Zia Elsie, e
la maggior parte di loro lo faceva, ma con Norma Jeane c'era voluto quasi un
anno; quella poverina ci aveva provato e riprovato, balbettando e incespicando.
Non c'era da stupirsi se non l'avevano presa per la recita del liceo. Era cos
schietta - incapace di fingere, incapace di recitare. Ma a Natale, dopo che
Elsie le aveva dato un sacco di bei regali, compreso uno specchio da borsetta con
su disegnata una figura femminile, Norma Jeane aveva finalmente cominciato
a chiamarla Zia Elsie, come se davvero fossero una famiglia.
Il che adesso rendeva le cose ancor pi difficili.
Il che adesso la faceva incazzare ancor di pi con Warren.
Elsie disse, cauta: Prima o poi dovr succedere, Norma Jeane. Quindi meglio
prima che poi. Da' retta a me, anche perch con questa stramaledetta storia
della guerra tra qualche giorno tutti i ragazzi sani e forti li sbatteranno al
fronte, sicch ti conviene sbrigarti ad acchiappare un marito decente prima
che qui rimangano solo i vecchi e gli storpi. Norma Jeane: Stai parlando seriamente,
Zia Elsie? Non stai scherzando? Elsie, seccata: Ti sembra il momento
di scherzare, signorina? Hitler ti sembra uno scherzo? Quei maledetti
musi gialli ti sembrano uno scherzo? e Norma Jeane, scuotendo la testa come
per schiarirsi le idee: Scusami, Zia Elsie, ma continuo a non capire. Perch
dovrei sposarmi? Ho solo quindici anni, ho ancora due anni di liceo se voglio
prendere il... Ma Elsie la interruppe, furibonda: Il liceo! Io mi sono sposata
che ero ancora al ginnasio, e mia madre non ha neanche finito le medie! Per
sposarsi non c' bisogno del diploma! Norma Jeane, implorante: Ma io sono
troppo g-giovane, Zia Elsie, ed Elsie:  proprio questo il problema. Tu hai
quindici anni ma sei piena di spasimanti, giovani e meno giovani, e questo finir
per creare guai, guai grossi, e l'altro giorno mio marito Warren mi ha detto,
Elsie guarda che qui a Van Nuys noi Pirig abbiamo una reputazione da difendere.
 da vent'anni che prendiamo in affidamento i ragazzi del servizio sociale,
e qualche volta  successo che questa o quell'altra ragazzina si mettessero
nei pasticci proprio in casa nostra, anche brave ragazze, non solo ragazzacce,
comunque ragazze che si sono fatte inguaiare da qualche loro coetaneo, e questo
ci ha messi in cattiva luce. E allora l'altro giorno Warren mi ha detto, cos'
questa storia di Norma Jeane che se la fa con uomini sposati e io gli ho detto,
guarda che  la prima volta che sento una cosa del genere, al che lui lo sai cosa
mi ha detto? Lo sai? Te lo dico io cosa mi ha detto, mi ha detto: "Elsie, dobbiamo
prendere dei provvedimenti prima che sia troppo tardi". E Norma Jeane,
perplessa: Mr. P-pirig ha detto questo? Di me? Oh! Io credevo che Mr. Pirig
mi volesse bene! ed Elsie: Non  questione di voler bene o no.  questione
di quelle che al servizio sociale chiamano misure di emergenza. Norma Jeane
disse: Misure di emergenza? Zia Elsie, ma io non mi sono fatta inguaiare da
nessuno! Io... ed Elsie la interruppe di nuovo, ansiosa di togliersi il pensiero
prima possibile, di sputar fuori tutto come se fosse un boccone avvelenato:
Norma Jeane, il fatto  che tu hai quindici anni ma agli occhi di un uomo
potresti tranquillamente passare per una diciottenne, e siccome dipenderai dal
servizio sociale fino a quando diciott'anni li avrai davvero, la legge dice che, se
non ti sposi, puoi essere rispedita all'orfanotrofio in qualsiasi momento.
Sputato fuori in un tale gorgo di parole che Norma Jeane ne parve stordita,
come assordata. Dal canto suo Elsie si sentiva girare la testa, quella sensazione
di nausea che ti prende quando la terra ha appena finito di tremare sotto i tuoi
piedi. Non potevo farne a meno. Che Dio mi perdoni!
Norma Jeane disse, terrorizzata: Ma p-perch dovrei tornare all'orfanotrofio?
Cio... se qui mi ci hanno mandata loro, perch adesso dovrei tornare l?
Evitando lo sguardo della ragazza, Elsie disse: Loro ti hanno mandata qui diciotto
mesi fa, e adesso le cose sono cambiate. Lo sai anche tu che sono cambiate.
Quando sei arrivata qui eri una bambina, mentre adesso sei... be', sei
una ragazza. E certe volte ti comporti come una donna adulta. Norma Jeane, i
nostri comportamenti hanno sempre delle conseguenze, specialmente questo
tipo di comportamenti - cio, i comportamenti con gli uomini. Ma io non
ho fatto niente di male! disse Norma Jeane, sempre pi disperata. Te lo giuro,
Zia Elsie! Davvero! Con me si comportano tutti educatamente, davvero!
Sono gentili, vogliono solo stare un po' con me e andare un po' in giro -
nient'altro! Davvero! Comunque ti giuro che da adesso in poi gli dico che non
posso; gli dico che tu e Mr. Pirig non volete che io esca. Cos va bene? Elsie,
presa in contropiede, farfugli: Gi... Per a noi serve la stanza! Mia sorella
ha deciso di andar via da Sacramento e di venire ad abitare qui da noi, lei e
tutti i figli... Norma Jeane non la lasci finire: Ma io non ho bisogno di una
stanza! Posso dormire sul divano all'ingresso, o anche nello sgabuzzino della
biancheria, o magari in una delle macchine di Mr. Pirig, quelle che tiene sul
retro per rivenderle. Davvero, ce n' un paio che sono comodissime, coi cuscini
sul sedile posteriore... Ed Elsie, scuotendo la testa: Norma Jeane, quelli
del servizio sociale non lo permetterebbero. Lo sai che mandano gli ispettori,
no? E Norma Jeane, allungando una mano come per carezzare Elsie: Ti prego,
Zia Elsie, non puoi mandarmi di nuovo all'orfanotrofio. Credevo che mi
volessi bene. Credevo che fossimo una famiglia. Ti prego, Zia Elsie... Io vi
adoro, io adoro questa casa! Tacque, ansimando. Aveva il viso striato di lacrime,
e nei suoi occhi sgranati scintillava una luce di terrore animale. Ti prego,
non mandarmi via! Ti giuro che mi comporter bene! Lavorer e rester chiusa
in casa, ti giuro che non uscir pi con nessuno! Lascer la scuola e rester
in casa ad aiutarti! Magari potrei anche dare una mano a Mr. Pirig col suo lavoro!
Zia Elsie, se mi rimandi all'orfanotrofio io morir. Non posso tornare in
quel posto. Giuro che se mi rimandate in quel posto mi ammazzo! Ti prego, Zia Elsie!
Norma Jeane era tra le braccia di Elsie. Tremante e ansimante, squassata dai
singhiozzi e con la pelle che bruciava come se avesse la febbre. Elsie la strinse
con forza, sent sotto le dita le sue scapole frementi, i muscoli tesi e palpitanti.
Norma Jeane era diventata pi alta di Elsie, anche se solo di pochi centimetri,
e adesso si era ingobbita come per farsi pi piccola, come per tornare bambina.
Elsie stava pensando che mai in vita sua s'era sentita cos di schifo. Cazzo,
si sentiva proprio di merda! Se avesse potuto avrebbe sbattuto Warren fuori di
casa, a calci, e si sarebbe tenuta la povera Norma Jeane - ma ovviamente non
poteva. Il mondo  in mano agli uomini, e se una donna vuole sopravvivere deve
tradire le proprie simili.
Elsie continu a stringere la ragazza in lacrime, mordendosi le labbra per
non crollare anche lei. Smetti di piangere, Norma Jeane. Piangere non serve a
niente. Se servisse, a quest'ora tu e io staremmo molto meglio.
...
.
...
2.
...
.
....
No, non voglio sposarmi, sono troppo giovane!
Voglio arruolarmi nelle ausiliarie dell'aviazione, voglio viaggiare, voglio andare all'estero.
Voglio aiutare la gente che soffre.
Quei piccoli bambini inglesi feriti e mutilati dalle bombe e sepolti sotto tonnellate
di macerie. E senza pi genitori. E senza pi nessuno che gli voglia bene.
Voglio diventare un simbolo dell'Amore Divino. Voglio che in me brilli la luce
di Dio. Voglio aiutarlo a guarire gli infermi, voglio mostrare ai derelitti la strada della fede.
Potrei scappare. Potrei scappare e andare ad arruolarmi a Los
Angeles. Dio esaudir le mie preghiere.
Sgomenta per l'orrore e con la bocca spalancata e il respiro corto come
quello d'un cane, e nelle orecchie un rombo terribile e pulsante, davanti alle
fotografie di una copia di Life che aveva trovato sul tavolo della cucina: un
bambino con gli occhi gonfi e senza un braccio, un bambino con la testa fasciata
da bende insanguinate che lasciavano scoperta solo la bocca e un pezzo
di naso, una bimbetta di s e no due anni, con gli occhi tumefatti e un faccino
smunto e spaurito. Era forse una bambola quell'affare che la bambina stringeva
al petto? Una bambola sporca di sangue?
E arriv Warren Pirig, arriv per strapparle di mano la rivista. Per strappargliela
via dalle dita intorpidite. La sua voce era bassa e rabbiosa eppure al tempo
stesso indulgente, come spesso quando lui e Norma Jeane erano insieme da
soli. Non devi guardare questa roba, le disse. Sono cose che non puoi capire.
Lui non la chiamava mai Norma Jeane.
...
.
...
3.
...
.
...
Erano Hawkeye, Cadwaller, Dwayne, Ryan, Jake, Fiske, O'Hara, Skokie, Clarence,
Simon, Lyle, Rob, Dale, Jimmy, Carlos, Esdras, Fulmer, Marvin, Gruner,
Price, Salvatore, Santos, Porter, Haring, Widdoes. Erano militari, un marinaio,
un marine, un imbianchino, un mandriano, un garante giudiziario, un
camionista, il figlio del proprietario di un luna-park di Redondo, il figlio di un
banchiere di Van Nuys, un operaio di una fabbrica aeronautica, atleti del liceo
di Van Nuys, un docente del Bible College di Burbank, un agente del Dipartimento
Penitenziario della Contea di Los Angeles, un meccanico di motociclette,
un disinfestatore, un garzone di macellaio, un impiegato postale, il figlio
nonch braccio destro di un allibratore di Van Nuys. La portavano a Topanga
Beach, a Will Rogers Beach, a Las Tunas, a Santa Monica e a Venice Beach. La
portavano al cinema. La portavano a ballare. (Norma Jeane si vergognava di
ballare stretto, per era una formidabile ballerina di jitterburg, ballava con gli
occhi chiusi, quasi fosse ipnotizzata, con uno scintillio come di gemme sulla
pelle sudata. E poi ballava l'hula come una vera hawaiana!) La portavano a messa
e all'autodromo di Casa Grande. La portavano a correre sui pattini. La portavano
in barca e in canoa, e restavano sbalorditi quando pretendeva di remare
anche lei, e come remava bene! La portavano a giocare a bowling. La portavano
a giocare a bingo e nelle sale da biliardo. La portavano alle partite di baseball.
La portavano in gita domenicale sulle San Gabriel Mountains. La portavano in
macchina sulla litoranea, spingendosi certe volte a nord fino a Santa Monica o
a sud fino a Oceanside. La portavano in macchina per passeggiate romantiche
sotto la luna, da un lato lo scintillio dell'Oceano Pacifico e dall'altro il buio dei
boschi sulle colline, col vento che le scompigliava i capelli e sminuzzava la brace
della sigaretta del guidatore in mille scintille che si spegnevano nella notte alle
loro spalle, ma negli anni seguenti avrebbe confuso quelle corse in macchina
con scene di film che aveva visto o che credeva di aver visto. Non mi toccavano
dove non volevo lasciarmi toccare. Non mi obbligavano a bere. Mi trattavano con
rispetto. Ogni settimana le mie scarpe bianche erano lustre di spazzola e i miei vestiti
erano stirati di fresco e i miei capelli profumavano di shampoo. Quando ci baciavamo
era sempre con la bocca chiusa. Sapevo come fare per non lasciare che mi
aprissero le labbra. E quando ci baciavamo tenevo gli occhi chiusi. Certe volte mi
veniva il fiatone. Stavo quasi sempre immobile. Tenevo le mani immobili in grembo,
salvo quando sollevavo un po' il gomito per allontanarli, per sempre con delicatezza.
Il pi giovane aveva sedici anni, giocatore di football al liceo di Van
Nuys. Il pi anziano ne aveva trentaquattro, l'ispettore della polizia di Culver
City che in seguito Norma Jeane avrebbe scoperto essere sposato.
L'ispettore Frank Widdoes! Ispettore della polizia di Culver City, incaricato
di indagare su un omicidio avvenuto a Van Nuys verso la fine dell'estate del
1941. Il corpo della vittima, crivellato di proiettili, era stato rinvenuto in un
terreno brullo a ridosso della ferrovia alla periferia di Van Nuys; il morto era
stato testimone di un omicidio avvenuto a Culver City, sicch l'ispettore
Widdoes si era recato a Van Nuys per interrogare la gente che abitava nella zona
del ritrovamento, e stava esaminando la scena del delitto quando vide venire
verso di lui, sul sentiero sterrato una ragazzina in bicicletta, una ragazzina dai
capelli biondo scuri, che pedalava lentamente, trasognata e apparentemente
ignara di quell'uomo che la fissava, quel poliziotto in borghese che dapprima
l'aveva presa per una bambina di dodici anni o gi di l ma che guardando
meglio aveva capito che doveva essere pi grande, forse sui diciassette, ma con
le forme di una donna adulta, un gran bel seno che gonfiava l'attillato corpetto
color senape, e, sotto, pantaloni corti di un tessuto bianco che sembrava
elastico e metteva in risalto il culetto a forma di cuore, come quello di Betty
Grable nella ormai classica foto in costume da bagno, e quando la ferm per
chiederle se avesse notato niente di sospetto in zona vide che aveva un paio
di straordinari occhi blu, liquidi occhi sognanti, occhi che sembravano non
tanto vederlo quanto guardarlo dentro, come se lui gi la conoscesse, e lei, pur
non conoscendolo, cap che invece lui la conosceva e che aveva il diritto di farle
tutte quelle domande, di farla scendere dalla bici e salire sull'auto-civetta e
trattenerla per tutto il tempo che voleva, per tutto il tempo richiesto dall'indagine,
e aveva un viso che lui non avrebbe dimenticato tanto facilmente, anch'esso
a forma di cuore, con l'attaccatura dei capelli a V, il naso un po' troppo
lungo e i denti leggermente storti, il che, pens, la rendeva ancor pi affascinante,
le dava quel tocco di placida normalit che esaltava la sua bellezza, perch
in fondo era solo una bambina pur essendo anche una donna, una bambina
che indossava quello splendido corpo da donna come se fosse un vestito
della mamma, e ne sembrava consapevole e felice (quel corpetto attillato, e
quel modo di star seduta impettita in perfetta posa da pin-up, respirando
profondamente per espandere la gabbia toracica, e perfette anche le gambe abbronzate,
con quei pantaloncini che risalivano sulle cosce fin quasi all'inguine)
eppure al tempo stesso inconsapevole. Se le avesse ordinato di spogliarsi, lei lo
avrebbe fatto sorridendo, felice di poterlo soddisfare eppure mantenendo la
propria ingenuit e quindi la propria particolare bellezza, e se lui gliel'avesse
ordinato, anche se ovviamente non aveva nessuna intenzione di farlo, ma comunque
se l'avesse fatto, considerando che il castigo sarebbe stato tramutarsi
in pietra o venir sbranato dai lupi, forse ne sarebbe valsa la pena.
Sicch l'aveva rivista. Arrivava a Van Nuys e andava a prenderla vicino al liceo.
Non l'aveva toccata! Non in quel senso. In effetti quasi in nessun senso. Sapeva
che era roba da finire in galera, sapeva che poteva significare gravi rogne
professionali, per non parlare delle ancor pi gravi rogne coniugali, visto che
aveva gi tradito la moglie e si era fatto beccare, cio pi che farsi beccare aveva
fatto l'idiozia di confessarlo alla moglie e la moglie l'aveva sbattuto fuori di casa.
E adesso viveva da solo e stava cominciando a piacergli. E aveva scoperto che
quella ragazzina era orfana. A carico del servizio sociale e in affidamento presso
una coppia che abitava l a Van Nuys, in Reseda Street, una strada di catapecchie
e campi brulli, e che l'affidatario aveva una specie di rivendita di veicoli usati,
macchine, furgoni, motociclette e ciarpame vario che teneva in un lotto sul retro
della casa ammorbando il quartiere con una perenne puzza di copertoni bruciati
e una specie di nebbiolina bluastra, e Widdoes era perfettamente in grado di figurarsi
l'interno di quella casa ma preferiva non indagare, no, meglio di no, perch
rischiava di compromettersi e comunque cos'avrebbe potuto fare lui per
quella ragazzina? - mica poteva prendersela in casa. Gli bastavano gi i suoi figli,
con quello che gli costavano. La ragazzina gli faceva pena, sicch ogni tanto le allungava
qualche dollaro, massimo cinque alla volta, perch si comprasse qualcosa
di carino. Una storia molto innocente, davvero. Era il tipo di ragazza che
obbedisce, o che  ansiosa di obbedire, sicch se uno ha un minimo di coscienza
sta attento a quello che le dice di fare. Il fatto  che quando si fidano la tentazione
 pi grande di quando non si fidano. E poi cos giovane. E con quel corpo.
Non era tanto per il distintivo (lei quel distintivo lo ammirava, lo adorava, e
gli chiedeva sempre di farglielo guardare, il distintivo e anche la pistola; gli aveva
chiesto se poteva toccare la pistola e Widdoes era scoppiato a ridere e le aveva
detto certo che puoi, visto che c'era la sicura e purch non la estraesse dalla fondina)
quanto per i suoi modi autoritari, dopo undici anni di polizia  inevitabile,
a furia di interrogare la gente, di torchiarle, di far capire che se si oppongono finiranno
per pentirsene, e loro lo sentono, cos come tutti noi sentiamo per istinto
in certe persone una sorta di ascendente che, se spinto al limite, e quel limite
non essendo elastico, rischia di diventare pericoloso. E comunque era una cosa
innocente, davvero. Le cose non sono mai come appaiono a chi le guarda dall'esterno.
Widdoes lo sapeva bene, grazie alla sua esperienza di investigatore. Norma
Jeane aveva tre anni pi di sua figlia. Ma quei tre anni erano cruciali. Era
molto pi sveglia di quanto si potesse credere a prima vista. Gli occhi e la voce
infantile traevano in inganno. Quella ragazzina affrontava con grande maturit
argomenti (la guerra, il senso della vita) che molti adulti amici di Widdoes
avrebbero ritenuto noiosi o troppo profondi. Aveva un gran senso dell'umorismo.
Era molto autoironica - per esempio quando diceva di voler cantare con
Tommy Dorsey. Voleva arruolarsi nell'aviazione, nel Corpo delle Ausiliarie, del
quale aveva letto un sacco di cose sui giornali. Voleva diventare medico. Gli raccont
di essere l'unica nipote vivente di una tizia che aveva fondato la chiesa
della Christian Science, e che sua madre, morta nel 1934 in un incidente aereo
nell'Atlantico, era un'attrice di Hollywood che aveva lavorato in molti film dello
Studio e se non fosse morta avrebbe fatto le scarpe alle varie Joan Crawford e
Gloria Swanson, e che suo padre, che lei non vedeva da anni, era un produttore
di Hollywood e attualmente era capitano di fregata nel Pacifico, e ovviamente
Widdoes non le credeva, per continuava ad ascoltare come se le credesse, o come
se si sforzasse di crederle, e lei sembrava essergli grata per questa sua delicatezza.
Si lasciava baciare purch lui non tentasse di aprirle le labbra con la lingua,
e lui non tentava. Si lasciava baciare la bocca, il collo e le spalle - ma le spalle
soltanto se erano gi nude. Vietato toccare bottoni o cerniere o anche solo cercar
di scostare un lembo di stoffa per denudare la pelle, perch altrimenti Norma
Jeane si innervosiva. Quell'irritabilit pudibonda lo inteneriva, gli ricordava
quella della figlia. Certe cose sono consentite e certe altre no. Norma Jeane si lasciava
carezzare le braccia e le gambe fino a met coscia; si lasciava carezzare i lunghi
capelli ricci e talvolta gli chiedeva addirittura di spazzolarli. Tirava fuori la spazzola
e gli chiedeva di spazzolarle i capelli! (Diceva che era una sensazione che
amava perch le ricordava quand'era piccola e sua madre le spazzolava i capelli,
sua madre che le mancava cos tanto!)
In quel periodo Widdoes si vedeva con un sacco di donne. Norma Jeane
non la considerava una donna. Anche ammesso che l'attrazione che provava
per lei fosse di tipo sessuale, nel loro rapporto non c'era niente di sessuale. Almeno
non nel senso noto, o potenzialmente noto, alla ragazza.
Come fin il loro rapporto? In maniera inattesa. Bruscamente. Un incidente
che Widdoes aveva tutto l'interesse di tener nascosto, soprattutto ai suoi superiori
del Dipartimento di Polizia di Culver City, dove nella sua pratica figuravano
gi numerosi esposti di cittadini indignati per l'eccessivo uso della forza
nell'effettuare gli arresti. E quella volta non c'era nemmeno l'alibi dell'arresto.
Una sera di marzo, l'anno era il 1942, Widdoes era arrivato in macchina
all'appuntamento con Norma Jeane in una stradina laterale a pochi isolati da
Reseda Street, e per la prima volta da quando la conosceva l'aveva trovata con
un uomo. Stavano litigando. Lui era sui venticinque anni, tarchiato e robusto,
sul tipo meccanico vestito a festa, e Norma Jeane stava piangendo perch quel
Clarence l'aveva seguita e non voleva lasciarla in pace anche se lei gliel'aveva
detto chiaro e tondo che voleva essere lasciata in pace, sicch Widdoes era sceso
dalla macchina e aveva urlato a Clarence di levarsi dai coglioni e Clarence
gli aveva risposto dicendo a Widdoes qualcosa che non avrebbe dovuto dirgli e
che probabilmente non si sarebbe sognato di dirgli se fosse stato sobrio e quindi
in grado di capire con chi aveva a che fare; al che Widdoes si era avvicinato
senza aprire bocca e, incurante dello sguardo inorridito di Norma Jeane, aveva
sfilato la Smith e Wesson dalla fondina e, tenendola per la canna, aveva sferrato
un tremendo colpo in piena faccia a quel povero coglione, spaccandogli il
naso e facendo zampillare una fontana di sangue; Clarence era crollato in ginocchio
sul marciapiede e Widdoes gli aveva mollato un'altra botta col calcio
della pistola, stavolta alla nuca, e il povero coglione era crollato a faccia in gi,
come stecchito. Widdoes aveva trascinato la ragazza in macchina ed era partito
sgommando, ma la ragazza era rigida per la paura, letteralmente rigida, non
riusciva a spiccicare parola e per giunta sembrava incapace di sentire quello
che Widdoes le stava dicendo, parole che avrebbero dovuto tranquillizzarla ma
che probabilmente risuonavano cariche di rabbia. Quando si fermarono, parecchi
chilometri pi in l, la ragazza rimase muta e rigida e non si lasci toccare,
nemmeno la mano. Widdoes stesso, adesso che ci rifletteva, cominciava
anche lui ad avere paura. Ci sono cose che sono consentite e cose che non
sono consentite, e lui aveva superato il limite, in un luogo pubblico, e chi gli diceva
che non ci fossero testimoni? e che il ragazzo non fosse morto? Un incidente
del genere non doveva mai pi ripetersi. Perci smise di vedere la piccola Norma Jeane.
Non la vide pi nemmeno un'ultima volta per dirle addio.
...
.
...
4.
...
.
...
Stava cominciando a dimenticare.
C'era un modo magico di collegare dimenticare con il periodo mensile, che
lei considerava non tanto come una fuoriuscita di sangue quanto come un'espulsione
di veleni. Avveniva ogni tre o quattro settimane ed era una cosa buona,
una cosa necessaria, e il mal di testa e la nausea e i crampi erano semplicemente
segni della sua debolezza, e pertanto non erano reali. Zia Elsie le aveva
spiegato che le mestruazioni erano una cosa naturale, una cosa sgradevole ma
naturale che affliggeva tutte le ragazze e tutte le donne. Loro la chiamavano la
maledizione ma Norma Jeane non la chiam mai cos. Perch proveniva da
Dio e perci non poteva essere altro che una benedizione.
Il nome Gladys non era pi un nome da pronunciare in pubblico, e nemmeno
dentro di s. Ormai quando parlava di sua madre (cosa che faceva molto
di rado e comunque solo con Zia Elsie), diceva mia madre, lo diceva con
voce calma e neutra, come si potrebbe dire il mio insegnante di inglese o il
mio nuovo maglione o la mia caviglia. Niente di pi.
Presto sarebbe arrivato il giorno in cui si sarebbe svegliata e avrebbe scoperto
che qualsiasi ricordo di mia madre era svanito con la stessa facilit con cui
le mestruazioni, esaurito il loro corso dopo due o tre giorni, sparivano, misteriosamente com'erano cominciate.
Niente pi veleni. E io sono nuovamente felice. Tanto felice!
...
.
...
5.
...
.
...
Norma Jeane era una ragazza felice, sempre sorridente.
Anche se per la sua risata era strana, priva di musicalit: stridula e chioccia
come lo squittio di un sorcio calpestato (quello del sorcio era un paragone che perseguitava la povera Norma Jeane).
Ma nondimeno. Rideva spesso perch era felice e perch gli altri ridevano e quindi davanti a loro rideva pure lei.
Al liceo di Van Nuys era una studentessa nella media.
A parte l'aspetto, una ragazza nella media.
A parte qualcosa di teso e nervoso ed eccitabile e un'incostanza come di fiamma, una ragazza nella media.
Si era candidata come majorette. Solo le studentesse pi carine e simpatiche
e atletiche venivano scelte per fare le majorette, e quel pomeriggio durante le
prove d'ammissione nella palestra del liceo Norma Jeane si sentiva sudata e
stravolta e tutt'altro che atletica. Non provai neppure a pregare perch non mi
sembrava giusto scomodare Dio per un proposito cos disperato. Era da giorni e
giorni che provava i passi e le figure, li aveva imparati a memoria, comprese le
torsioni del busto e degli arti e tutte le altre diavolerie del caso; era convinta di
essere idonea come qualsiasi altra studentessa del liceo, eppure con l'avvicinarsi
del momento della verit si scopriva sempre pi debole e terrorizzata e aveva
la gola secca e alla fine non riusciva neanche pi a parlare e aveva le gambe cos
fiacche che poco ci manc che cadesse sul tappeto elastico. Tra le oltre quaranta
studentesse radunate nella palestra ci fu un silenzio imbarazzato. Poi la
capitana della squadra delle majorette disse, con la sua voce forte e scandita: Grazie, Norma Jeane. Chi  la prossima?
Si era candidata per la Filodrammatica. Audizione per Piccola citt di
Thornton Wilder. Perch? Per qualcosa che aveva a che fare con una sorta di
disperazione. Con il bisogno di essere normale e al tempo stesso pi che normale;
il bisogno di farsi scegliere. E con la sensazione che, in quell'opera che le
era parsa cos bella, e nel recitarci, lei, Norma Jeane, avrebbe trovato una casa;
lei sarebbe stata Emily e le amiche l'avrebbero chiamata col nome di quel
personaggio. Aveva letto e riletto il testo ed era persuasa di averlo capito; c'era
una parte della sua anima che lo aveva capito. Bench ancora mancassero anni
alla rivelazione mi sono posta al centro esatto di circostanze immaginarie, esisto
nel cuore di una vita immaginaria, in un mondo di cose immaginarie, e questo 
il mio riscatto. Eppure quel giorno, ritta sulla scena spoglia e investita dalla luce
fredda di un riflettore e strizzando gli occhi per cercar di vedere almeno le
sagome di coloro che, seduti nella prima fila, l'avrebbero giudicata, si sent improvvisamente
sopraffare dal panico. L'insegnante di recitazione grid: La
prossima! Chi  la prossima? Sei tu, Norma Jeane? Bene, comincia pure. Ma
lei non riusciva a cominciare. Copione stretto tra le mani tremanti, parole che
parevano liquefarsi sulla pagina, gola bloccata. Le battute, imparate a memoria
la sera prima, le vorticavano nella testa come mosche impazzite. Alla fine cominci
a leggere, rapidamente, col fiato mozzo. La sua lingua era troppo grossa
per quella bocca! Balbett, incespic, perse il filo. Grazie, cara, disse l'insegnante
di recitazione, congedandola. Norma Jeane alz gli occhi dal copione
e disse: P-per favore, posso fare un altro tentativo?; poi attese, a disagio. Ud
parole sussurrate e risatine soffocate. Davvero, penso che la parte di Emily sia
perfetta per me. Io credo di... io c-credo di essere Emily. Se solo potessi spogliarmi.
Se solo potessi mostrarmi a voi nuda come Dio mi ha fatta, allora... allora
mi vedreste! Ma l'insegnante di recitazione non si lasci convincere. Dicendo,
con voce carica di ironia in modo che altri e prediletti studenti potessero
ridere al suo sarcasmo e dell'oggetto di tale sarcasmo: Hmm. Tu credi davvero,
Norma Jeane? Temo che Mr. Thornton Wilder non sarebbe d'accordo.
Grazie lo stesso, Norma Jeane.
Norma Jeane lasci il proscenio. Aveva il volto in fiamme e gli occhi pieni di
lacrime, ma voleva mantenere la propria dignit. Nei film  cos che si va verso
la morte. Finch c' qualcuno che guarda, bisogna mantenere la propria dignit.
Sulla scia di Norma Jeane si lev un fischio di ammirazione.
Si era candidata per il coro delle ragazze. Era sicura di saper cantare, ne era sicura!-
a casa cantava spesso, cantare le piaceva, la sua voce le sembrava melodiosa,
e d'altronde Jess Flynn non le aveva forse detto che con un po' di scuola
quella voce aveva un futuro? Voce da soprano, anche di questo Norma Jeane
era sicura. La canzone che le riusciva meglio era These Foolish Things. Per
quando la direttrice del coro le chiese di cantare Spring Song di Joseph Reisler,
che Norma Jeane non conosceva, guard lo spartito e non riusc a leggere le
note; quando la donna si sedette al pianoforte e accenn le prime note e invit
Norma Jeane a cantare, Norma Jeane perse ogni residuo di sicurezza e cant
con voce incerta, tremula, sgradevole - non la sua voce!
Chiese di poter provare una seconda volta.
La seconda volta la voce fu un po' pi decisa. Ma non molto.
La direttrice del coro la conged con garbo. Sar per l'anno prossimo, Norma Jeane.
Per l'insegnante di inglese, Mr. Haring, Norma Jeane aveva scritto temi su Mary
Baker Eddy, fondatrice della Christian Science, su Abraham Lincoln, il pi
grande presidente americano, e su Cristoforo Colombo, un uomo che non aveva
paura di avventurarsi nell'ignoto. Aveva fatto leggere a Mr. Haring un paio di
poesie composte da lei, scritte con cura in inchiostro blu su fogli senza righe.
Volando in alto assai.
So che non morr mai.
So che non sar mai gi
Se ti lascerai amare tu.
Se infine un modo ci sar
per chi sulla Terra sta
di dire Io amo te!
sapendo che vero .
Come Dio ci dice Amo te
e te e te
e sempre VERO .
Quando Mr. Haring sorrise un po' a disagio e le disse che quella poesia era
molto ben fatta - le rime erano perfette - Norma Jeane arross di piacere.
Le ci erano volute tre settimane per convincersi a portargliele, e adesso - che
bel complimento! E ne aveva ancora tante altre da fargli leggere! Il suo diario
traboccava di poesie! E c'erano anche quelle che sua madre aveva composto
tanto tempo prima, quando era giovane e abitava nella California del nord e
non si era ancora sposata.
La vampa rossa  mattino
Purpurea  di sole gi alto
Gialla  di giorno ormai chino
E dopo -  il tramonto.
Ma mille scintille a sera
Svelano l'abisso adusto
L'Argenteo Tratto
Mai tuttavia combusto.
Quella poesia Mr. Haring la lesse e rilesse, perplesso. Oddio, forse aveva fatto
una sciocchezza a fargliela leggere? Il cuore di Norma Jeane batteva all'impazzata,
come quello di un coniglio impaurito. Mr. Haring era piuttosto brusco
con gli studenti, nonostante fosse ancora giovane; aveva ventinove anni, magro
scheletrico, capelli gi radi e quasi completamente bianchi, e zoppicava per
via di un brutto incidente subito da ragazzo; era un giovane marito che si sforzava
di mantenere la famiglia con il misero stipendio da insegnante di scuola
pubblica. Sembrava una versione sfiorita dell'Henry Fonda di Furore. In classe
era quasi sempre di umore cupo, e le rare volte che sorrideva era per lasciarsi
andare a qualche battuta sarcastica. Mr. Haring aveva reazioni imprevedibili,
non si sapeva mai dove volesse andare a parare, per c'era sempre la speranza
di riuscire a strappargli un sorriso. E, in genere, Mr. Haring quel sorriso se lo
faceva strappare volentieri da Norma Jeane, che era una ragazza calma e timida,
una ragazza straordinariamente graziosa e fisicamente precoce, una ragazza
che indossava maglioni due taglie pi piccoli del giusto e che si muoveva con
una sensualit inconsapevole - o, quantomeno, Mr. Haring supponeva che
fosse inconsapevole. Una quindicenne bomba del sesso apparentemente ingnara di esserlo. E che occhi!
Secondo Mr. Haring la poesia della madre di Norma Jeane, fra l'altro priva
di titolo, non era una poesia compiuta. Mr. Haring si avvicin alla lavagna e,
aiutandosi con il gessetto (le lezioni erano finite da un pezzo; Norma Jeane era
in visita privata), dimostr all'allieva che lo schema ritmico era lacunoso.
Come Norma Jeane stessa poteva ben vedere e sentire, la rima fra mattino e
chino, cio la rima A, funzionava, ma la rima tra alto e tramonto, cio la
rima B, era chiaramente fasulla. Nella seconda strofa, la rima C non esisteva
affatto (sera, Tratto) e la D (adusto, combusto) era forzata. La poesia 
innanzitutto musica, pi che leggerla con l'occhio bisogna sentirla con l'orecchio.
E poi cos'era l'Argenteo Tratto? Lui non aveva mai sentito parlare di
quel posto, e dubitava che esistesse. Introversione ed enigmaticit: difetti tipici
della poesia femminile. Per fare poesie forti ci vogliono schemi forti e soprattutto
messaggi chiari. Altrimenti il lettore scrolla le spalle e dice: "E con ci? Io saprei fare di meglio".
Norma Jeane rise, rise perch Mr. Haring rideva. Era molto imbarazzata per
le lacune della poesia della madre (e comunque lei quella poesia avrebbe testardamente
continuato a considerarla bella, strana e misteriosa); per doveva
ammettere che neanche lei sapeva cosa significasse quella storia del Tratto Argenteo.
Con tono di scusa disse a Mr. Haring che la madre non aveva finito
l'universit. Mamma si  sposata giovanissima, aveva s e no diciannove anni.
Le sarebbe piaciuto diventare una vera poetessa. Le sarebbe piaciuto insegnare inglese - come fa lei, Mr. Haring.
La frase, o forse il tono con cui venne detta, parve colpire Mr. Haring.
Quella ragazza era proprio deliziosa! Mr. Haring continu a fare in modo che
tra i loro corpi ci fosse sempre la scrivania.
Qualcosa nella voce tremante di Norma Jeane lo spinse a chiederle, con garbo:
Adesso dov' tua madre, Norma Jeane? Abita con te?
Norma Jeane scosse la testa, senza parlare. I suoi occhi si riempirono di riflessi
e il suo faccino infantile si contrasse come se fosse sul punto di schiantarsi.
Allora Haring si ricord che la ragazza era un'affidata del servizio sociale di
Los Angeles. Abitava dai Pirig. I Pirig! Non era la prima volta che aveva tra i
propri alunni un loro affidato. Per era la prima volta che si trattava di qualcuno
cos beneducato, sano e intelligente. Capelli sempre puliti e in ordine,
vestiti sempre puliti e stirati anche se dozzinali e decisamente vistosi - come
quel maglioncino rosso attillatissimo che metteva in risalto i meravigliosi seni
piccoli e sodi, o quella gonna grigia tanto stretta che si intravedeva il solco tra
le natiche. Sempre che ci si azzardasse a guardare.
Lui non si era azzardato e non intendeva farlo. Lui e la sua sfiancata bench
giovane moglie avevano una figlia di quattro anni e un figlio di otto mesi, e
quella realt, brutale e spietata come il sole del deserto, aleggiava davanti ai suoi occhi itterici.
Tuttavia le disse, e con foga: Portamene ancora, Norma Jeane. Portami
altre poesie - tue, di tua madre, non importa: sar comunque felice di leggerle.
In fondo fa parte del mio lavoro, no?
Fu cos che, nell'inverno del 1941, Sidney Haring, insegnante prediletto di
Norma Jeane al liceo di Van Nuys, cominci a vederla due o tre volte la settimana
dopo le lezioni. Parlavano instancabilmente e perlopi - gi, di che
parlavano? - dei romanzi e delle poesie che Haring le dava da leggere: da Cime
tempestose di Emily Bront a Jane Eyre di Charlotte Bront, da La buona
terra di Pearl Buck ai volumetti di versi di Elizabeth Barrett Browning, di Sara
Teasdale, di Edna St. Vincent Millay e di Robert Browning, il preferito da
Haring. Haring continu a fare la critica alle sue poesie. (Norma Jeane non
gli aveva pi portato poesie della madre, fortunatamente.) Un pomeriggio
d'inverno, Norma Jeane si accorse improvvisamente di essere in ritardo, Mrs.
Pirig la aspettava a casa per preparare la cena, e Haring si offr di accompagnarla
con la macchina; da allora, quella di riportarla a casa in macchina divenne
un'abitudine. Dal liceo alla casa dei Pirig c'erano cinque minuti di
macchina. Cos avevano pi tempo per parlare di letteratura.
Era una cosa innocente, poteva giurarlo. Assolutamente innocente. La ragazza
era una sua alunna, e lui era il suo insegnante. Mai una volta l'aveva toccata.
Forse qualche volta poteva essergli capitato di sfiorarle la mano mentre le
apriva la portiera, e di sfiorarle i lunghi capelli ricci. Forse qualche volta poteva
essergli capitato di inalare involontariamente il suo odore. Forse qualche
volta poteva essergli capitato di indugiare un po' troppo a lungo con lo sguardo
sul suo corpo, oppure, nel pieno di una discussione animata, di perdere il
filo del discorso e ritrovarsi a farfugliare e a ripetere meccanicamente l'ultima
parola che ricordava d'aver pronunciato. Ma Mr. Haring non avrebbe mai
confessato a nessuno, neppure a se stesso, che ogni volta che rientrava in quella
stanca e concitata realt domestica dov'era marito e padre lo faceva nutrendo
gelosamente in s la vivida immagine del sorriso ingenuo di quella ragazza
e la promessa del suo giovane corpo e di quello sguardo liquido e blu, che
sembrava perennemente fuori fuoco come per rendergliene pi facile l'accesso.
Io vivo nei tuoi sogni, vero? Su, vieni a vivere nei miei!
Eppure nei lunghi mesi della loro amicizia non ci fu mai nelle parole di lei
il minimo sentore di civetteria sessuale o di doppi sensi. Sembrava interessata a
parlare solo dei libri che Haring le dava in lettura e delle nuove poesie che aveva
composto, poesie che Haring sembrava sinceramente considerare all'altezza
delle promesse. Quando quelle poesie parlavano d'amore e si rivolgevano a un
misterioso tu, Haring non poteva presumere che quel tu fosse in realt Sidney
Haring. Soltanto una volta Norma Jeane contraddisse Haring, e fu quando anzich
di amore e poesia parlarono d'altro. Haring aveva appena confessato a
Norma Jeane di non fidarsi del Presidente Roosevelt cos come per principio
non si fidava dei politici, e le aveva detto che molto probabilmente le notizie
sull'andamento della guerra erano manipolate dal governo; Norma Jeane reag
con foga insolita, dicendo che no, no, il professore si sbagliava - Il Presidente
Roosevelt  diverso dagli altri. Davvero? E come fai a sapere che  "diverso"?
le chiese Haring, divertito. Lo conosci personalmente? No che non lo conosco,
per mi fido di lui. Ho sentito la sua voce alla radio. Anche io ho sentito
la sua voce alla radio, e posso garantirti che quell'uomo ci sta prendendo in giro.
Norma Jeane, quello che senti alla radio o che vedi al cinema  scritto e provato
e messo in scena per un pubblico; non  spontaneo e non potrebbe esserlo.
A te sembra che venga dal cuore, ma non  cos. Non pu essere cos. E Norma
Jeane, infervorata: Il Presidente Roosevelt  un grand'uomo. Grande quanto
Abraham Lincoln, forse. E tu come fai a saperlo? Lo so perch ho fede
in lui. Haring scoppi a ridere. Sai qual  la mia definizione di "fede", Norma
Jeane? "Credere in qualcosa che si sa non esser vera". Norma Jeane aggrott la
fronte e disse: Non  vero! Si ha fede in qualcosa che si sa che  vera anche se
non lo si pu provare. Torniamo a Roosevelt, Norma Jeane. Cosa sai di lui?
Solo quello che senti alla radio e leggi sui giornali. Scommetto che non sai, per
esempio, che  storpio. Che ... cosa? Storpio. Per via della poliomielite,
dicono. Ha le gambe paralizzate. Si muove con la sedia a rotelle. Avrai notato
che nelle fotografie compare solo dalla vita in su. Non  vero! Be', mi spiace
contraddirti ma  verissimo. Me l'ha detto mio zio, che lavora a Washington
e queste cose le sa. Non ci credo. Be', allora... Haring rideva, divertito,
non ci credere. Secondo quello che la nostra giovane amica Norma Jeane
Baker, di Van Nuys, California, crede o preferisce non credere, Franklyn Delano Roosevelt  sano come un pesce.
Erano seduti nella macchina di Haring, in una stradina di periferia, a cinque
minuti dalla catapecchia dei Pirig in Reseda Street. Poco pi in l c'era la
strada ferrata, e in lontananza si vedevano le brumose colline ai piedi delle
Verdugo Mountains. Eccitata dalla disputa, Norma Jeane guardava Sidney
Haring come se lo vedesse per la prima volta. Aveva il respiro corto e gli occhi
piantati in quelli di lui, e Haring fu l l per cedere all'impulso di afferrarla, per
calmarla, di afferrarla e stringerla a s, e tenerla cos, immobile. Norma Jeane,
con gli occhi sbarrati, sussurr: Io la odio, Mr. Haring. Lei  una persona veramente sgradevole.
Haring rise e mise in moto la macchina.
Dopo aver lasciato Norma Jeane a casa dei Pirig, Haring si scopr zuppo di
sudore; aveva la camicia fradicia e la vista appannata come da una nube di vapore.
Tra le gambe sentiva il pene pulsare furente come un pugno.
Per non l'avevo toccata! Avrei potuto, ma non l'avevo fatto.
La prossima volta che si sarebbero visti, di quella sfuriata si sarebbe persa ogni
traccia. Nessuno dei due ne avrebbe parlato, ovviamente. La conversazione si sarebbe
limitata ai libri, alla poesia. Quella ragazza era una sua alunna; lui era il
suo insegnante. Mai pi si sarebbero parlati con tanta foga e tanta confidenza -
e per fortuna, pens Haring; lui non era innamorato di quella quindicenne,
e non aveva alcun senso rischiare cos tanto per cos poco. C'erano in ballo il suo
impiego e il gi vacillante matrimonio, e poi c'era in ballo la sua dignit.
Se l'avessi toccata. Cosa sarebbe successo se l'avessi toccata?
Quelle poesie Norma Jeane le aveva scritte per lui - o no? Quel tu che lei
adorava era Sidney Haring - o no?
Poi, di colpo, misteriosamente, alla fine di maggio Norma Jeane si ritir dal liceo
di Van Nuys. A tre settimane dalla fine dell'anno scolastico. Senza dire n
scrivere una parola di spiegazione al suo insegnante preferito. Un giorno non
si present alla lezione di inglese, e l'indomani il preside inform Haring, insieme
agli altri insegnanti, che Norma Jeane si era ufficialmente ritirata per
motivi personali. Haring rimase di sasso, ma non lo diede a vedere. Cosa le
era successo? Perch aveva mollato tutto a pochi giorni dalla promozione? E senza dirgli una parola?
Pi volte alz la cornetta per chiamare i Pirig e chiedere di lei, ma non ebbe il coraggio di andare fino in fondo.
Non ti compromettere. Mantieni le distanze.
Sempre che tu non sia innamorato. Sei innamorato?
Poi, un pomeriggio, ossessionato dal pensiero della ragazza ormai lontana
dalla sua vita quanto lo era dalla sua classe, mont in macchina e si diresse verso
Reseda Street, nella speranza di riuscire a vederla anche solo per un istante,
e quando arriv in Reseda Street si ritrov, soffocato dal fetore di gomma bruciata,
a fissare quella catapecchia malconcia, il prato spelacchiato all'ingresso,
il giardino che sembrava una discarica. Com'era possibile anche solo pensare
di affidare un'adolescente a gente che viveva in quelle condizioni? Nella spietata
luce del sole di mezzogiorno, la casa dei Pirig si stagliava come se fosse fiera
del proprio squallore, e quel tetto malandato, quella facciata stinta parvero
a Haring carichi di significato, simboli del mondo derelitto in cui il destino
aveva deciso di precipitare una ragazza innocente e dal quale le sarebbe stato
possibile evadere solo grazie all'animoso intervento di un uomo come lui. Norma Jeane! Sono venuto per te, sono qui per salvarti.
In quel preciso istante, dal garage accanto alla casa emerse Warren Pirig e si
diresse verso il furgone parcheggiato nel vialetto d'ingresso.
Haring schiacci l'acceleratore e si allontan a gran velocit.
...
.
...
6.
...
.
...
Facile come gettarsi a capofitto contro il vetro della finestra.
Ma quel pomeriggio si era gi scolata due birre, e adesso ne stava sorseggiando una terza.
Dicendo: Se ne deve andare.
Norma Jeane? E perch?
Dapprima Elsie non rispose. Fumando la sua Camel, sorseggiando la sua birra. Sapori aspri e inebrianti.
Warren disse: Cos', la madre la rivuole indietro?  per questo?
Non si guardavano. Non negli occhi e nemmeno nei paraggi l'uno dell'altra.
Elsie sapeva che l'occhio buono di Warren non si degnava e che l'altro
era appannato. Erano in cucina. Elsie era seduta, davanti a lei sul tavolo c'erano
le sigarette e una bottiglia di birra Twelve Horse, tiepida, dalla quale
aveva strappato ormai quasi del tutto l'etichetta. Warren, che era appena entrato
in casa, era in piedi sulla soglia. In quei momenti c'era in lui qualcosa
di temibile, come sempre quando una massa d'uomo si contrae per entrare
in un luogo caldo e che odora di donna. Si era sfilato la camicia sudicia e l'aveva
gettata sullo schienale di una sedia, e adesso era in canottiera, irsuto e
sudato. Pirig il Porco. Tale era stata un tempo la loro confidenza, tale la confidenza
tra loro quando ancora si divertivano a scherzare come bambini. Lui
faceva Pirig il Porco, sempre l a grufolare, ruzzare, grugnire, sbuffare e far
versi. I suoi fianchi polputi come fette di carne cruda stretti tra le mani della
giovane moglie. Oh! oh! oh! War-ren! Cristo Iddio. Ormai erano passati tanti
anni, pi di quanti Elsie ne volesse ricordare. In quelli seguenti, il marito s'era
fatto ancor pi grosso: di spalle, di torace, di pancia. I suoi avambracci
imponenti, la sua testa incombente. Dappertutto ciuffi di ispido pelo grigio nero. Anche sulla schiena, sui fianchi, sul dorso di quelle sue manone sconciate dalla boxe.
Elsie si asciug gli occhi col fazzoletto, trasformando il gesto in uno svagato soffiarsi il naso.
Warren disse, forte: Credevo che la madre fosse sciroccata. Sta meglio? Da quando?
No.
No cosa?
La madre di Norma Jeane non c'entra.
E allora?
Elsie pens a come dirlo. Non era il tipo di donna che si prepara le parole
che dir, eppure quelle se le era preparate - talmente tante volte che adesso le
suonavano fasulle e insignificanti. Norma Jeane deve andarsene. Prima che succeda qualcosa.
E cosa diavolo dovrebbe succedere?
Non stava andando come lei aveva sperato. Era cos grosso, cos massiccio.
Senza la camicia, quel corpo irsuto era pi grande di quanto la cucina potesse
contenere. Elsie torment la sigaretta tra le dita. Bastardo. La colpa  tua. Quel
pomeriggio era andata in centro e si era data il rosso alle guance e si era pettinata
per bene, ma l'ultima volta che le era capitato di guardarsi allo specchio
aveva visto una faccia macilenta e spossata. E adesso Warren che la guardava,
di profilo; non le piaceva essere guardata di profilo, doppio mento e naso come il grugno di un maiale.
Elsie disse: Ha un sacco di ragazzini. E anche gente grande. Troppa gente.
Gente grande? Chi?
Elsie scroll le spalle. Voleva far capire a Warren che stava dalla sua parte.
Io non chiedo mai i nomi, tesoro. E comunque quel tipo di gente non viene
qui a casa.
Forse invece faresti bene a chiederli, i nomi, disse Warren, aggressivo.
Forse dovrei farlo io. Dov' adesso la ragazza?
Fuori.
Fuori dove?
Elsie aveva paura di guardare in faccia il marito. Quell'occhio furioso iniettato di sangue.
In macchina con qualcuno, a passeggio. Mi chiedo dove prendano la benzina.
Warren sbuff. Una ragazzina di quell'et, disse piano,  normale che abbia degli amichetti.
Norma Jeane ne ha troppi. E si fida troppo.
Troppo in che senso?
Nel senso che  troppo docile."
Elsie lasci che la frase facesse effetto. Se davvero Warren aveva fatto qualcosa con Norma Jeane quando si era trovato solo con lei, era stato soltanto perch Norma Jeane era troppo dolce, troppo gentile, troppo docile e troppo obbediente per respingere Warren.
Ascolta, non  che si  fatta inguaiare, vero?
Non ancora. Non che io sappia.
Eppure Elsie sapeva che Norma Jeane aveva appena avuto le mestruazioni, la settimana prima. Crampi atroci, mal di testa. Quella poveraccia aveva perso sangue come un maiale scannato. Terrorizzata a morte ma intestardita a non ammetterlo, sempre l a pregare il suo Cristo Guaritore.
Cosa vorresti dire con "non ancora"?
Warren, dobbiamo badare alla nostra reputazione. Noi Pirig. Come se occorresse ricordargli il suo nome. Non possiamo correre rischi.
Quale reputazione? Con chi?
Con quelli del servizio sociale.
Sono venuti a ficcare il naso? Hanno fatto domande? Quando?
Ho ricevuto un paio di telefonate.
Telefonate? Da chi?
Elsie stava innervosendosi. Scroll la cenere della sigaretta nel posacenere.
Era vero che le avevano telefonato, ma non quelli del servizio sociale; e cominciava
a temere che Warren riuscisse a leggerle nel pensiero. Warren sosteneva
che Henry Armstrong, il grande pugile che aveva visto combattere a Los Angeles,
riuscisse a leggere i pensieri dell'avversario; anzi, per lui Armstrong
riusciva addirittura a sapere cos'avrebbe fatto o tentato di fare l'avversario prima
ancora che lo sapesse l'avversario. Le rare volte che decideva di guardarti in
faccia, nell'occhio buono di Warren c'era un'espressione scaltra e crudele, un'espressione
che ti gelava il sangue nelle vene.
Incombeva su di lei, ormai vicinissimo. La gran massa di lui. La puzza di
sudore e terriccio. E poi quelle mani. Quei pugni. Chiudendo gli occhi Elsie
riusciva a ricordare la forza del pugno che le aveva sferrato sullo zigomo destro.
E poi la faccia che si gonfiava fino a divorarle l'occhio destro. Un ricordo
da rifletterci su. Da tener sempre presente. Un ricordo di quelli che tengono
compagnia. Cos non ti senti mai sola.
Un'altra volta, invece, le aveva mollato un pugno nello stomaco. L'aveva fatta
vomitare sul pavimento. I ragazzi che abitavano l in quel periodo (adesso
finiti chiss dove, mai pi sentiti) erano scappati via sul retro, ridendo come
matti. Ovviamente, secondo i suoi standard, Warren non l'aveva colpita forte.
Se avessi voluto farti male ti avrei fatto male. E non l'ho fatto.
Elsie aveva dovuto ammettere di esserselo cercato, quel cazzotto. Alzando la
voce pur sapendo benissimo che Warren non lo sopportava, e voltandogli le
spalle quando lui stava per risponderle, altra cosa che Warren non sopportava.
Dopo, non immediatamente dopo ma comunque non pi tardi dell'indomani,
dell'indomani sera, era tornato di buon umore. Senza sprecare troppe
parole in scuse, ma nondimeno ansioso di far pace. Con le mani, con la bocca.
Con il suo bizzarro modo di usare la bocca. Ma senza dirle niente di speciale,
perch in quelle situazioni cosa diavolo puoi dire?
Warren non le aveva mai detto di amarla. Ma Elsie sapeva - o comunque credeva di sapere - che la amava.
Io vi adoro le aveva detto la ragazza. Quei suoi occhi atterriti, e pieni di riflessi.
Oh Zia Elsie io ti adoro non mandarmi via.
Cauta, Elsie disse a Warren: Tesoro, dobbiamo pensare al nostro futuro.
Anche perch in passato abbiamo fatto parecchi sbagli.
Stronzate.
Forse noi no, ma comunque in questa casa di sbagli se ne sono fatti parecchi.
In passato.
Al diavolo il passato. Il passato non  adesso.
Warren, lo sai come sono le ragazze, disse Elsie, quasi implorando. Si
mettono nei guai.
Warren era andato alla ghiacciaia, aveva aperto lo sportello e preso una birra,
poi aveva richiuso con forza lo sportello e adesso stava bevendo a garganella. Si
appoggi al banco della cucina accanto al lavello macchiato di ruggine, e con
l'unghia del pollice, tozza, sudicia e irrimediabilmente incarnita, saggi la stuccatura
dell'infisso. L'aveva sistemata neanche quattro mesi prima, perdio, ed era
gi piena di screpolature. E nelle screpolature c'era un gran viavai di formiche.
A disagio, come un uomo alle prese con un abito troppo stretto, Warren
disse: La prender male. Quella ragazza ci  affezionata.
Elsie non pot resistere. Ci adora.
Cazzo.
Ma non ti scordare cos' capitato l'ultima volta. Elsie cominci a parlare
rapidamente di una ragazza che era stata da loro qualche anno prima, Lucille,
che abitava nella stanza in soffitta e si era fatta inguaiare a quindici anni e
manco sapeva con certezza chi fosse il padre. Come se quella remota Lucille
potesse avere qualche attinenza con Norma Jeane. Warren non la stava a sentire,
distratto dai propri pensieri. Elsie stessa non si stava granch a sentire. Eppure
era proprio il discorso che andava fatto a quel punto.
Quando Elsie ebbe finito, Warren disse: Quindi avresti intenzione di rispedire
quella poveraccia all'orfanotrofio?
No. Elsie sorrise. Il suo primo vero sorriso di quel giorno. Quello era l'asso,
e se l'era tenuto bello stretto nella manica. Ho intenzione di trovarle un
marito. Cos se ne andr da qui ma sar al sicuro.
Trasal quando Warren le volt bruscamente le spalle e scapp via senza dire
una parola. Ud avviarsi il motore del furgone.
Per tornare a casa pi tardi, molto pi tardi, dopo che Elsie e le altre erano andate
a letto. Elsie si dest da un sonno leggero e agitato sentendo i suoi passi
sulle scale e la porta della stanza spalancarsi di botto e la folata acre d'alito e alcol.
Nella camera era buio pesto, Elsie si aspett di sentirlo brancolare in cerca
dell'interruttore accanto alla porta, ma non lo sent brancolare e non fece in
tempo ad allungare la mano per accendere la lampada sul comodino, perch
gi era troppo tardi. Lui le era addosso.
Senza dire una parola, non un saluto, niente. Massiccio, caldo, gonfio di
brama per lei, o per qualunque altra donna, grugnendo e abbrancandola e
strattonando la sua camicia da notte, e lei talmente sbalordita da non riuscire
nemmeno a ripararsi (giacch in fondo era la moglie di quell'uomo) o a farsi
pi in l per evitare che la schiacciasse.
Non facevano l'amore - da quanto tempo? - da mesi; fare l'amore forse non
era l'espressione usata da Elsie, fare e basta era il termine pi adatto, giacch tra
loro c'era sempre stata una strana timidezza verbale, indipendentemente da
quanto famelico e sessualmente esigente fosse stato Warren in veste di giovane
sposo, ed Elsie stessa era reticente; provocante, sarcastica, e tutt'altro che timida,
ma dire amore, dire ti amo le veniva difficile. L'aveva sempre turbata il fatto che
nella vita d'ogni giorno ci fossero cose, cose come andare in bagno o infilarsi le
dita nel naso o grattarsi o toccare il proprio corpo e quello altrui (ammesso che
nella vita ci fossero persone da toccare e da cui farsi toccare), cose banali ma mai
nominate, cose per le quali non sembravano esserci parole adeguate.
Come quello che lui le stava facendo adesso: che parola usare per definirlo o
anche solo comprenderlo? - un'aggressione sessuale, ecco cos'era, solo che lei era
la moglie di quell'uomo e quindi era giusto cos e lei l'aveva provocato e quindi se
lo meritava, no? Prima di piombarle addosso, Warren si era abbassato la cerniera
dei pantaloni e sfilato la cinta e li aveva scalciati via, ma senza togliersi la canottiera
fetida. Elsie rischiava di soffocare in tutto quel pelo ispido. Di essere spiaccicata
da quella massa di carne ansimante. Mai l'aveva sentito cos pesante, e mai
quel peso era stato cos denso, cos veemente. Il pene come una verga spessa e
tozza vibrata dapprima alla cieca contro il suo ventre. Lo sent spalancarle brutalmente
le cosce flaccide con le ginocchia, poi lo vide prendersi in mano il pene
per infilarglielo dentro cos come mille volte l'aveva visto aggredire col punteruolo
una carcassa di macchina per farla a pezzi, godendo nel vincere ogni resistenza.
Elsie cerc di protestare Ges, Warren - ohi, aspetta... ma aveva la
mandibola bloccata dall'avambraccio di lui, e allora cominci a dimenarsi disperatamente
per sgusciar via dalla morsa alla gola, non ci voleva niente che in quella
sua foga da avvinazzato ignaro di ogni altra parte del suo corpo che non fosse
quella le schiantasse la trachea o le spezzasse il collo! E lui le afferr i polsi e le
spalanc le braccia come per crocifiggerla, per inchiodarla al letto, frattanto
pompando colpi furenti eppure metodici, e nel buio a Elsie sembr di vedere la
sua faccia sudata contorcersi in una smorfia di labbra tirate sui denti, come lo
vedeva spesso quando dormiva e si lamentava nel sonno rivivendo gli incontri di
boxe di quand'era giovane, di quando le aveva buscate sonoramente ma anche
altrettanto sonoramente date. Ho distribuito la mia parte di dolore. Era forse una
soddisfazione, una soddisfazione tutta maschile, quel sapere Ho distribuito la mia
parte di dolore, detto nemmeno con tono da sbruffone bens come semplice constatazione?
Elsie cerc di spostarsi per rintuzzare almeno in parte la violenza dei
colpi, ma lui era troppo forte e troppo scaltro. Mi uccider se pu. Mi scoper fino
alla morte. Me, non Norma Jeane. Riusc a sopportare, ci riusc senza chiedere
aiuto e nemmeno piangere, anche se boccheggiava disperatamente, anche se il
suo viso contorto come quello di lui grondava lacrime e saliva. E l sotto, tra le
gambe, doveva essere lacera, sanguinante. Mai Warren era stato cos grosso. Tumido
di sangue, demoniaco. Uam!- uam!- uam!- la povera testa di Elsie che
sbatteva contro la spalliera del letto fedele compagna sin dal giorno delle nozze,
e a sua volta la spalliera sbatteva contro la parete, e la parete stessa vibrava e fremeva
come se sotto di loro la terra tremasse.
Aveva il terrore che le schiantasse il collo - ma quello no, quello non successe.
...
.
...
7.
...
.
...
Cosa ti avevo detto, tesoro?  il nostro giorno fortunato.
Come sapendo anticipatamente che sarebbe stata la loro ultima sera al cinema
insieme. Era gioved, ed Elsie aveva portato Norma Jeane al cinema in
citt, al Sepulveda Theatre, dove davano Palcoscenico e Un pazzo va alla guerra,
pi un'anticipazione del nuovo film con Hedy Lamarr, e alla fine dell'ultimo
spettacolo c'era il sorteggio e che grido di stupore sgorg dalle labbra di Elsie
Pirig quando venne estratto il numero del secondo premio e si scopr che corrispondeva
al biglietto di Norma Jeane! Qui! Siamo qui! Ce l'abbiamo noi
quel numero!  il biglietto di mia figlia!
L'incredulo grido di gioia di una donna che in vita sua non aveva mai vinto niente.
Elsie era eccitata come una bambina, e il pubblico rideva, le incoraggiava ridendo
e battendo le mani mentre lei e Norma Jeane si affrettavano sul palco
insieme agli altri premiati, e ci furono anche un paio di fischi d'ammirazione
indirizzati a Norma Jeane. Peccato che Warren non sia qui a vederci, Elsie
sussurr all'orecchio di Norma Jeane. Indossava il vestito buono, quello di
rayon blu con i pois bianchi e le spalline rinforzate, e l'ultimo paio di calze decenti,
e si era data il rosso alle guance e adesso se le sentiva in fiamme. I misteriosi
lividi e le escoriazioni sulla mandibola li aveva camuffati, o quasi camuffati,
a colpi di cipria. Norma Jeane, in gonna scozzese e maglioncino rosso con
collana di strass, i capelli biondo scuri raccolti a crocchia con una fascia, era la
persona pi giovane sul palco e la persona che il pubblico guardava con maggior
attenzione. Non si era messa il rossetto ma aveva ugualmente le labbra
molto rosse, rosse come il maglioncino, e anche le unghie erano molto rosse.
Pur sentendo il cuore fremere come un uccello intrappolato in gabbia, Norma
Jeane stava dritta e impettita, mentre gli altri premiati, compresa Elsie, si ingobbivano
vergognosi e a disagio, si toccavano nervosamente i capelli, il viso,
si coprivano la bocca con le mani. Norma Jeane teneva la testa leggermente
china di lato, e sorrideva come se per lei fosse la cosa pi normale del mondo
salire sul palco del Sepulveda Theater e ricevere un premio dalle mani sudate
del direttore del cinema. Anni prima, alla Casa dell'orfano di Los Angeles, issata
dalle mani guantate del Principe Misterioso sulla pedana illuminata, era
rimasta impalata a guardare come un'ebete, come la bimbetta impaurita che
era, a fissare la sagoma del pubblico dietro la cortina dei flash e dei riflettori.
Ma adesso evitava di guardarlo, il pubblico, sapendo che l in mezzo c'erano
facce che avrebbe riconosciuto, gente che la conosceva, sicuramente anche
qualcuno del liceo. Che siano loro a guardarmi, a guardare me. La sensuale
Hedy Lamarr non lo faceva mai, e cos neanche lei avrebbe rotto l'incantesimo
dello schermo per accorgersi di chi aveva il mero ruolo di ammirarla.
Elsie e Norma Jeane ricevettero il premio: un servizio da dodici di piatti e
sottopiatti gialli in plastica dura decorati con fiordalisi rosa. I cinque premiati,
Quattro donne pi un paffuto vecchietto con in testa il berretto dei veterani
dell'esercito, vennero generosamente applauditi. Elsie abbracci Norma Jeane,
l sul palco, ed era talmente felice che quasi scoppi a piangere.
Questi non sono soltanto piatti di plastica, sono un segno!
Elsie non aveva detto niente a Norma Jeane, ma il ragazzo che sperava di presentarle,
il ventunenne figlio di una sua amica di Mission Hills, quella sera avrebbe
dovuto trovarsi in platea l al Sepulveda Theater. Il piano prevedeva di fargli vedere
Norma Jeane a distanza, senza impegno, in maniera che potesse farsene
un'idea e poi decidere se volesse o no uscirci insieme. C'era la differenza di et,
sei anni, cio una nullit per due adulti - anzi, per una donna essere sei anni pi
giovane dell'uomo era l'ideale - ma a quell'et, aveva detto a Elsie la madre del
ragazzo, sei anni erano decisamente troppi. Elsie l'aveva quasi implorata. Da'
una possibilit alla mia bambina. Il tuo Bucky deve solo guardarla, non ti chiedo
altro. Adesso, dopo che Norma Jeane era apparsa sul palco del cinema, radiosa
come una reginetta di bellezza, Elsie sentiva che il ragazzo doveva per forza esserne
rimasto folgorato. Anche per lui quello sarebbe stato un segno.
Quella ragazza porta fortuna!
Elsie indugi con Norma Jeane nell'atrio del cinema, aspettando che l'amica
e il figlio li raggiungessero. Ma i due tardavano. (In sala, Elsie non era riuscita
a individuarli. Cristo, possibile che non fossero venuti?) Forse evitavano
di avvicinarsi perch intorno a lei e a Norma Jeane c'era una gran calca, gente
che voleva attaccare discorso. Alcuni erano conoscenti o vicini di casa, ma perlopi
si trattava di totali sconosciuti. Basta vincere qualcosa e tutti ti cercano,
eh? disse Elsie a Norma Jeane, facendole l'occhiolino.
Gradualmente la folla si disperse. Nell'atrio si fece buio. Bessie Glazer e suo
figlio Bucky non erano venuti all'appuntamento, chiss perch. Elsie era troppo
eccitata per trovare una risposta plausibile. Lei e Norma Jeane montarono
in macchina e si avviarono verso Reseda Street, con lo scatolone dei piatti di
plastica dura sistemato con gran cura sul sedile posteriore della Pontiac 1939 di Warren.
Tesoro, dobbiamo affrontare quel discorsetto. Non possiamo pi continuare a rinviarlo.
Con voce pacata e rassegnata, Norma Jeane disse: Zia Elsie, ho paura.
Paura di che? Di sposarti? Elsie rise. Veramente le ragazze della tua et dovrebbero aver paura di non sposarsi.
Norma Jeane non disse niente. Stava mordicchiandosi l'unghia del pollice.
Elsie sapeva che quella matta sognava di arruolarsi nell'aviazione o di andare a
Los Angeles per iscriversi a un corso per infermiere. Ma era troppo giovane.
Non sarebbe andata da nessuna parte che non fosse quella dove Elsie intendeva farla andare.
Stammi a sentire, tesoro. Secondo me ti stai fasciando la testa prima di
rompertela. Dico, immagino che tu sappia com' fatto l'arnese dei maschietti.
Ti sar capitato di vederne qualcuno, no?
Elsie era spiccia, brutale. Norma Jeane rise, sgomenta.
Annu in maniera quasi impercettibile.
Ecco, e sai anche che diventa grosso, no?
Di nuovo quel fugace cenno con la testa.
Succede quando ti guardano. Gli fa venir voglia di... lo sai... di "fare l'amore.
Norma Jeane le lanci un'occhiata timida. Zia Elsie, io non li ho mai visti
da vicino. Cio, all'orfanotrofio i maschi se lo tiravano fuori per metterci paura,
perci noi non li guardavamo mai. E qui a Van Nuys... cio, quando qualcuno
se l' tirato fuori era perch voleva farselo toccare, e quindi...
Chi  che se l' tirato fuori per fartelo toccare?
Norma Jeane scosse la testa. Non in maniera evasiva, piuttosto con un'aria
sinceramente perplessa. Non ne sono sicura. Cio, li confondo. Ce ne sono
stati diversi. In diverse occasioni. Vedi, quando qualcuno si accorge di essersi
comportato in maniera scorretta con me, in genere mi domanda scusa e mi
chiede di concedergli un'altra possibilit, e io gliela concedo, e faccio bene
perch poi la volta dopo si comporta bene. Perch basta insistere e gli uomini
sanno comportarsi da gentiluomini.  come Clark Gable con Claudette Colbert in Accadde una notte."
Elsie grugn. Quando ti rispettano.
Norma Jeane riprese, sempre con lo stesso tono sincero: E comunque
quelli che volevano farmi toccare il loro... arnese... be', io mica mi scandalizzavo,
perch lo so come sono fatti gli uomini,  la loro natura. E invece di
scandalizzarmi mi veniva da ridere, cio ridevo un po' per l'imbarazzo e un po'
come se mi facessero il solletico! Norma Jeane ridacchi, a disagio. Era seduta
sul bordo del sedile come se fosse un uovo. Ultimamente m' capitato con un
ragazzo con cui ero uscita gi altre volte. Eravamo in macchina sulla spiaggia
di Las Tunas, lui si  tirato fuori l'arnese e allora io ho aperto lo sportello e sono
scappata di corsa verso la macchina di un ragazzo che aveva parcheggiato l
vicino con la sua fidanzata - erano amici nostri, eravamo andati l insieme
- e gli ho chiesto di riportarmi a Van Nuys con loro, e sulla strada di casa quello l
ci si  incollato dietro e cercava di tamponarci con la macchina! Non lo so,
forse non avrei dovuto reagire cos male, non credi?
Elsie sorrise. Le piaceva l'idea di quella minuscola, bomba del sesso che teneva
sulle spine il suo codazzo di bastardi bavosi. Cavolo, sei proprio irresistibile, eh? Quand' successa questa cosa?
Sabato scorso.
Elsie ridacchi. Sicch voleva che tu glielo toccassi, eh? Hai fatto bene
a non dargliela vinta. Cos almeno ti sei risparmiata il passo successivo. Elsie
tacque con aria allusiva, ma Norma Jeane non sembrava interessata a sapere
quale fosse il passo successivo. Anche perch quell'arnese, che comunque 
pi fine chiamare col suo nome, cio "pene", serve per fare i figli. Sai come
funziona, no?  lo stesso principio del tubo per annaffiare. Solo che invece di
spruzzare acqua spruzza il "seme" dell'uomo.
Norma Jeane ridacchi. Elsie sorrise. Il ricorso al paragone idraulico non
aveva bisogno di altre parole. Per l'argomento in s, invece, ne sarebbero servite
talmente tante da scoraggiarti prima ancora di cominciare.
Elsie si era sempre fatta un punto d'onore nello spiegare per filo e per segno
le questioni di sesso alle ragazze che venivano a stare a casa sua (ai maschi no,
presumendo che gi ne sapessero abbastanza), ma con l'andar del tempo le sue
lezioni si erano fatte sempre pi sintetiche. Le ragazze avevano reazioni diverse:
alcune se ne uscivano con una risatina isterica; altre rimanevano turbate,
sgomente; alcune la guardavano incredule. Altre ancora erano semplicemente
imbarazzate, poich purtroppo in materia di sesso ne sapevano ben pi di quanto avrebbero voluto.
Una aveva reagito spingendo via Elsie e urlandole: Sta' zitta, vecchia ciabatta!
In seguito avevano scoperto che la poverina era stata violentata dal padre e dagli zii.
A quindici anni, ed essendo una ragazzina sveglia e curiosa, in materia di
sesso Norma Jeane era alquanto ferrata. Persino la Christian Science non poteva fare a meno di ammetterne l'esistenza.
Elsie era troppo tesa ed eccitata per tornare subito a casa, perci oltrepass
Reseda Street e prosegu verso la periferia. Probabilmente Warren non era ancora
rincasato, e lei voleva evitare di star sveglia ad aspettarlo tormentandosi
nel tentativo di capire in che stato sarebbe tornato a casa.
Elsie not che quell'inatteso fuori-programma aveva rianimato Norma Jeane. La ragazza le aveva raccontato che la madre, prima di ammalarsi, la portava
in macchina a fare lunghe gite domenicali, e che quei momenti trascorsi insieme erano il ricordo pi felice della sua infanzia.
Elsie riprese il discorso. Quando ti sposerai, Norma Jeane, scoprirai che il
sesso ti piacer. Tuo marito ti insegner come si fa. Tacque; poi, incapace di
resistere. Vedrai che bel marito ti ha scelto Zia Elsie!  un gran bel figliolo, 
molto sportivo e anche se ha avuto un sacco di ragazze  una persona per bene.
E poi  cristiano anche lui.
L'hai s-scelto tu, Zia Elsie? E chi ?
Lo scoprirai presto. Ancora non  sicuro al cento per cento. Quel che  sicuro
 che  un bravo ragazzo, e che sa il fatto suo. Elsie tacque. Ma di nuovo
non riusc a resistere. Anche Warren sapeva il fatto suo, o credeva di saperlo.
Buon Dio. Scosse il capo, con forza.
Norma Jeane guard Elsie sfiorarsi i lividi sulla mascella. Elsie le aveva chiesto
di aiutarla a nasconderli con la cipria, sostenendo di esserseli fatti sbattendo
contro la porta del bagno in piena notte. Mi spiace, Zia Elsie, aveva mormorato
Norma Jeane. E non aveva aggiunto altro. Come sapendo perfettamente
quale fosse la causa di quei lividi. E dell'andatura malferma di Elsie, come
se qualcuno le avesse infilato una scopa su per il culo.
Sapendo altres, per intima saggezza femminile, che era meglio non parlarne.
Ultimamente Warren evitava di guardare in direzione di Norma Jeane.
Quando si trovavano nella stessa stanza faceva sempre in modo di darle il lato
cieco del proprio viso. Quando gli rivolgeva la parola, Norma Jeane notava nei
suoi occhi un'espressione di tenerezza ferita, ma anche in quei casi lui evitava
di guardarla direttamente, e questo doveva averla sconcertata e ferita. All'ora
di cena Warren non si sedeva pi a tavola con loro, andava a mangiare in qualche
bettola l vicino e tornava quando erano ormai a letto.
Elsie stava dicendo: Magari la prima notte di nozze ti conviene sbronzarti
un po'. Cio, non dico che devi scolarti una bottiglia di champagne, per
se sei un po' brilla  meglio. Ti aiuter a essere pronta per lui. Perch quando il
marito si sdraia sulla moglie e le infila dentro il pene,  meglio che la moglie sia pronta. Cos non le fa male.
Norma Jeane rabbrivid. Guardava Elsie per traverso, dubbiosa.
Perch, in genere fa male?
Non sempre.
E invece fa male, Zia Elsie! Lo dicono tutti che fa male.
Elsie cedette. Be', qualche volta. All'inizio.
E fa sanguinare, vero?
Quando si  vergini s. Ma solo un po'.
Quindi fa male."
Elsie sospir. Suppongo che tu sia vergine, no?
Norma Jeane annu solennemente.
Elsie, a disagio, disse: Allora. Tuo marito ti prepara. L sotto. Cos tu sei
bagnata e pronta per riceverlo. Scusa, ma non ti  mai capitato?
Capitato cosa? La voce di Norma Jeane tremava.
Di desiderarlo. Di desiderare di "fare l'amore".
Norma Jeane ci pens su qualche secondo. In genere mi piace quando mi
baciano, e mi piacciono le coccole. Come con le bambole. Solo che in quel caso
la bambola sono io, e loro mi coccolano. Ridacchi in quel suo modo stridulo,
trepidante. Poi, se tengo gli occhi chiusi, dopo un po' non so neanche
pi chi . Quale di loro.
Norma Jeane! Che cosa orribile!
Perch? In fondo sono solo baci e coccole. Che importanza ha con chi lo fai?
Elsie scosse il capo, meno scioccata di quanto avrebbe voluto. Gi, che importanza
aveva? Non ne aveva la minima idea.
Pensando alle botte che le avrebbe dato Warren. Se avesse saputo che aveva
anche soltanto baciato un altro uomo, per non parlare di averci una tresca.
Certo, dal canto suo lui l'aveva tradita chiss quante volte, e lei ne aveva sofferto
e aveva reagito e lo aveva insultato, e lui aveva sempre negato, per era
chiaro che gli piaceva, che gli piaceva vedere la reazione della moglie, gelosa e
umiliata. Faceva parte del gioco, faceva parte del matrimonio, no? Cio, se
non altro da giovani.
Fingendosi indignata, Elsie disse: La donna dev'essere fedele al suo uomo.
"Nella buona come nella cattiva sorte, finch morte non ci separi." Lo dice anche
la religione. Perch la religione vuole che se metti al mondo dei figli siano
i figli di tuo marito, non di chiss chi. E tu, Norma Jeane, sta' pur certa che ti
sposerai secondo i crismi della religione.
Norma Jeane si mordicchi un'unghia. Elsie allung la mano e le diede un
buffetto sulle dita. Norma Jeane si lasci cadere le mani in grembo e le intrecci con forza.
Zia Elsie, mi spiace.  che... ho paura.
Lo so, tesoro. Ti capisco. Ma ti passer.
E se mi nasce un bambino?
Adesso non ci devi pensare. I bambini verranno pi in l.
Pi in l? Guarda che se mi sposo il mese prossimo potrei avere un bambino
prima della fine dell'anno!
Era proprio cos. Solo che Elsie aveva preferito non pensarci.
Puoi sempre chiedergli di usare il preservativo. Lo sai, no? Quegli affari di gomma.
Norma Jeane arricci il naso. Quegli affari che sembrano palloncini?
Sono una seccatura, disse Elsie, ma una seccatura che te ne evita di peggiori.
Il tuo futuro sposo  giovane, quanto prima lo chiameranno sotto le armi,
e non sar cos stupido da partirsene lasciando la moglie incinta. Tanto pi se lo mandano al fronte.
Norma Jeane si illumin. Al fronte? Gi. A fare la guerra.
Come tutti gli uomini giovani di questo paese.
Vorrei tanto andarci anch'io! Vorrei tanto essere un uomo!
Elsie non pot fare a meno di ridere. Norma Jeane, con quel suo faccino e
quei suoi modi da bambina, cos sensibile, cos delicata - e voleva essere un uomo!
Perch, non lo vorrei anch'io? Ma purtroppo siamo donne. Ci tocca giocare le carte che abbiamo.
Elsie era arrivata in fondo a una strada sterrata. Poco pi in l, nella semioscurit,
si intravedevano i binari della ferrovia. Da quelle parti, l'anno prima,
era stato trovato il cadavere di un uomo, uno di fuori citt, crivellato di
proiettili. Un regolamento di conti, cos l'avevano definito i giornali. Adesso
il fruscio dei fili d'erba sembrava il respiro dei morti. Il male che gli uomini
si fanno l'un l'altro. Ciascuno la propria parte di dolore. Elsie pens che se
quella fosse stata la scena di un film, con lei e Norma Jeane sedute in macchina
in quel posto desolato, qualcosa sarebbe successo: nella musica del film ci
sarebbe stato il segnale che qualcosa stava per succedere. Nella vita reale invece
non c'era nessuna musica e non c'era nessun segnale. Ti ritrovavi in una
scena senza sapere se fosse una scena importante o no. Senza sapere se l'avresti
ricordata per tutta la vita o dimenticata nel giro di un'ora. Soltanto nei
film due persone sole in macchina in un luogo desolato significavano l'approssimarsi
di qualcosa di cruciale; e a significarlo era solo il fatto che quelle
due persone fossero inquadrate da una macchina da presa. Forse era l'eccitazione
per aver vinto il servizio di piatti (che avrebbe inaugurato subito, e con
cui avrebbe sbalordito Warren), fatto sta che i suoi pensieri sfrecciavano in
tutte le direzioni, e che faticava a frenare l'impulso di prendere la mano di
Norma Jeane per stringerla e stringerla e stringerla. Disse, come se non avessero
fatto altro che parlare di cinema: I film come quelli che abbiamo visto
stasera sono divertenti e ti fanno sentire bene, per sono pieni di bugie.
Bob Hope  buffo da morire, ma non bisogna mai fare lo sbaglio di credere che
sia reale. Quando ero giovane mi piacevano film tipo Nemico pubblico, Piccolo
Cesare, Scarface. Mi piacevano James Cagney, Edward G. Robinson, Paul
Muni: uomini tosti e sexy, che per facevano una brutta fine. Elsie mise in
moto, fece manovra e ripart in direzione di Reseda Street. Si era fatto tardi, e
aveva voglia di una bella birra, ma non in cucina, no, se la sarebbe portata in
camera e l l'avrebbe bevuta piano, lentamente, e si sarebbe preparata al sonno.
Su, Norma Jeane! Sta tranquilla, tuo marito finir per piacerti. E vorrai
dargli dei figli. Come avrei voluto io, un tempo. Aveva cominciato con tono
garrulo, come se tutto sommato quella fosse davvero la scena di un film. Ma poi il tono si era incrinato.
Anche il tono di Norma Jeane era cambiato. Disse, di slancio: Credo che
un figlio mi piacerebbe.  normale, no? Per mi piacerebbe averlo gi nato,
cio... fuori dal mio corpo. Cos non mi farebbe male. Dev'essere bello coccolare
un bambino. Non ci sarebbe neanche bisogno che fosse mio. Mi basterebbe
un bambino qualsiasi. Tacque, senza fiato. Per se fosse figlio mio mi
spetterebbe, no? Ventiquattr'ore al giorno.
Elsie guard la ragazza, stupita per quell'improvviso cambiamento. Ma era
tipico di Norma Jeane: prima la vedevi rimuginare tutta chiusa in se stessa,
poi, scoprendosi osservata, si illuminava di colpo, e diventava solare e radiosa e
tutta moine e ottimismo, come se nei tuoi occhi vedesse l'obbiettivo di una macchina da presa.
S! Avere un b-bambino mi piacerebbe! Stavolta con pi enfasi. Me ne
basterebbe anche soltanto uno. Cos non sarei sola - vero?
Per un po', disse Elsie, triste. Sospirando. Poi la tua bambina crescer e
se ne andr. E tu resterai sola.
Perch "bambina"? Io non voglio una femmina. Mia madre ha avuto solo
figlie femmine. Io voglio un figlio maschio.
Norma Jeane aveva parlato con una veemenza tale che Elsie si volt a guardarla.
Che strana ragazza. Forse non l'ho mai capita.
Elsie not che nel vialetto non c'era il furgone scassato di Warren. Dapprima
ne fu sollevata, poi pens che significava che sarebbe tornato tardi, sicuramente
sbronzo e probabilmente di pessimo umore, soprattutto se aveva giocato
a carte e perso, come ultimamente gli capitava spesso. Ma non era il caso di
fasciarsi la testa prima di rompersela. Avrebbe apparecchiato la tavola con quei
bei piatti di plastica gialla, cos Warren li avrebbe visti appena entrato in casa,
e si sarebbe detto: Ehi, ma che diavolo? Gi immaginava il suo sguardo
sbalordito. E gli avrebbe fatto piacere sentire che li avevano vinti. Era una bella
notizia. Forse avrebbe riso.  bello quando vinci qualcosa, quando qualcosa
di bello ti cade dal cielo senza costarti nulla, no? Elsie si avvicin a Norma Jeane
e le diede il bacio della buona notte. Sussurrando: Quello che ti ho detto stasera,
Norma Jeane -  tutto per il tuo bene. Tu devi sposarti perch non puoi
pi stare qui e perch, Dio ce ne scansi e liberi, non devi tornare mai pi in quel... in quel posto.
Sembrava che ormai Norma Jeane avesse accettato di buon grado quell'idea
che solo pochi giorni prima l'aveva atterrita. Lo so, Zia Elsie.
Prima o poi tutti dobbiamo crescere.  inevitabile.
Norma Jeane rise con quella sua risatina stridula. Gi. Che ci vuoi fare,
Zia Elsie: se mi tocca mi tocca.
...
.
...
L'ASSISTENTE IMBALSAMATORE.
...
.
...
Ti amo! Adesso la mia vita  perfetta.
E giunse il giorno, neanche tre settimane dopo il sedicesimo compleanno di
Norma Jeane, giunse quel diciannovesimo giorno del giugno 1942, il giorno
in cui Norma Jeane scambi i sacri voti matrimoniali con un ragazzo di cui
s'era innamorata a prima vista, cos come a prima vista si era innamorato lui,
entrambi rapiti in un incrociarsi di sguardi teneri - Ciao! Io sono Bucky e Io sono
N-norma Jeane - mentre in disparte, discrete, Bess Glazer ed Elsie Pirig osservavano
la scena sorridenti e gi commosse, pregustando esattamente questo
momento, il momento delle nozze. Quel giorno, nella chiesa della First Church
of Christ, a Mission Hills, California, tutte ma proprio tutte le donne presenti alla
cerimonia nuziale piansero vedendo quella sposa cos bella e giovane che dimostrava
s e no quattordici anni, sovrastata dal metro e novantaquattro dello
sposo, da quei novanta chili di giovanotto che, pur avendo ventun anni, anche
lui pareva poco pi che un bambino, goffo ma gagliardo, bello come un Jackie
Coogan cresciuto, coi capelli ispidi e corti che mettevano in risalto le orecchie
a sventola e rosse come peperoni. Era stato campione di lotta libera della squadra
del liceo, e campione di football, e quindi era chiaro che avrebbe protetto
quella povera orfanella. Amore a prima vista per tutt'e due. Neanche un mese di
fidanzamento. C'era la guerra. Tutto andava pi in fretta.
Guarda che belli!
Il volto della sposa brillava di pallore madreperlaceo sottolineato dal delicato
rossore delle guance. Gli occhi erano due fiammelle dardeggianti. I capelli
biondo scuri incorniciavano in un balenio di raggi di sole il suo faccino
da bambola, parte in una pioggia di boccoli e parte, grazie alle capaci cure della
madre dello sposo, intrecciati e raccolti sul capo in una corona guarnita di
mughetti, sulla quale il velo nuziale fluttuava lieve come un respiro. Dappertutto,
nella piccola chiesa, la dolce innocenza pungente del mughetto quell'odore
che ricorder per tutta la vita l'odore della raggiunta felicit. E il terrore che
il mio cuore si fermasse e che Dio mi chiamasse a s.
E l'abito nuziale, cos bello. Metri di lustro raso bianco, corpetto attillato e
maniche lunghe e strette con i polsini a sbuffo, metri e metri di raso abbacinante,
un bianco mare di trine e pieghe e minuscoli fiocchi e bottoncini di
madreperla, e ancora metri e metri di strascico, e mai nessuno avrebbe potuto
immaginare che quell'abito fosse di seconda mano, ceduto dalla sorella di
Bucky, Lorraine; ovviamente era stato ritoccato per adattarlo alla taglia e alle
forme di Norma Jeane, lavato a secco e adesso immacolato e delizioso, e immacolati
e deliziosi pure i sandali bianchi col tacco alto, bench acquistati per
soli cinque dollari in un negozio di scarpe usate a Van Nuys. La giacca dello
sposo, giacca da smoking color madreperla, si adattava a stento alle sue larghe
spalle di ragazzone muscoloso e schietto, uscito con onore dal liceo di Mission
Hills nonostante le numerose assenze dovute a un radicato odio per i libri di
testo e le lavagne e le aule scolastiche, e in genere per il doversene star seduto
ore e ore in quei banchi troppo piccoli per lui ad ascoltare l'ininterrotta cantilena
di quelle vecchie zitelle degli insegnanti, tronfi come se possedessero chiss
quale segreto per farlo riuscire nella vita pur non essendo evidentemente
riusciti nella propria. Dopo il diploma, Bucky Glazer aveva ricevuto allettanti
offerte di borse di studio da parte dell'UCLA, della Pacific University, della
San Diego State University e di altre universit, ma le aveva rifiutate tutte
quante perch preferiva mettersi a lavorare e guadagnarsi il pane e non dover
pi dipendere dalla famiglia, e aveva trovato un posto part-time come assistente
imbalsamatore nell'impresa di pompe funebri pi prestigiosa e antica di
Mission Hills, sicch adesso i Glazer si vantavano di quel figlio assistente imbalsamatore
poich l'assistente imbalsamatore era appena un gradino sotto
l'imbalsamatore che a sua volta era appena un gradino sotto il patologo, cio
un medico vero e proprio, cio il medico che eseguiva le autopsie; ma Bucky
non si limitava a fare l'assistente imbalsamatore, e di notte lavorava alla catena
di montaggio della Lockheed Aviation, assemblando aerei miracolosi tipo quei
B-17 destinati a bombardare il buco del culo dei nemici dell'America.
S, Bucky voleva arruolarsi nelle forze armate degli Stati Uniti d'America
per combattere per la patria, e alla sua fidanzata Norma Jeane l'aveva detto chiaro e tondo sin dall'inizio.
Tutto andava pi in fretta! C'era la guerra.
Una cosa saltava agli occhi: gli invitati alle nozze erano quasi tutti parenti o
amici del marito. I Glazer e i loro parenti erano sani americani dal volto squadrato,
che si somigliavano l'un l'altro nonostante le differenze di et e sesso, e
che davano l'impressione, intruppati com'erano nei banchi della chiesetta, di
essere arrivati in mandria. Era come se a un segnale del mandriano dovessero
alzarsi all'unisono per seguirlo via nei pascoli. Molti erano membri della First
Church of Christ, e quindi, sentendosi perfettamente a proprio agio, annuivano
compiaciuti a ogni parola pronunciata dall'officiante. Come invitati della
sposa c'erano solo i Pirig e due mocciosi alquanto zotici presentati come suoi
fratelli di affidamento e una manciata di compagne di scuola ridenti e truccatissime,
pi una grassona dai capelli crespi vestita con un dimesso abito di
panno blu chiaro, che prima della cerimonia si era presentata a tutti come
dottoressa e che scoppi in un pianto dirotto quando il prete chiese solennemente
alla sposa: Vuoi tu, Norma Jeane Baker, prendere quest'uomo, Buchanan
Glazer, come tuo legittimo sposo, nella buona come nella cattiva sorte,
nella salute come nella malattia, finch morte non vi separi, nel nome del Signore
Iddio e del Suo Unico Figlio Ges Cristo?, e la sposa deglut e sussurr: Oh! - s signore
La voce tremula dell'orfana. Per tutta la vita.
La Dottoressa Mittelstadt don ai novelli sposi un servizio da t in argento,
ricordo di famiglia: massiccia teiera decorata, cuccuma per il latte, zuccheriera
e vassoio abbinato - che Bucky avrebbe impegnato a Santa Monica per la miseria di venticinque dollari.
E per giunta gli sarebbe toccato subire l'onta della rilevazione delle impronte
digitali, mentre Norma Jeane lo guardava ridacchiando, rossa per la vergogna.
Come se fossi un ladro. Cose da pazzi!
Dov'era la madre della sposa? Perch la madre della sposa non era venuta alle
nozze della figlia? E dov'era il padre? - nessuno cerc di approfondire.
Era vero che la madre della sposa era ricoverata in un ospedale psichiatrico?
Era vero che la madre della sposa era rinchiusa in un carcere femminile? Era
vero che la madre della sposa aveva tentato di ucciderla quando la poverina era
in tenera et? Era vero che la madre della sposa si era uccisa nell'ospedale psichiatrico
o nel carcere femminile? Nessuno cerc di approfondire in quel momento di felicit.
Era vero che non c'era nessun padre? Nessun Baker? Che la sposa era una
bastarda? Che sul suo certificato di nascita erano stampigliate le infamanti parole
PADRE: IGNOTO.
Tra quei cristiani di buon cuore, tra quegli americani di buon cuore, nessuno
cerc di approfondire la questione in quel momento di felicit.
Come Bucky aveva detto alla promessa sposa alla vigilia delle nozze, non
aveva niente di cui vergognarsi. Non devi preoccuparti, tesoro. Noi Glazer rispettiamo
chi non ha colpa della propria condizione. Se qualcuno si azzarda a dirti
qualcosa gli spacco il muso.
Adesso che Norma Jeane era diventata carina, un uomo era venuto a prenderla.
Amore a prima vista da ricordare con tenerezza per tutta la vita o forse non era
vero proprio al cento per cento?
Perch Bucky Glazer non si era mostrato affatto entusiasta di conoscere
quella Norma Jeane Baker l. Vedendola sul palco del Sepulveda Theater insieme
a quella strega di Elsie Pirig, l'esigente Bucky Glazer aveva inquadrato
Norma Jeane come una delle tante troiette del liceo - per giunta troppo giovane
- e quindi aveva fatto imbestialire la madre sgattaiolando fuori dal cinema
e aspettandola nel parcheggio, con una sigaretta tra le labbra e disinvoltamente
appoggiato al cofano della macchina come un personaggio da film. Povera
Mrs. Glazer, malferma sui tacchi troppo alti e berciante come se Bucky non
fosse un ragazzone di ventun anni bens un mocciosetto di dodici!
Buchanan Glazer! Come hai potuto fare una cosa simile? Sei un villano,
ecco cosa sei! Ti rendi conto della figura che hai fatto fare a tua madre? Ho dovuto
nascondermi per non farmi vedere da Elsie! E domani cosa le dico? Si
pu sapere che t' preso? Quella ragazza  deliziosa.
Quella di far infuriare la madre era la specialit di Bucky: si divertiva a contrariarla
e a vederla smaniare, sapendo che, tanto, come tutte le donne della
famiglia Glazer, prima o poi sarebbe riuscita ad averla vinta. L'aveva avuta vinta
sia con il fratello maggiore di Bucky sia con le sorelle, costringendoli a sposarsi
giovanissimi, la cosa migliore da fare se si vogliono evitare pasticci; sposarsi
tardi  pericoloso tanto per i maschi quanto per le femmine, e adesso la
povera Bess si arrovellava nel tentativo di far troncare a Bucky la sua scandalosa
relazione con una divorziata ventinovenne che aveva conosciuto lavorando
alla Lockheed, una bella donna dai lineamenti duri ma piena di fascino, madre
di un bimbo di tre anni, che aveva messo le grinfie sul mio ragazzo, come
Bess recriminava con chiunque avesse la pazienza di starla ad ascoltare.
Bucky aveva avuto varie storie con varie compagne di liceo, e attualmente si
vedeva con un sacco di ragazze, inclusa la figlia del direttore dell'impresa di
pompe funebri, ma per Bess il vero pericolo era la tresca con la divorziata.
Cos'ha che non va la ragazza di Elsie Pirig? Perch non ti piace? Elsie mi
ha assicurato che  una brava figliola timorata di Dio, non fuma, non beve,
legge la Bibbia,  una perfetta casalinga e non fa troppo la civetta coi ragazzi.
E poi, Bucky, lo sai benissimo che dovresti cominciare a pensare a sistemarti.
Con una ragazza ammodo. Se ti mandano al fronte dovrai avere una casa dove
tornare, una donna che ti aspetti. Una donna che ti scriva quando sei lontano.
Bucky non pot resistere. Be', potrei farmi scrivere da Carmen. Scrive gi a un paio di tizi.
Bess scoppi a piangere. Carmen era la divorziata che aveva messo le grinfie
sul suo Bucky.
Bucky rise, ma subito si pent e abbracci la madre dicendole: Mamma,
quando andr al fronte avr te che mi aspetterai. E avr te che mi scriverai.
Perch dovrei volere un'altra donna?
Qualche giorno pi tardi, Bucky scandalizz una decina di parenti riunita
nel soggiorno con Bess; aveva sentito la madre che diceva, con la sua lugubre
voce da martire: Mio figlio merita una vergine. Non mi pare di chiedere
troppo, no?, sicch si affacci alla porta e chiese, con aria imperturbabile:
Mamma, cos' una vergine? Se ne vedo una come faccio a riconoscerla? E tu
come fai? e subito se ne and via fischiettando allegramente. Quel Bucky
Glazer  proprio una sagoma.  il pi sveglio della famiglia.
Eppure era successo. Alla fine Bucky aveva accettato di incontrarsi con quelli!
la Norma Jeane Baker l. Era di gran lunga pi comodo accontentare Bess che
sopportare i suoi mugugni o, peggio ancora, i suoi sospiri e le sue occhiatacce.
Bucky sapeva che Norma Jeane era giovane, ma nessuno gli aveva detto che
aveva solo quindici anni, sicch rimase di stucco quando la vide da vicino.
Quel suo modo timido di avanzare verso di lui, titubante come una sonnambula,
e poi di sorridergli, e di balbettare il proprio nome. Una bambina. Ma
con un corpo... Buon Dio che sventola! Per quell'appuntamento galante si era
gi preparato a scherzarci su l'indomani con gli amici, ma adesso Bucky si sentiva
talmente attratto da quella ragazza che i suoi pensieri sfrecciavano verso il
momento in cui con quegli stessi amici si sarebbe vantato di lei. Sfoggiando la
sua foto. Meglio ancora: sfoggiando direttamente lei. Vi presento Norma Jeane,
la mia nuova ragazza.  quasi una bambina, ma  molto matura per la sua et.
Bucky gi immaginava la faccia che avrebbero fatto gli amici.
La port al cinema. La port a ballare. La port a pescare, la port a passeggio,
la port in canoa. Lei lo stup rivelandosi una ragazza alla mano, nonostante
la timidezza. Quando si vedevano con gli amici di Bucky, tutti pi
grandi di lei, Norma Jeane rimaneva seduta e in silenzio ma seguiva con grande
attenzione la conversazione ed era sempre pronta a ridere alle loro battute
e ai loro scherzi, ed era chiaro come il sole che Norma Jeane era la ragazza pi
carina che avessero mai visto fuori da uno schermo cinematografico, con quel
suo faccino a forma di cuore, quei riccioli biondo scuri che le scendevano fin
sulle spalle, quel portamento e quelle curve messi in risalto dai maglioncini
stretti e dalle gonne attillate e dai pantaloni a pieghe - giacch ormai alle donne
era permesso di mostrarsi in pubblico in pantaloni.
Sexy come Rita Hayworth. Eppure la classica ragazza che tutti vorrebbero
sposare, come Jeannette MacDonald.
Erano tempi in cui le cose succedevano in fretta. Quei tempi erano cominciati
con il trauma di Pearl Harbor. Adesso ogni giorno era come un giorno di
terremoto, quando ti svegli e ti domandi cos'altro succeder. Titoli cubitali,
notiziari speciali. Per era anche eccitante.
C'era da compiangere quei vecchi di quarant'anni che erano stati sotto le
armi ma senza avere l'opportunit di combattere davvero. Di difendere la patria.
O che quell'opportunit l'avevano avuta nella Prima guerra mondiale,
cio tanto di quel tempo prima che ormai nessuno se ne ricordava pi. Quello
che stava succedendo nel Pacifico e in Europa era adesso.
Norma Jeane aveva un modo tutto particolare di protendersi verso di lui,
quasi fremendo nell'ansia di ascoltare le sue prossime parole; di toccargli il
polso e guardarlo con quei sognanti occhi blu e il fiato mozzo come se avesse
corso, chiedendogli cos'avesse in serbo per loro il futuro, chiedendogli se gli
USA avrebbero vinto la guerra e salvato il mondo da Hitler e dai musi gialli,
quanto sarebbe durata la guerra, se i nemici avrebbero bombardato l'America,
e in particolare la California del sud, e se s cosa sarebbe stato di loro? Quale
sarebbe stato il loro fato? Bucky non poteva fare a meno di sorridere; nessuna
delle persone che frequentava avrebbe mai usato una parola cos bizzarra -
fato. Per Norma Jeane lo faceva riflettere, e la cosa gli piaceva. Magari talvolta
sbalordito dal sentirsi concionare come un annunciatore della radio. Bucky
rassicurava Norma Jeane dicendole di non preoccuparsi: se i musi gialli avessero
tentato di bombardare la California del sud cos come qualunque altro obbiettivo
nel territorio degli Stati Uniti, le armi antiaeree americane si sarebbero
incaricate di spazzarli via dal cielo. (Se proprio vuoi saperlo si tratta di missili
segreti che fabbrichiamo proprio noi della Lockheed.) Se avessero tentato
di avvicinarsi alle coste sarebbero stati spazzati via dalle navi della Marina. E se
fossero riusciti a sbarcare sul suolo degli USA, ogni singolo americano li avrebbe
combattuti fino alla morte. No, qui da noi non poteva succedere.
Una di quelle conversazioni si svilupp in maniera piuttosto strana. Norma
Jeane gli aveva parlato di La guerra dei mondi di H. G. Wells dicendogli di
averlo letto, e Bucky le aveva spiegato che non si trattava di un libro bens di
un programma radiofonico andato in onda qualche anno prima, e che l'autore
non era quel Wells che diceva lei bens Orson Welles. Norma Jeane non obbiett
e disse che probabilmente l'aveva confuso con qualche altra cosa. Bucky
cerc di capire con cosa l'avesse confuso. Forse l'hai sentito alla radio. Ma
non credo, eri troppo piccola. Noi s, ricordo che lo sentimmo a casa nostra.
Ragazzi, che cannonata! Il nonno era convinto che fosse vero, e a momenti ci
restava secco, e mia madre, sai com' fatta mia madre, no?, sentiva Orson Welles
che continuava a ripetere che si trattava di un notiziario simulato eppure
aveva paura lo stesso, e tutti quanti avevano paura, io ero ancora un bambino,
pi o meno, e per me quella roba poteva essere vera anche se sapevo benissimo
che non lo era, cio, sapevo che era un programma della radio. Per fu proprio
una cannonata! - Bucky sorrise vedendo Norma Jeane guardarlo come se
pendesse dalle sue labbra, come se ogni sua sillaba le fosse preziosa - E tutti
quelli che ascoltarono quel programma, quella sera, anche se non era vero ti
veniva di credere che poteva esserlo; perci quando poi i musi gialli hanno
bombardato Pearl Harbor non  stato molto diverso da quella volta l, no?
Aveva perso il filo del discorso. Sapeva di voler dimostrare qualcosa, e qualcosa
di importante, solo che con Norma Jeane cos vicina, e con quel suo zuccheroso
profumo di sapone o di talco o di quel che era, non riusciva a concentrarsi.
Erano soli, sicch Bucky si chin rapido su di lei e la baci sulla bocca, e subito
i suoi occhi si chiusero come quelli di una bambola e Bucky avvert qualcosa
come una fiamma saettargli nel corpo, dal petto all'inguine, e allora le prese
la nuca e i riccioli tra le dita tese e la baci ancora, pi intensamente, anche lui
adesso con gli occhi chiusi; inal il suo profumo e di colpo si sent rapito in
un sogno, e come una creatura di sogno il corpo di lei era morbido, docile, arrendevole,
sicch la baci ancor pi intensamente, e appoggi con delicatezza
la punta della lingua alle labbra di lei pudicamente chiuse, sapendo che un
giorno o l'altro Norma Jeane avrebbe aperto le labbra alla sua lingua, e, Ges,
sperava di non venirsi nelle mutande.
Amore a prima vista. Bucky Glazer stava cominciando a crederci.
Raccontando con foga ai colleghi della Lockheed di come lui e la sua ragazza
si fossero conosciuti dopo che l'aveva vista salire sul palco al cinema per ritirare
un premio, anche se in realt il premio era lei e che fior di premio l sotto
le luci dei riflettori con la gente in sala che la applaudiva come se fosse una
stella del cinema.
Un uomo che si rispetti deve sposare una vergine.
Pensando un sacco a Norma Jeane. Si erano conosciuti in maggio, e il primo
di giugno Norma Jeane avrebbe compiuto gli anni; avrebbe compiuto sedici
anni. Altroch se una ragazza si pu sposare a sedici anni! - la famiglia
Glazer era piena di donne che si erano sposate a sedici anni o gi di l. Bucky,
spero che tu non voglia agire in modo affrettato, gli aveva detto la madre, ma in
quelle parole Bucky aveva riconosciuto la tattica materna: dirgli cosa non fare,
sapendo che cos lo invogliava a farlo. Comunque Bucky pensava a Norma
Jeane come quasi mai aveva pensato ad altre ragazze. Anche quando stava con
Carmen. Specialmente quando stava con Carmen, e faceva il paragone. Ammettilo,
 una svergognata. Non  una donna su cui fare affidamento. Pensava a
Norma Jeane ogni pomeriggio quando aiutava Mr. Eeley l'imbalsamatore a
preparare le salme per la sala visite. Pensava a lei quando gli capitava davanti
una salma di donna, magari di una donna giovane. Si sentiva assalire da una
sensazione che non conosceva, la sensazione della brevit del tempo, della
mortalit; come dice la Bibbia: Cenere alla cenere, polvere alla polvere. Su ogni
nuovo numero di Life si vedevano foto di morti e di feriti, soldati americani
semisepolti nella sabbia di qualche oscura isoletta del Pacifico, mucchi di cinesi
uccisi dalle incursioni aeree dei giapponesi. Nella morte erano tutti quanti
nudi. Chiss com'era Norma Jeane nuda. Gli tremavano le gambe, sentiva l'improvvisa
urgenza di accovacciarsi sul pavimento e mettersi la testa tra le ginocchia,
mentre Mr. Eeley, un vecchio zitello con baffi e sopracciglia folti come
quelli di Groucho Marx, lo prendeva in giro dandogli della femminuccia.
Pensava a lei durante il turno di notte alla Lockheed,,in mezzo al frastuono assordante
della catena di montaggio, rimuginava e si chiedeva se magari quella
sera non fosse uscita con qualcuno pur avendogli promesso che sarebbe rimasta
in casa a pensare a lui. I suoi colleghi erano ragazzi poco pi grandi di lui,
e morivano dalla voglia di tornare a casa per infilarsi a letto accanto alla moglie
alla fine del turno, alle sei del mattino. Quante ne raccontavano! Ridacchiando.
Ammiccando e sfregandosi le mani. Alcuni tiravano fuori la foto della
moglie o della fidanzata, tutte ragazze giovani e carine. Ce ne fu uno che
pass in giro la foto di sua moglie in posa da Betty Grable, spalle all'obbiettivo
e faccino girato maliziosamente all'indietro, non in costume da bagno come
Betty Grable bens in mutandine di pizzo e tacchi a spillo. Cristo. Bucky aveva
l'acquolina in bocca. Quella ragazza non era sexy neanche la met di quanto lo
sarebbe stata Norma Jeane in quella posa. Vedrete, quando vi mostrer la mia ragazza.
Stava innamorandosi? Be'... perdio! Forse s. Forse era anche l'ora. Non poteva
rischiare di farsela soffiare da qualcuno pi intraprendente di lui.
Per Bucky Glazer c'erano due tipi di donne: il tipo tosto e il tipo tenero.
E lui andava pazzo per il tipo tenero. Ossia per quella ragazzina dolce che lo
guardava sgranando gli occhi e dandogli sempre ragione e prendendo per oro
colato qualunque cosa le raccontasse; ovviamente lui ne sapeva molto pi di
lei, sicch era logico che gli desse sempre ragione, e a lui stava benissimo cos;
non gli andavano a genio le donne aggressive, quelle convinte che il modo pi
sexy per flirtare fosse quello di esasperare i poveracci che gli capitavano a tiro,
come faceva Katharine Hepburn nei suoi film. Certo, anche lui qualche volta
trovava eccitante quell'atteggiamento, per la tenerezza di Norma Jeane, la sua
docilit e la sua arrendevolezza lo eccitavano in maniera diversa e pi intensa,
e quella notte si ritrov nel sonno a sussurrarle parole d'amore, a palpare le
lenzuola come se fossero il corpo di lei disteso accanto al suo, a baciarle e carezzarle.
Ti giuro che non ti far male! Sono pazzo di te! Si svegli in piena notte,
turgido di desiderio in quel letto dove dormiva da quando aveva, quanto?,
dodici anni, e che ormai gli andava talmente corto che le caviglie e i piedi
(scarpe misura quarantaquattro) sporgevano di buoni venti centimetri dal bordo
del materasso.  arrivato il momento di avere un letto tutto tuo. Un letto matrimoniale.
Sicch quella notte decise. Tre settimane dopo averla conosciuta. Be', erano
tempi in cui le cose succedevano in fretta. Uno degli zii di Bucky era stato dato
per disperso a Corregidor. Il migliore amico di Bucky, che era stato suo
compagno nella squadra di lotta libera di Mission Hills, adesso era pilota della
marina e faceva incursioni aeree nel sud-est asiatico. Norma Jeane pianse, dicendo
che s, l'avrebbe sposato, che s, avrebbe accettato il suo anello di fidanzamento,
che s, lo amava; e come se non bastasse fece la cosa pi strana che
una ragazza avesse mai fatto, al cinema o nella vita reale: prese nelle proprie tenere
mani le sue grosse mani nocchiute e screpolate, incurante del loro odore
(Bucky lo sapeva, era impossibile raschiar via dalla pelle quella maledetta puzza)
di unguento per imbalsamare, cio una mistura di formaldeide, glicerina,
boro e acido fenico, e se le port al viso e inal proprio quell'odore, come se
fosse un aroma pregiato o le ricordasse un altro odore a lei caro, occhi chiusi e
sognanti e voce ridotta a un sussurro: Ti amo! Adesso la mia vita  perfetta.
Grazie a te, Dio. Grazie. Oh, grazie, Dio. Giuro che non dubiter mai pi di Te
per tutta la vita. Non cercher mai pi di punirmi credendomi rifiutata e non amata.
E la solenne cerimonia nella First Church of Christ, a Mission Hills, California,
si avvi verso la conclusione. Non soltanto tutte le donne presenti in chiesa,
ma anche molti fra i maschi avevano gli occhi umidi. Il torreggiante sposo,
rosso in viso, si chin per baciare la giovane sposa, timido ma trepidante come
un bimbo il giorno di Natale. La abbracci con foga tale che l'abito nuziale le
si arricci tra le scapole e il velo fin sghembo sulla treccia che le incoronava la testa.
Baci sulle labbra la sposa ormai diventata Mrs. Buchanan Glazer, e quelle labbra frementi si socchiusero per lui. Appena un po'.
...
.
...
MOGLIETTINA.
...
.
...
1.
...
.
...
Mai nessuna moglie funzioner con Bucky Glazer. Nessuna.
...
.
...
2.
...
.
...
Voleva diventare perfetta. Bucky meritava la perfezione.
Nell'appartamento al pianterreno di Verdugo Gardens, al 2881 di La Vista Street, Mission Hills, California.
Nei primi sognanti mesi di matrimonio.
Prime nozze, niente di pi dolce al mondo! Sul momento non te ne rendi conto.
C'era una volta una giovane sposa. Una giovane donna di casa. Che rubava
alle faccende domestiche minuti preziosi per scrivere sul suo diario segreto.
Mrs. Bucky Glazer. Mrs. Buchanan Glazer. Mrs. Norma Jeane Glazer.
Niente pi Baker. Ben presto neanche pi il ricordo.
Bucky aveva appena sei anni pi di Norma Jeane, ma sin dalla prima notte,
rannicchiata tra le sue braccia, lei lo aveva chiamato Daddy. Certe altre volte
era Big Daddy, fiero detentore del Big Thing. Lei era Baby, talvolta Baby-Doll, fiera detentrice della Little Thing.
Vergine eccome! Bucky era fiero anche di questo.
Che intesa perfetta!  come se l'avessimo inventato noi, Baby.
Strano pensare che, a sedici anni, Norma Jeane fosse riuscita 11 dove Gladys
era fallita. A trovare un bravo marito innamorato, a sposarsi, a diventare moglie.
Era stato quello a far ammalare Gladys, Norma Jeane lo sapeva: non avere
un marito e non essere amata nell'unico modo che contasse.
Pi ci pensava, e pi Norma Jeane si convinceva che Gladys non era mai
stata sposata. Baker e Mortensen dovevano essere puro frutto della sua fantasia, per risparmiarsi la vergogna.
Persino Nonna Della c'era cascata. Forse.
E strano anche ricordare quel giorno quando Gladys l'aveva portata in
Wilshire Boulevard ad assistere al funerale del grande produttore di Hollywood.
Ad aspettare, col cuore palpitante, che suo padre si facesse avanti. E invece sarebbero passati anni.
Daddy, mi ami?
Baby, sono pazzo di te. Guarda un po' qui quanto mi fai impazzire.
Norma Jeane aveva spedito a Gladys l'invito per le nozze. Impaurita ed eccitata
e ansiosa e bramosa di rivedere la donna che le era madre. Eppure terrorizzata
all'idea che la madre si presentasse alle nozze.
Guarda! E chi diavolo  quella pazza? Sguardi, commenti.
Ovviamente Gladys non si era presentata alle nozze di Norma Jeane. N aveva risposto all'invito, o fatto gli auguri.
Non mi interessa. Perch dovrebbe?
Come aveva detto a Elsie Pirig, era gi pi che sufficiente avere una madre
acquisita, la suocera. Non aveva nessun bisogno di una madre. Mrs. Glazer.
Bess Glazer. Che gi prima delle nozze la pregava di chiamarla Mamma, solo
che a Norma Jeane quella parola le si incagliava nella gola.
Certe volte riusciva a chiamarla Mamma Glazer, ma ci riusciva con una
vocina esile, quasi impercettibile. Gran brava donna, Mamma Glazer, una vera
cristiana. E certo non la si poteva biasimare per come scrutava la nuora. Ti
prego, non odiarmi perch ho sposato tuo figlio. Ti prego, aiutami a essere sua moglie.
Sarebbe riuscita l dove Gladys aveva fallito. Giur a se stessa che ce l'avrebbe fatta.
Adorava quel vigoroso e voluttuoso modo di fare l'amore di Bucky, quel suo
chiamarla tesoro, amore, Baby-Doll, quel suo grugnire e fremere e nitrire come
un cavallo - Baby! Sei la mia puledra! Giddap! - mentre le molle del letto
gemevano come sorci calpestati. E adorava anche il dopo, con Bucky tra le
sue braccia ansimante e madido di quel sudore che lei amava annusare, Bucky
Glazer come una frana crollatale addosso, che la inchiodava al materasso. Un
uomo mi ama. Sono la moglie di un uomo. Per non essere mai pi sola.
Aveva gi dimenticato le paure che l'avevano perseguitata prima del matrimonio.
Che sciocchina, che paure da bambina.
Adesso le donne nubili la invidiavano, e la invidiavano le ragazze senza fidanzato.
Glielo leggeva negli occhi. Che strano effetto! Anelli magici sul dito
medio della mano sinistra. Erano ricordi di famiglia dei Glazer. La fede era di
un oro un po' opaco, consumato dal tempo. Tolta dal dito di una morta. Il
brillante dell'anello di fidanzamento era minuscolo. Ma nondimeno erano
anelli magici che attiravano lo sguardo di Norma Jeane ogni volta che passava
davanti a uno specchio o a una vetrina, per vederli come li vedevano gli altri.
Anelli! Una donna sposata. Una ragazza che qualcuno ama.
Era una dolce e graziosa Janet Gaynor in State Fair, La provinciale, Sunny
Side Up. Era una giovane June Haver, una giovane Greer Garson. Una sorella
di Deanna Durbin e di Shirley Temple. Svanito praticamente nel volgere di
una notte il suo interesse per le dive sofisticate e sexy, per le varie Crawford e
Dietrich, per il ricordo della Harlow con quella sua chioma biondo platino cos
sfacciatamente tinta, fasulla. Per la bellezza fasulla. Il fasullo di Hollywood.
E quella Mae West - grottesca! Una caricatura.
Certo, quelle donne facevano il possibile per piacere. Erano come gli uomini
le volevano. La maggior parte degli uomini. Si vendevano. Quasi come le
prostitute. Solo che il loro prezzo era pi alto, loro erano dive.
Mai e poi mai avr bisogno di vendermi! Non finch qualcuno mi amer.
Stretta fra la gente sul tram di Mission Hills, Norma Jeane notava spesso
con un brivido d'emozione gli sguardi che uomini e donne posavano sulle sue
mani, sui suoi anelli. I loro occhi la identificavano immediatamente come una
donna sposata, e cos giovane! Mai e poi mai si sarebbe tolta quegli anelli.
Come se fossi entrata in paradiso. E senza neanche essere morta.
Ma proprio allora Norma Jeane cominci ad avere un incubo, mai avuto prima
del matrimonio: una persona senza volto (una donna, un uomo?) si chinava
su di lei sdraiata nel letto e paralizzata e incapace di liberarsi, e quella persona
voleva i suoi anelli, ma Norma Jeane rifiutava di sfilarseli, e allora quella
persona le afferrava la mano e cominciava a segarle il dito con un coltello che
sembrava talmente reale che Norma Jeane non riusciva a credere di non provare
dolore, e si svegliava gemendo e scalciando, e allora Bucky, addormentato
accanto a lei quando non era di turno alla Lockheed o all'impresa di pompe
funebri, si svegliava tutto insonnolito e la consolava, la abbracciava e la cullava
tra le sue braccia forti. Su, Baby-Doll. Era soltanto un brutto sogno. Qui c' il tuo Big Daddy che ti protegge. OK?
Ma non sempre era OK, non subito. Certe volte Norma Jeane era troppo
spaventata per riuscire a riprendere sonno, e restava sveglia fino al mattino.
Bucky cercava di essere comprensivo, ed era lusingato dal fatto che la giovane
moglie avesse un cos disperato bisogno di lui, ma nondimeno si sentiva a
disagio. Lui stesso aveva smesso da poco di essere un bambino. Aveva soltanto
ventun anni! E cominciava a scoprire e a temere l'imprevedibilit di Norma
Jeane. Quando l'aveva conosciuta era solare, allegra, radiosa, mentre adesso
quelle notti tormentate gliene mostravano un lato che ignorava. Lo stesso lato
di quei suoi crampi, come Norma Jeane pudicamente definiva le mestruazioni,
autentica e inquietante rivelazione per Bucky, che su quel genere di segreti
femminili era stato accuratamente tenuto all'oscuro, per il suo bene; e invece
eccoti l Norma Jeane che non solo sanguinava (come un maiale sgozzato,
non pot fare a meno di pensare Bucky) dalla vagina, cio proprio l dove
faceva l'amore, e che per due o tre giorni era praticamente fuori uso e inservibile,
sempre sdraiata a letto con il termoforo sulla pancia e, spesso, un panno
bagnato sulla testa (perch aveva anche l'emicrania), ma che per giunta rifiutava
di prendere qualsiasi tipo di medicina, anche soltanto le semplici aspirine
che la madre di Bucky continuava a raccomandarle, e rifiutava con una
testardaggine che a Bucky faceva proprio perdere la pazienza - sei l'unica al mondo
a prendere sul serio quelle stronzate della Christian Science. Per non voleva
litigarci, anche perch sarebbe servito soltanto a peggiorare le cose. Sicch si
sforzava di essere comprensivo, eccome se si sforzava, poich era un uomo
sposato e quindi (stando allo sbrigativo suggerimento datogli dai fratelli pi
grandi, tutti felicemente sposati) era meglio che a quella storia delle mestruazioni,
compreso l'odore, ci facesse il callo. Ma gli incubi erano un altro discorso!
Bucky lavorava molto e quindi si stancava molto e quindi aveva molto bisogno
di riposare - se nessuno lo disturbava era capace di dormire anche per
dieci ore di fila - e invece Norma Jeane lo svegliava in piena notte, Norma
Jeane letteralmente in preda al panico, tutta tremante e con la camicia da notte
zuppa di sudore, talmente atterrita da metter paura anche a lui. Bucky non era
abituato a dormire con qualcuno. Non per tutta la notte. E non ogni notte. E
non con qualcuno imprevedibile come Norma Jeane. Era come se ci fossero
due Norma Jeane, due Norma Jeane gemelle, e certe volte la gemella notturna
prendeva il sopravvento ed era come se l'allegria e la docilit della gemella
diurna non fossero mai esistite, e nemmeno il suo esser pazzo di lei. Bucky la
abbracci, la tenne stretta e sent il suo cuore che batteva all'impazzata. La
sent tra le braccia come un uccellino impaurito, come un colibr. Ma un colibr
che a sua volta stringeva forte, eccome se stringeva forte. Quasi come un
uomo. Nella confusione del dormiveglia, per qualche istante Bucky credette di
essere tornato ai tempi degli incontri di lotta libera al liceo, con l'avversario
che lo stringeva come se volesse stritolarlo.
Daddy, tu non mi lascerai mai, vero? gli chiese Norma Jeane, implorante,
e Bucky, insonnolito: Uh-huh, e Norma Jeane: Giura che non mi lascerai,
e Bucky: Tranquilla, Baby, e, visto che Norma Jeane non si placava, aggiunse:
Ma perch mai dovrei lasciarti, Baby? Ci siamo appena sposati! In quella
frase sembrava esserci qualcosa che non tornava, ma nessuno dei due riusc a
capire esattamente cosa fosse. Norma Jeane si rannicchi addosso a Bucky e gli
avvicin al collo la faccia rovente e rigata di lacrime, in un soffio di talco e capelli
bagnati e puzza d'ascelle e di quello che a Bucky parve panico animalesco,
e gli sussurr: Ma tu me lo giuri, Daddy?, e Bucky bofonchi che s,
glielo giurava, ma adesso per favore potevano tornare a dormire in santa pace?
- e di colpo Norma Jeane scoppi a ridere: Giurin giuretta, se non mantieni
la morte ti aspetta? e tracci con l'indice una croce sul grosso cuore palpitante
di Bucky solleticandogli l'ispido nido di peli che aveva sul cuore, e di colpo
Bucky si svegli, il Big Thing si svegli, e Bucky afferr le dita di Norma Jeane
e finse di voler mangiarle, e Norma Jeane si dimen ridendo e guaendo: No!
Daddy no.r e Bucky la inchiod al materasso e mont sul suo corpo snello, e
cominci a mordicchiarle il seno, a grufolare su quel seno che gli piaceva da
impazzire, leccando e mordicchiando e farfugliando: E invece Daddy s! Perch
Daddy con Baby-Doll fa quello che gli pare, perch Baby-Doll  sua.
Baby-Doll  di Daddy. E anche questo  di Daddy, e questo, e questa."
Ed ero al sicuro quando lui era dentro di me.
Sperando che non finisse mai e poi mai.
...
.
...
3.
...
.
...
Voleva diventare perfetta. Bucky meritava la perfezione.
Preparando da mangiare a Bucky. Bei sandwich doppi, quelli che lui preferiva.
Mortadella, formaggio, senape, e pane bianco con tanta mollica. Prosciutto
piccante. Avanzi di carne e tanto ketchup. Un'arancia di quelle spagnole,
le pi dolci. Una fetta di crostata di ciliegie o una fetta di pan di zenzero
con la salsa di mele. Per via del razionamento sempre pi severo, a cena Norma
Jeane metteva da parte la propria porzione di carne per infilarla l'indomani
mattina nel portavivande di Bucky. Lui non sembrava farci caso, ma Norma
Jeane sapeva che apprezzava il suo sacrificio. Bucky era un ragazzone robusto
che ancora non aveva finito di crescere, e aveva un appetito da cavallo, come
gli diceva scherzosamente Norma Jeane - ma un cavallo particolarmente affamato.
Nel rituale di alzarsi presto per preparargli il pranzo da mettere nel
portavivande c'era qualcosa che la inteneriva, che le faceva venire le lacrime
agli occhi. Tra un involto e l'altro Norma Jeane infilava nel portavivande bigliettini
d'amore guarniti di cuoricini disegnati con l'inchiostro rosso.
Bucky, amore mio, quando leggerai queste parole io star pensando a TE e a quanto TI ADORO.
E: Big Daddy, quando leggerai questo biglietto pensa alla tua Baby-Doll e all'AMORE che ti dar quando tornerai a CASA!
Bucky non resisteva alla tentazione di mostrare quei biglietti ai suoi compagni
di turno alla Lockheed. Specialmente a uno di loro, sul quale Bucky voleva fare
impressione, un ragazzone spavaldo che sognava di fare l'attore e che si
chiamava Bob Mitchum. Ma Bucky era decisamente meno fiero quando nel
portavivande trovava una di quelle strambe poesie di Norma Jeane:
Quando l'amore i nostri cuori fonde, persino gli angeli in cima al mondo ci invidiano.
Che razza di poesia era se non rimava? Cio, se non rimava giusto? Quando
trovava quelle poesie d'amore, Bucky ripiegava il biglietto e non lo mostrava a
nessuno. (In realt finiva per perderle, e spesso feriva la sensibilit di Norma
Jeane dimenticandosi di commentarle.) Nel carattere di Norma Jeane c'era un
aspetto strano, capriccioso, del quale Bucky diffidava. Perch mai invece di accontentarsi
di essere bella e semplice cercava di essere anche profonda? Secondo
Bucky quella sua smania doveva essere in qualche modo collegata agli
incubi e ai suoi problemi femminili. Bucky amava Norma Jeane perch era
una ragazza speciale, ma per certi versi quel suo essere speciale lo turbava. Come
se in realt Norma Jeane stesse solo fingendo di essere la ragazza che lui conosceva.
Quegli improvvisi scoppi di chiacchiera, per esempio, e quella risata
stridula, irritante, e quella curiosit che non si poteva definire altrimenti che
morbosa - quando pretendeva che le raccontasse fin nei minimi dettagli la sua
giornata di lavoro da Mr. Eeley l'imbalsamatore.
Per ai Glazer Norma Jeane piaceva enormemente, e per Bucky questo significava
molto. In pratica aveva sposato Norma Jeane per far piacere alla mamma.
No, nient'affatto: l'aveva sposata perch era pazzo di lei. Eccome! Con una ragazza
cos, che per strada non c'era uomo che non si voltasse a guardarla, pazzo sarebbe
stato a non sposarla! E per giunta in quell'anno di matrimonio si era rivelata
un'ottima moglie. Era come se la loro luna di miele non fosse mai finita. La
domenica mattina Norma Jeane compilava diligentemente il menu per l'intera
settimana e lo mostrava a Bucky per farselo approvare. Trascriveva meticolosamente
le ricette suggerite da Mrs. Glazer e ne ritagliava di nuove da Ladies' Home
Journal, Good Housekeeping, Family Circle e da tutte le altre riviste
femminili che Mrs. Glazer le passava dopo averle lette. Persino quando aveva mal
di testa dopo un'intera giornata passata a lavare biancheria e a sbrigare le faccende
di casa, Norma Jeane non mancava mai di fermarsi a guardare con occhi adoranti
il suo bel maritino che divorava le pietanze che lei gli aveva amorevolmente
preparato. La verit  che non hai granch bisogno di Dio quando hai un marito.
Pietanze che erano come preghiere: polpettone con tocchi di cipolla rossa e peperoni
verdi, guarnito con un velo di ketchup e pangrattato che dopo mezz'ora di
forno si trasformava in una bella crosta croccante. Stufato di manzo (solo che ormai
in giro si trovava solo del terribile manzo grasso e pieno di cartilagine) con
patate e verdure miste (solo che con le verdure doveva andarci piano, perch a
Bucky non piacevano) e un sughetto di carne bello corposo (arricchito con farina),
ideale per intingerci il pane di grano di Mamma Glazer. Pollo impanato
fritto, con pur di patate. Panini con Wurstel, pieni di senape. Ovviamente
Bucky andava pazzo per gli hamburger e i cheeseburger, che Norma Jeane, le rare
volte che riusciva a trovare la carne adatta, guarniva con patate fritte ed ettolitri
di ketchup. (Mamma Glazer aveva avvisato Norma Jeane del rischio che Bucky,
non trovando abbastanza carichi di ketchup i piatti che lei gli preparava, si servisse
da s alla propria maniera, cio capovolgendo sul piatto la bottiglia e scuotendola
con tanta energia da far sgorgare di colpo met del contenuto!)
Poi c'erano pietanze che Bucky non amava molto, ma di cui, se aveva fame
- e Bucky aveva sempre fame - si rimpinzava quasi con lo stesso entusiasmo
con cui si rimpinzava di quelle che amava: il tonno, i maccheroni col formaggio
grattugiato, i toast con la crema di salmone, il pollo disossato con salsa
e patate e cipolle e carote. E poi c'erano il pudding alla tapioca, il pudding al
cioccolato, i marshmallows con la gelatina di frutta, le crostate di frutta, i biscotti
al burro, il gelato. Se soltanto non ci fossero stati la guerra e il razionamento!
Carne, burro e zucchero erano sempre pi difficili da trovare. Bucky
sapeva che non era colpa di Norma Jeane, eppure, viziato com'era, sembrava
che la ritenesse responsabile: quando il vitto non  soddisfacente l'uomo incolpa
la donna, cos come la incolpa quando a non essere soddisfacente  il
sesso; cos andava il mondo, e Norma Jeane Glazer, sposa da meno di un anno,
lo sapeva per istinto. Per, quando era contento dei pranzetti di Norma
Jeane, Bucky lo manifestava con un entusiasmo tale che per lei era un vero
piacere guardarlo mangiare, esattamente come tanto tempo prima (cos sembrava:
in realt non erano passati che pochi mesi) aveva guardato con piacere
Mr. Haring leggere le sue poesie ad alta voce, e persino quando le leggeva in
silenzio. Ecco l il suo Bucky seduto a tavola in cucina, che mangiava di gusto
con la testa china sul piatto e un velo umido sulla pelle del bel volto maschio.
Appena tornava dal lavoro, prima di sedersi a tavola Bucky andava a lavarsi la
faccia e le mani e si ravviava i capelli dopo averli bagnati un po'. Poi si toglieva
gli abiti sporchi e sudati e si infilava una maglietta fresca di bucato e un
paio di pantaloni di tela, o talvolta semplicemente un paio di boxer. Quant'era
virile Bucky Glazer! - di una virilit che per Norma Jeane era quasi esotica.
Con certi tipi di luce, la sua bella testa le sembrava modellata nella creta, cos
come quel mento cos forte e squadrato, e poi i muscoli della mascella che
guizzavano sotto la pelle, la bocca da ragazzo e quei begli occhi color nocciola,
schietti e sinceri - pi belli, pens Norma Jeane con un senso di mancamento,
di quelli di qualunque uomo avesse mai visto non sullo schermo. Eppure
un giorno Bucky Glazer avrebbe detto di lei, della sua prima moglie: La
povera Norma Jeane ce la metteva tutta, ma in cucina era proprio un disastro,
rovinava tutto con ettolitri di ketchup e senape, e qualunque cosa facesse sapeva
sempre e solo di formaggio e carote. Avrebbe detto, senza rimpianti: Non ci
amavamo; eravamo troppo maledettamente giovani per essere davvero marito e moglie.
Faceva il bis, di tutto. E quando qualcosa gli piaceva in maniera particolare faceva il bis del bis.
Amore, questa roba  veramente de-li-ziosa. Sei proprio una cannonata.
Afferrandola tra le braccia muscolose prima che lei avesse anche solo il tempo
di mettere i piatti nel lavello, con lei che trasaliva impaurita come se per un
istante avesse dimenticato chi era quel ragazzone smanioso che la sollevava tra
le braccia ruggendo: Adesso sei mia, Baby! La portava in camera da letto,
a passi cos pesanti da far tremare l'impiantito - certamente i vicini li avrebbero
sentiti, certamente Harriet e le sue amiche dell'appartamento a fianco avrebbero
capito cosa si accingevano a fare i due sposini -, lei con le braccia strette
intorno al collo di lui quasi stesse per annegare, e il respiro di Bucky che si faceva
rapido e potente come quello di uno stallone; e, ansimando, Bucky rideva,
rideva perch Norma Jeane gli stava facendo una presa al collo come in un
incontro di lotta libera, e poi scalciava e si dimenava quando alla fine e con un
grido di trionfo lui la sbatteva sul materasso e le sbottonava la vestaglia
o le sfilava il maglioncino e si avventava a grufolare sul suo bel seno nudo, liscio e sodo,
e sui capezzoli bruni che sembravano gelatine di frutta, e sul ventre bombato
e ricoperto di fine peluria biondastra sempre cos calda, e poi pi sotto
sul pelo color noce, riccio e umido e soffice, sorprendentemente folto per una
ragazzina di quell'et. Oh Baby-Doll. Ohhh. Spesso Bucky era cos eccitato
che se ne veniva tra le gambe di Norma Jeane, ma era anche un rudimentale
sistema di contraccezione per quando non si era dato il tempo di infilarsi un
preservativo, giacch anche nella foga della passione il saggio Bucky Glazer
stava sempre attento a non fare la sciocchezza di mettere incinta la moglie. E,
anche qui come uno stallone, tornava duro nel giro di qualche minuto, sangue
rovente pompato dentro il Big Thing come da un rubinetto aperto. Aveva insegnato
a fare l'amore alla mogliettina adolescente, e lei era stata un'allieva
dapprima docile e poi entusiasta, e certe volte, Bucky doveva proprio ammetterlo,
la foga di lei gli faceva un po' paura, solo un po' voleva talmente tanto da
me e da lui: amore. Si baciavano, si coccolavano, si solleticavano, si infilavano
l'un l'altro la lingua nelle orecchie. Si abbracciavano e si stringevano. Quando
Norma Jeane sgusciava gi dal letto e tentava di scappare, Bucky balzava in
piedi e si esibiva in un placcaggio inesorabile - T'ho acchiappata, Baby! La
prendeva tra le braccia e la scagliava sul letto, sulle lenzuola sgualcite, gridando,
ridendo, ansimando, e gemendo, e Norma Jeane gemeva anche lei, e piangeva,
s, e al diavolo quei ficcanaso dei vicini accanto o al piano di sopra o che
si trovassero a passare per strada davanti alla finestra. Erano marito e moglie,
no? Si erano sposati o no al cospetto di Dio? Si amavano, no? Avevano s o no
il diritto di fare l'amore tutte le sante volte che gli veniva voglia? Altroch se ce l'avevano!
Era una ragazza dolce ma troppo emotiva. Aveva un bisogno continuo di amore.
Era immatura e incostante, e purtroppo lo ero anch'io; eravamo troppo giovani.
Se fosse stata pi brava in cucina e meno emotiva, forse avrebbe potuto funzionare.
...
.
...
4.
...
.
...
A Mio Marito
Il mio amore per te  profondo. Pi profondo del mare.
Senza te, amore mio, smetterei di vivere.
Gi nell'inverno del '42, con le cattive notizie che arrivavano dal fronte in Europa
e nel Pacifico, Bucky Glazer era inquieto, parlava di arruolarsi in marina
o nei marines. Dio ha dato agli USA il primato sul mondo per una ragione
ben precisa. E noi dobbiamo far fronte alle nostre responsabilit.
Norma Jeane lo guardava con un sorriso luminoso e vacuo.
Quanto prima avrebbero cominciato a chiamare sotto le armi i coniugati
senza prole. Tanto valeva arruolarsi senza aspettare la chiamata, no? Bucky lavorava
quaranta ore la settimana alla Lockheed pi una o due mattine la settimana
alla McDougal Funeral Home aiutando Mr. Eeley. (Per  proprio strano:
in questo periodo si muore molto meno. I giovani sono partiti a migliaia
per il fronte, e i vecchi tengono duro per vedere come va a finire la guerra.)
La sua esperienza come imbalsamatore poteva tornargli utile nei servizi dell'esercito.
idem i suoi trascorsi di lottatore, giocatore di football e velocista: al liceo,
Bucky Glazer era stato un campione in quasi tutti gli sport, sicch poteva
rendersi utile nell'addestramento delle reclute. E poi se la cavava bene con la
matematica, quantomeno con quella che insegnavano al liceo, e con le radio, e con le carte geografiche. Ogni sera ascoltava con religiosa attenzione il notiziario
bellico e leggeva da cima a fondo il "Los Angeles Times". Nei week end
portava Norma Jeane al cinema, perlopi a vedere i vari aggiornamenti di
The March of Time. Sulle pareti dell'appartamento aveva incollato carte
geografiche dell'Europa e del teatro operativo nel Pacifico, e andava piantando
spilli colorati nelle aree dov'erano di stanza persone che conosceva - amici, parenti.
Non parlava mai di conoscenti dati per dispersi o morti o catturati dal
nemico, ma Norma Jeane sapeva che ci pensava spesso.
In occasione del Natale 1942, un cugino di Bucky arruolato nell'esercito gli
sped come souvenir da Kiska, una delle Isole Aleutine, il teschio di un giapponese.
Che sorpresa! Aperto il pacco e sollevato tra le mani il teschio come se
fosse un pallone da basket, Bucky emise un lungo fischio e chiam Norma
Jeane per mostrarglielo. Norma Jeane arriv di corsa in cucina, e guard. Fu l
l per svenire. Cos'era quella roba orrenda? Una testa? Una testa umana? Una
lustra, calva, spellata, orribile testa umana?  un teschio di muso giallo. Formidabile,
disse Bucky. Un'eccitazione tutta infantile gli aveva tinto di rosso la
faccia. Infil le dita nelle enormi orbite del teschio. Anche il buco del naso,
cos frastagliato, sembrava mostruosamente largo. Nella mascella superiore rimanevano
tre o quattro denti ingialliti, mentre quella inferiore mancava del
tutto. Elettrizzato e invidioso, Bucky disse pi volte: Ges! Il vecchio Trevor
si  rifatto di tutta la polvere che gli ho fatto mangiare al liceo. Norma Jeane
sorrideva con quel suo sorriso luminoso e vacuo, come se non avesse afferrato
il senso di una barzelletta o non volesse riconoscere di averlo afferrato, come
quando i Pirig e i loro amici raccontavano barzellette sconce apposta per farla
arrossire, senza riuscirci. Sentiva e comprendeva l'eccitazione del marito, e non voleva rovinargli la festa.
Hirohito fu sistemato nel soggiorno, in bella vista sul ripiano del mobile-
radio RCA Victor. Bucky ne era fiero come se quel bottino di guerra se lo fosse
conquistato lui in persona, nelle Aleutine.
...
.
...
5.
...
.
...
Voleva diventare perfetta. Bucky meritava la perfezione.
Ed era un tale perfezionista! Non gli sfuggiva mai nulla.
Ogni mattina Norma Jeane puliva da cima a fondo il loro appartamentino
al pianterreno di Verdugo Gardens. Tre modestissimi vani, tutt'altro che spaziosi,
e un bagno largo quanto bastava per contenere vasca e lavandino e cesso,
e quegli spazi che aveva in consegna li puliva con la dedizione e il fervore di
una missionaria. Nelle sue orecchie non risuonava alcuna eco ironica a Mai
nessuna moglie funzioner con Bucky Glazer. Nessuna. Per lei lavorare nella casa
che le era stata affidata e per l'uomo che gliel'aveva affidata non era tanto un
lavoro quanto un privilegio sacro e un dovere. La casa santificava qualunque
sacrificio e qualunque sforzo. Tra i Glazer, accomunati da un non ben chiaro
ma nondimeno tenace fervore cristiano, era opinione comune che nessuna
donna, specialmente se maritata, dovesse lavorare fuori di casa. Persino durante
la Depressione, quando alcuni di loro (Bucky, imbarazzato e pieno di
vergogna, non era sceso nei particolari, e Norma Jeane non aveva osato approfondire)
erano stati costretti ad abitare in una casa mobile nella San Fernando
Valley, persino allora lavorare era rimasto prerogativa dei membri maschi
della famiglia, tra i quali anche i bambini sotto i dieci anni, compreso il povero Bucky.
Il fatto che le donne dei Glazer non dovessero lavorare fuori di casa era
una questione di orgoglio, di orgoglio virile. Ingenuamente, Norma Jeane
chiese a Bucky: Anche adesso che c' la guerra? La sua domanda fluttu nell'aria, inascoltata.
Mia moglie? Mai e poi mai!
Sapersi voluta da un uomo significa sapere io esisto! L'espressione degli occhi.
L'indurirsi del cazzo. Anche se non vali niente, sei voluta.
Anche se tua madre non ti ha voluta, sei voluta.
Anche se tuo padre non ti ha voluta, sei voluta.
La verit fondamentale della mia vita, verit autentica o caricatura di verit
che fosse: finch un uomo ti vuole, sei salva.
Con maggior vividezza di quanto ricordasse la torrida presenza del giovane
marito nel loro piccolo appartamento, un giorno Norma Jeane avrebbe ricordato
le lunghe e appaganti ore del mattino stirarsi fino al primo pomeriggio in
quel luogo di ombreggiato e quasi segreto isolamento, bench non certo tranquillo
(giacch Verdugo Gardens era un posto rumoroso, quasi come un mercato,
con bambini che strillavano per strada e neonati che frignavano negli appartamenti
vicini e radio col volume al massimo, pi alto ancora di quello della
radio di Norma Jeane), e durante quelle ore gli scanditi, ripetitivi, ipnotici
piaceri del lavoro domestico. Il repentino adattarsi del cervello animale al ritmo
dell'utensile di turno: battitappeto, scopa, strofinaccio, pagliette per le stoviglie.
(I giovani coniugi Glazer non potevano ancora permettersi un aspirapolvere.
Ma Bucky l'aveva promesso: presto gliene avrebbe comprato uno!)
Nel soggiorno c'era un tappeto rettangolare grande all'incirca due metri per
tre, blu reale, fondo di magazzino acquistato per otto dollari e novantotto, sul
quale Norma Jeane stava passando il battitappeto rapita in una sorta di estasi.
Ogni singola traccia di sporco era per lei un brivido d'eccitazione: un attimo 
l, marchio d'infamia, e l'attimo dopo non c' pi! Norma Jeane sorrideva.
Forse ripensava a una Gladys in stato di grazia, di umore vago e quasi affettuoso,
mentre sbrigava questa o quella faccenda (rigorosamente non domestica),
drogata ma in realt pi che drogata, giacch ormai Norma Jeane aveva capito
che il cervello della madre generava una droga specifica e tutta sua. Lasciarsi
completamente assorbire dal gesto. Diventare tutt'uno con l'azione che stai
eseguendo. Qualunque essa sia: il prodigio che ho davanti a me spingendo avanti
e indietro il battitappeto, avanti e indietro. E poi, in camera da letto, un tappeto
pi piccolo, ovale. Cantando le canzoni trasmesse da una celebre stazione
radiofonica di Los Angeles. La sua voce era morbida, gracile, stonata, contenta.
Ramment le lezioni di Jess Flynn e sorrise pensando ai progetti grandiosi
di Gladys, alla sua illusione di vedere un giorno lei, Norma Jeane, cantare in
pubblico! Buffo ricordo, come quello delle lezioni di piano di Clive Pearce.
Quel poveraccio che trasaliva e cercava di sorridere mentre lei suonava o cercava
di suonare. Ma poi una fitta di vergogna nel rammentare un assai pi recente
tentativo frustrato, quello di farsi accogliere nella compagnia teatrale degli
studenti, l'audizione per l'allestimento di un dramma - cos'era? - Piccola
citt. A quel ricordo era pi difficile sorridere. Gli sguardi di scherno, il tono
di superiorit del professore. Temo che Mr. Thomton Wilder non sarebbe
d'accordo. Quell'uomo aveva proprio ragione! Adesso la passione di Norma Jeane
era il battitappeto, regalo di nozze di una delle zie di Bucky. Le avevano regalato
anche una scopa di filacce col manico di legno e lo strizzatoio e un secchiello
di plastica verde, altro prezioso dono di una parente di Bucky. Utensili
per aiutarla nella missione di diventare perfetta. Pass lo strofinaccio e lustr
lo sbiadito pavimento di linoleum nel bagno. Con la paglietta Dutch Boy
sfreg freneticamente e diligentemente lavandino, vasca, mensole e cesso. Che
in parte non sarebbero mai venuti puliti, nemmeno quasi-puliti. Irrimediabilmente
imbrattati dai precedenti inquilini. Tolse con grazia le lenzuola dal letto,
per arieggiare materasso e cuscini. Ogni settimana portava la biancheria
al Laundromat pi vicino. Tornava con i capi ancora bagnati, che appendeva
ad asciugare nel cortile interno del bungalow. Adesso la passione di Norma
Jeane era stirare, era rammendare. Con le sue cose Bucky  un vero disastro,
come Bess Glazer aveva solennemente avvertito la nuora, e Norma Jeane faceva
fronte a quella sfida con infaticabile zelo e ottimismo, rammendando calzini,
camicie, pantaloni, canottiere, boxer. Al liceo aveva imparato a lavorare a
maglia per le vittime dei bombardamenti in Gran Bretagna, e adesso, quando
aveva tempo, si dedicava a una sorpresa che stava preparando per il suo maritino,
un maglione verde muschio lavorato su un disegno datole da Mrs. Glazer.
(Norma Jeane non avrebbe mai completato quel maglione, mai contenta di
come veniva e sempre l a disfare il lavoro appena fatto.)
Quando Bucky era al lavoro, Norma Jeane copriva il teschio del giapponese
con un foulard. Poco prima che rincasasse, toglieva il foulard. Cosa c' qui
sotto? - le domand un giorno Harriet, sollevando il foulard prima che Norma
Jeane riuscisse a metterla in guardia. Quando Harriet vide di che si trattava,
arricci il naso rincagnato. Ma si limit a ricoprire il teschio con il foulard.
Cristo Santo. Un altro!'
Ma la vera passione, e che passione!, di Norma Jeane era spolverare le
fotografie incorniciate in bella mostra nel soggiorno. Perlopi erano foto del matrimonio,
colori vivaci e lustre cornici di ottone. Sposati da meno di un anno,
Bucky e Norma Jeane avevano gi accumulato una gran quantit di bei ricordi.
Segno di felicit duratura? Norma Jeane era rimasta sorpresa dal numero di
foto di famiglia che aveva visto a casa dei Glazer, orgogliosamente esibite su
qualsiasi superficie acconcia. Nonni e bisnonni e forse perfino trisnonni di
Bucky, e tanti di quei bambini! Grazie a quelle immagini, Norma Jeane aveva
scoperto con gioia di poter ricostruire l'esistenza di Bucky a partire dalla sua
prima apparizione ufficiale in qualit di neonato paffuto tra le giovani braccia
di Bess Glazer, nel 1921, e sino alla sua attuale stazza di giovane toro. Dolce
prova dell'esistenza di Bucky Glazer e dell'affetto di cui godeva! Dalle sue sporadiche
visite a casa delle compagne di liceo, Norma Jeane ricordava come anche
loro e i loro genitori esibissero orgogliosamente immagini di se stessi incorniciate
su pianoforti, mensole, tavoli e pareti. Persino Elsie Pirig conservava
qualche foto dei Pirig in versione giovane e felice. Fu un duro colpo rendersi
conto che soltanto Gladys non aveva mai avuto neppure una singola foto da
incorniciare e mettere in mostra, tranne quella dell'uomo che sosteneva essere il padre di Norma Jeane.
Norma Jeane sorrise. Probabilmente l'aveva presa nell'ufficio stampa dello
Studio. La foto di un uomo che forse Gladys conosceva a stento.
Non mi interessa. Perch dovrebbe?
Adesso che era una donna sposata, Norma Jeane non pensava quasi mai al
padre perduto, n al Principe Misterioso. Quasi mai pensava a Gladys, ed era
comunque un pensarla vago, era il pensare a un lontano parente afflitto da
una malattia cronica. Che bisogno c'era?
Le foto incorniciate erano una dozzina. Molte erano state scattate sulla
spiaggia, con Bucky e Norma Jeane in costume da bagno che guardavano l'obbiettivo
e si cingevano la vita; poi Bucky e Norma Jeane con alcuni amici di
Bucky a un barbecue; poi Bucky e Norma Jeane in posa davanti alla Packard
1938 appena acquistata da Bucky. Ma quelle che pi di tutte affascinavano
Norma Jeane erano le foto del matrimonio. La giovane sposa felice nel suo
abito di raso bianco, con quel sorriso abbacinante, e il giovane sposo in giacca
da smoking e cravattino, i capelli ravviati sulla fronte e il profilo bello come
quello di Jackie Coogan. Tutti si erano stupiti davanti alla bellezza degli sposi,
e al loro amore. Persino il prete si era commosso. Eppure avevo una gran paura.
Ma nelle foto non si vede mai. In estasi, Norma Jeane era stata condotta all'altare
da un amico dei Glazer (poich Warren Pirig si era rifiutato di presenziare
alle nozze), con il ventre stretto in una morsa incandescente e il sangue che
pompava furioso nelle orecchie. Giunta all'altare, vacillando un po' su quelle
scarpe coi tacchi alti che le davano il tormento (acquistate per pochi soldi nel
negozio di scarpe usate, per piccole, mezza misura in meno rispetto alla sua)
e sorridendo con quel suo sorriso dolce, aveva aspettato che l'officiante della
Church of Christ finisse di snocciolare la sua tiritera, e mentre lo ascoltava
aveva pensato che quella scena Groucho Marx l'avrebbe recitata con pi slancio,
dimenando le sue ridicole sopracciglia posticce. Vuoi tu, Norma Jeane,
prendere quest'uomo... ? Non aveva la minima idea di cosa significasse quella
domanda. Allora si era voltata, o forse l'aveva fatta voltare Bucky con un colpetto
del gomito, e aveva visto Bucky Glazer impalato accanto a lei come un
complice, che si leccava nervosamente le labbra, e finalmente era riuscita a rispondere
con un sussurro alla domanda del prete, S-st, e poi era stato il turno
di Bucky, che aveva risposto stentoreamente, con una voce che aveva riempito
la chiesa: Certo che lo voglio! A. quel punto avevano armeggiato con le fedi, ma
senza grossi problemi, anche perch Mrs. Glazer, previdente come al solito, le
aveva raccomandato di trasferire nell'altra mano l'anello di fidanzamento, sicch
Norma Jeane era riuscita a infilare agevolmente nella fede il dito gelido, e
anche quella parte di cerimonia era filata liscia. Avevo una tale paura! Avrei voluto scappare via. Ma dove?
Un'altra delle sue foto preferite ritraeva gli sposi che tagliavano il
dolce nuziale. Era stata scattata durante il ricevimento, in un ristorante di Beverly
Hills. La manona di Bucky sopra le affusolate dita di Norma Jeane sul manico
del lungo coltello, ed entrambi quei bei ragazzi che sorridevano al fotografo
nel bagliore del flash. A quel punto Norma Jeane aveva gi bevuto un
bicchiere di champagne, era la sua prima volta!, mentre Bucky ne aveva bevuto
pi d'uno, sia di champagne sia di birra. C'era una foto degli sposi che
ballavano, e c'era una foto della Packard di Bucky addobbata con ghirlande
di fiori di carta crespata e la scritta OGGI SPOSI, e gli sposi affacciati al finestrino
che salutavano gli invitati. Di quelle, e di altre foto del matrimonio, Norma
Jeane aveva spedito le copie a Gladys all'ospedale psichiatrico di Norwalk.
Accompagnate da un brioso e cordiale messaggio scritto su carta da lettera a fiori:
Mamma, sono rimasti tutti molto dispiaciuti per la tua assenza. Comunque
non preoccuparti, perch hanno capito che non potevi.  stato il pi meraviglioso,
meraviglioso giorno di tutta la mia vita.
Gladys non aveva risposto, ma Norma Jeane non si era aspettata una risposta.
Non mi interessa. Perch dovrebbe?
Prima di quel giorno non aveva mai bevuto champagne. In quanto Scientista
era contraria agli alcolici, ma il matrimonio  un'occasione speciale, no?
Davvero delizioso lo champagne, davvero magico quel pizzicore nel naso, poi
per non le era affatto piaciuta la sensazione di vuoto alla testa, e l'incapacit
di controllarsi, e quel ridere per qualsiasi sciocchezza o anche per niente.
Bucky si era sbronzato di champagne e birra e tequila, e mentre ballavano le
vomit addosso di getto, senza che lei avesse il tempo di scostarsi, e le inzupp
la gonna del bell'abito nuziale di raso bianco. Fortunatamente Norma Jeane si
era portata il cambio, avendo previsto di mettersi un vestito meno impegnativo
prima di partire con Bucky per la luna di miele in un albergo di Morro
Beach. Rapida ed efficiente, Mrs. Glazer accorse con dei tovaglioli bagnati e
sfreg la stoffa fino a cancellare quasi del tutto la macchia maleodorante. Sibilando:
Bucky! Vergognati. Proprio sul vestito di Lorraine. Farfugliando qualche
parola di scusa, Bucky si dichiar pentito e venne prontamente perdonato.
La baldoria riprese. L'orchestrina ricominci a suonare, rumorosamente. Adesso
Norma Jeane si era tolta le scarpe e si era rimessa a ballare con il marito.
Don't Get Around Much Anymore - This Can't Be Love - The Girl That I
Marry. Scivolando in mezzo alla pista da ballo, scontrandosi con le altre coppie
di ballerini, continuando a ridere per qualsiasi sciocchezza e anche per
niente. Il flash del fotografo crepitava senza sosta. Ci fu un tripudio di coriandoli,
di riso, di palloncini. Alcuni compagni di liceo di Bucky lanciarono in
aria palloncini pieni d'acqua, uno dei quali si abbatt su Bucky e gli infradici
lo sparato della camicia. Vennero servite porzioni di crostata di fragole con
panna montata. A Bucky sfugg di mano il cucchiaio, e uno gnocco di fragole
e panna and a spiaccicarsi sulla gonna dell'abito di lino bianco che Norma
Jeane aveva appena indossato. Bucky, per l'amor del cielo." Mrs. Glazer era
indignata, ma tutti gli altri (compresi gli sposi) ridevano a crepapelle. Ripresero
le danze. In una torrida e gioiosa ressa di odori. Tea for Two - In th Shade
of the Old Apple Tree Beguine the Beguine. Tutti applaudirono quando Bucky
Glazer, faccia lustra come un coprimozzo cromato, si ciment addirittura in
un tango! Peccato che tu non sia potuta venire al mio matrimonio. Pensi che me
ne freghi qualcosa? - ti sbagli di grosso. Bucky e Joe, il fratello maggiore, stavano
ridendo. Elsie Pirig, in abito di taffet verde acido, col rossetto tutto sbavato,
stava stringendo la mano a Norma Jeane, stava salutandola dopo averle strappato
la promessa di una telefonata l'indomani e di una visita con Bucky al
rientro dai loro quattro giorni di luna di miele. Norma Jeane le stava chiedendo
per la seconda volta come mai Warren non fosse venuto al matrimonio, anche
se Elsie le aveva gi spiegato che era per questioni di lavoro - Ti manda
tanti tanti auguri, tesoro. Ci mancherai molto, lo sai. Anche Elsie si era tolta
le scarpe, ed era pi bassa di Norma Jeane di buoni cinque centimetri. Di colpo
si alz sulla punta di piedi per baciare Norma Jeane, sulle labbra, con trasporto.
Norma Jeane non aveva mai ricevuto un bacio simile da una donna. Si
ritrov a implorarla: Zia Elsie, stanotte posso venire a dormire a casa vostra?
Solo un'altra notte. Potrei dire a Bucky che non ho ancora finito di imballare
le mie cose. Eh? Su, ti prego! Elsie scoppi a ridere, come se quella fosse una
battuta, e sospinse Norma Jeane verso il marito. Era il momento del congedo,
il momento in cui gli sposi dovevano montare in macchina e partire alla volta
dell'albergo dove avrebbero trascorso la luna di miele. Bucky non stava affatto
ridendo con Joe, ci stava litigando. Joe cercava di strappargli di mano le chiavi
della Packard, e Bucky urlava: Sono perfettamente in grado di guidare. Cazzo, sono un uomo sposato!
Il viaggio sulla litoranea fu un po' angosciante. La nebbia che si levava dall'oceano
scarrocciava sulla superstrada, e la Packard si spostava nella carreggiata
opposta al senso di marcia. Norma Jeane era nuovamente lucida, e aveva
poggiato la testa sulla spalla di Bucky, per poter afferrare il volante in caso di pericolo.
Raggiunsero il Loch Raven Motor Court mentre il sole spariva nell'oceano
ammantato di nebbia, e Norma Jeane aiut Bucky a scendere dalla Packard
ancora piena di allegri festoni, ed entrambi barcollarono verso l'appartamento
prenotato da Bucky, qua e l scivolando sulla ghiaia del vialetto e rischiando di
rovinare a terra. L'appartamento puzzava di insetticida, e sul copriletto c'era
un gran viavai di zanzaroni grossi quanto un'unghia. Ehil, questi sono innocui,
disse allegramente Bucky mentre li spiaccicava col pugno, quelli pericolosi
sono gli scorpioni. E i ragni fulvi. Un morso nel culo, e sei fritto! Rise
fragorosamente. Doveva andare al cesso. Norma Jeane gli cinse la vita col braccio
e lo accompagn in bagno. Era terribilmente imbarazzata. Il primo impatto
visivo con il pene del marito, che fin l aveva soltanto sentito, sentito
premere o sfregare contro di lei, la turb, gonfio com'era d'urina che spruzzava e
schizzava nella tazza del cesso. Norma Jeane chiuse gli occhi. Solo la Mente 
reale. Dio  amore. L'amore risana. Di l a poco quello stesso pene veniva spinto
dentro Norma Jeane, dentro l'angusto spacco di un'apertura tra le sue cosce.
Bucky alternava metodo e foga. Ovviamente Norma Jeane era stata preparata
all'evento, quantomeno in teoria, e in effetti, esattamente come Elsie aveva
previsto, il dolore non era molto pi intenso di quello dei crampi mestruali.
Solo che era pi aguzzo, come la punta di un cacciavite. Torn a chiudere gli
occhi. Solo la Mente  reale. Dio  amore. L'amore risana. C'era del sangue sulle
strisce di carta igienica che Norma Jeane aveva meticolosamente steso sotto di
s, ma era un bel sangue acceso, vivo, non quello bruno e fetido delle mestruazioni.
Se almeno avesse potuto farsi un bagno! Immergersi in una vasca colma
di acqua bollente! Ma Bucky era impaziente, Bucky voleva ricominciare daccapo.
Aveva in mano un preservativo dall'aspetto frusto che continuava a sfuggirgli
dalle dita, e imprecava a colpi di Perdio, con la faccia rossa ed enfia come
un palloncino gonfiato fin quasi a farlo scoppiare. Norma Jeane era troppo
imbarazzata per poterlo aiutare con il preservativo, quella era soltanto la sua
prima notte di nozze e non le riusciva di smettere di tremare e rabbrividire ed
era confusa davanti a quel loro essere nudi - era tutto cos diverso da come l'aveva
immaginato - nudi e a disagio nei confronti delle rispettive nudit. Era
diverso dal suo essere nuda davanti allo specchio. Era diverso dall'esser nudi
come se l'era immaginato. Era un esser nudi goffo, sudaticcio, appiccicoso.
Era una ressa. Come se in quel letto ci fosse qualcun altro oltre lei e Bucky. Per
tutti quegli anni si era emozionata a vedere l'Amica Magica nello specchio, e
aveva sorriso e ammiccato a se stessa, muovendosi come Ginger Rogers al ritmo
della musica che sentiva in testa ma, a differenza di Ginger Rogers, senza
aver bisogno di un partner per poter ballare e ballando sentirsi felice. Adesso
invece era tutta un'altra cosa. Stava succedendo tutto troppo velocemente.
Non c'era modo di vedersi per riuscire a capire cosa stesse succedendo. Peccato
non essere sopra di lui, almeno avrebbe potuto rannicchiarsi tra le sue braccia
e dormire, dormire, dormire, e magari sognare il matrimonio e lui. Tesoro,
mi aiuti? Ti prego. Bucky la baciava ripetutamente, la baciava digrignando
i denti come se stessero discutendo e lui avesse un diritto da far valere. L accanto,
da qualche parte l accanto, onde scrosciavano sulla spiaggia con un rumore
che sembrava un applauso beffardo. Cristo, tesoro, ti amo da morire. Sei
cos bella, cos dolce, cos tenera. Su, aiutami. Il letto ondeggi. Il materasso
gibboso scivol su un fianco e cominci a scivolare, pericolosamente. Norma
Jeane infil sotto di s un'altra manciata di carta igienica, ma Bucky non ci
bad. Norma Jeane squitt e si mise a ridere, ma Bucky non aveva voglia di ridere.
Uno degli ultimi consigli di Elsie Pirig era stato La cosa pi importante :
tieniti alla larga. Norma Jeane le aveva risposto che non suonava molto romantico
ed Elsie aveva ribattuto seccamente E chi ha detto che lo ? Ma adesso
Norma Jeane cominciava a capire. In quell'affannato fare l'amore di Bucky
c'era una strana impersonalit, non aveva niente a che fare con il loro avido,
torrido, prolungato sbaciucchiarsi e pomiciare dell'ultimo mese. Norma
Jeane avvertiva tra le gambe una crescente sensazione di bruciore, sulle cosce
di Bucky vedeva sbaffi di sangue; per quella notte poteva bastare, no? - ma
Bucky non aveva nessuna voglia di smettere. Preservativo o no, era riuscito
daccapo a schiaffarsi nella fessura tra le sue cosce, stavolta un po' pi a fondo,
e scuoteva il letto, e gemeva, e di colpo rincul come un cavallo colpito in pieno
galoppo. Gli si contrasse il viso, gli si strabuzzarono gli occhi nelle orbite.
Dalle labbra gli sfugg un suono a met tra un nitrito e un guaito - Ge-r.
E si abbatt, tra le braccia di Norma Jeane, in un profondo sonno ronfante.
Norma Jeane strizz gli occhi per il dolore e cerc di sistemarsi in una posizione
pi comoda. Eccome se quel letto era troppo piccolo. Eppure era un letto
matrimoniale. Carezz teneramente la fronte sudata di Bucky, le sue spalle
muscolose. La lampada sul comodino era accesa, e la luce le feriva gli occhi
stanchi, ma per arrivare con la mano a spegnerla avrebbe dovuto disturbare il
sonno di Bucky. Oh, se almeno avesse potuto farsi un bagno! Non voleva altro,
soltanto un semplice bagno. E risolvere il problema di quel lenzuolo aggrovigliato
e umido sotto di loro. Pi volte, nel corso della lunga notte che infine
sfoci nel 20 giugno del 1942 e in un'opaca nebbia mattutina, Norma
Jeane si svegli da un sonno leggero e indolenzito, e ogni volta, immancabilmente,
si ritrov inchiodata al letto da un Bucky Glazer nudo e ronfante.
Cerc di alzare la testa, di vedere dove finisse il corpo di lui. Di suo marito.
Suo marito! Era come una balena arenata, nudo, con le gambe irsute spalancate
sulle lenzuola. Norma Jeane si ud ridere, una risata da bambina impaurita
che le fece venite in mente l'ormai perduta bambola adorata, la bambola-senza-nome,
sempre che invece quel nome non fosse Norma Jeane, la bambola
dalle gambe disarticolate, dai piedi disossati.
...
.
...
6.
...
.
...
Parlami del tuo lavoro, Daddy. Ma non intendeva il suo lavoro alla Lockheed.
Rannicchiata in grembo a Bucky, in camicia da notte corta e senza mutande,
un braccio passato intorno al collo di lui, e nell'orecchio di lui il suo respiro
caldo che lo distraeva dalla lettura del nuovo numero di Life, foto a doppia
pagina di stremati militari americani sulle Isole Salomone, e poi in Nuova
Guinea, dov'era di stanza il Generale Eichelberger coi suoi uomini ancor pi
stremati, uomini macilenti, con la barba lunga, certuni feriti, e poi una foto a
doppia pagina con le stelle di Hollywood in visita ai soldati, per sollevare il
morale alle truppe: Marlene Dietrich, Rita Hayworth, Marie McDonald, Joe
E. Brown, e Bob Hope. Norma Jeane strinse gli occhi per aver guardato troppo
da vicino le foto di guerra, ma quell'altra foto, quella con le stelle di Hollywood,
la guard con pi attenzione, e poi cominci a spazientirsi perch
Bucky si era rimesso a sfogliare il giornale, indugiando qua e l nella lettura
delle didascalie. Raccontami un po' del tuo lavoro con Mr. Eeley, sussurr Norma
Jeane, e Bucky sent un brivido al tempo stesso di eccitazione e di orrore, non
che fosse scandalizzato, no davvero, non che fosse un bacchettone, giacch
Bucky Glazer era tutt'altro che un bacchettone, e ai suoi amici e ai colleghi
della Lockheed raccontava dozzine di storie scabrose ma buffe sul suo lavoro
di assistente imbalsamatore; solo che mai nessuna amica o parente gli aveva
espressamente chiesto dettagli in proposito, anzi, appena lui ne accennava anche
di sfuggita la gente preferiva cambiare argomento, no grazie! E invece ecco
l la sua moglie-bambina che si dimenava sulle sue ginocchia e gli sussurrava
all'orecchio quel Raccontami un po', Daddy! come se volesse sapere tutto, tutto
il peggio, e dunque Bucky raccont, raccont pi delicatamente che poteva,
descrivendo la salma che avevano preparato quel mattino in previsione della
visita dei parenti: una donna sulla cinquantina che era morta di cancro al fegato,
con la pelle di un giallo cos violento e ostinato che avevano dovuto passarci
e ripassarci strati e strati di tinta cosmetica, una specie di pomata che per si
dava col pennello, ma gli strati non si erano asciugati omogeneamente, sicch
la pelle di quella poveraccia sembrava una parete con l'intonaco scrostato, e
avevano dovuto ricominciare daccapo; aveva le guance talmente infossate che
gli era toccato riempirgliele dall'interno con dei batuffoli di ovatta, e poi le
avevano cucito gli angoli della bocca, per tenerla chiusa e al tempo stesso per
darle un'espressione rilassata - Non proprio un sorriso, piuttosto quello che
Mr. Eeley chiama un "quasi-sorriso". Un sorriso non sarebbe indicato. Norma
Jeane rabbrivid ma volle sapere come avessero preparato gli occhi della donna:
le avevano lavorato anche gli occhi? E Bucky rispose che avevano dovuto
iniettarle una sostanza per riempire il vuoto sotto le .occhiaie e poi una specie
di colla per tener chiuse le palpebre - Perch non si pu correre il rischio che
al morto gli si aprano gli occhi durante la visita dei parenti. Il compito principale
di Bucky era quello di aspirare con una siringa il sangue fuori dai vasi
sanguigni per poi pomparci dentro il liquido per l'imbalsamazione. Una volta
che il corpo era stabilizzato toccava a Mr. Eeley, che eseguiva il lavoro artistico,
cio pettinava le ciglia e le sopracciglia e poi dava un po' di colore alle labbra
e poi magari faceva la manicure a unghie che spesso non erano mai state
oggetto di manicure in tutta la loro vita. Norma Jeane gli domand se quando
l'aveva vista per la prima volta l'espressione del viso della morta fosse di paura
o di tristezza o di dolore, e l Bucky ment dicendole che no, era come se stesse
dormendo - quasi tutti hanno quell'espressione come se stessero dormendo.
(In realt l'espressione della morta era quella di qualcuno sul punto di
gridare, le labbra rattrappite sui denti, il viso gualcito come un cencio,
gli occhi spalancati e offuscati da un velo di muco. Gi dopo poche ore dalla morte,
quel corpo emanava un penetrante lezzo di carne rancida.) Norma Jeane abbracci
Bucky talmente stretto da togliergli il fiato, ma Bucky non ebbe l'animo
di liberarsi da quella morsa. Non ebbe l'animo di togliersi di dosso Norma
Jeane e metterla a sedere sul divano, anche se quel caldo peso carnoso sulla sua
coscia sinistra aveva cominciato da un pezzo ad addormentargli le terminazioni nervose.
Cos assillante. Da togliergli il respiro. Altroch se l'amava. Era l'odore di
formaldeide, assorbito dai pori della pelle, dai follicoli dei capelli. Anche volendo, dove scappare?
Gli stava chiedendo ancora una volta come fosse morta quella donna, e
Bucky glielo disse. Lei gli chiese quanti anni avesse quella donna, e Bucky disse
un numero a caso - Cinquantasei. Sent la sua giovane moglie irrigidirsi
come se stesse contando, sottraendo la propria et da quel cinquantasei. Poi la
sent rilassarsi un po', e dire, come pensando a voce alta: Be', c' ancora un sacco di tempo.
...
.
...
7.
...
.
...
Norma Jeane rise, era cos facile. Un indovinello di quelli da fiaba, e lei conosceva
la risposta. Cosa sono? Una donna sposata  ci che SONO. Cosa non sono?
Una vergine  ci che NON SONO.
Sospingendo il passeggino cigolante nel piccolo parco. Ma forse non era proprio
un parco. Palme gracili e stente, immondizia dappertutto. Eppure a lei piaceva
cos tanto! Il suo cuore si gonfi di gioia avendo scoperto questo  ci che
sono, ci che faccio  ci che sono. Quel rituale pomeridiano che aveva cominciato
ad amare. Cantando per la piccola Irina imbracata nel passeggino. Canzonette,
brani di filastrocche di Mamma Oca. Altrove era l'atroce stagione di Stalingrado,
in Russia: febbraio 1943. Una carneficina. L invece era un semplice
inverno nella California del sud: quasi ogni giorno un freddo sole abbacinante.
Che bella bambina! esclamavano quelle facce. Grazie, mormorava arrossendo
Norma Jeane. Talvolta le facce dicevano: Bella la bambina e bella la mamma.
Norma Jeane si limitava a sorridere. E come si chiama questa bella bambina?
chiedevano, e Norma Jeane, fiera, rispondeva Si chiama Irina - vero, tesoro?
chinandosi sulla bambina, chinandosi per baciarla sulla fronte o per afferrarle
i ditini paffuti che subito si richiudevano intorno alle sue dita affusolate.
Talvolta le facce dicevano garbatamente Irina - che nome insolito,  straniero? E
Norma Jeane mormorava Credo di s. Quasi sempre le chiedevano quanto
avesse la piccola Irina, e Norma Jeane rispondeva Quasi dieci mesi, far un anno
ad aprile. E le facce sorridevano compiaciute. Sar molto fiera di avere una
cos bella bambina. E Norma Jeane diceva Altroch se lo sono - cio, lo siamo.
Talvolta, curiose, invadenti, le facce chiedevano Suo marito ...?E Norma
Jeane, pronta, rispondeva  sotto le armi. Lontano - in Nuova Guinea.
Era vero, il padre di Irina era da qualche parte in un luogo chiamato Nuova
Guinea. Era sottotenente dell'esercito degli Stati Uniti. Solo che in realt era
disperso. Era ufficialmente disperso in battaglia da dicembre. A questo,
Norma Jeane riusciva a non pensare. L'importante era poter cantare Little Baby
Bunting e Three Blind Mice a Irina. L'importante era che quella deliziosa bimbetta
bionda la guardasse, le sorridesse, le stringesse le dita coi suoi ditini paffuti,
la chiamasse Ma-ma come un piccolo pappagallo che stesse imparando
a parlare. L'importante era quello.
Con te
rinasce il mondo.
Prima di te, non c'era nessuno.
Mia madre guard la creatura. Per un lungo istante non riusc a parlare e io temetti
che scoppiasse a piangere o che scappasse via.
Poi vidi che il suo viso era colmo di gioia. E di stupore per quella gioia dopo tanti anni.
Eravamo in un posto pieno di erba. Forse era il prato dietro l'ospedale.
C'erano delle panchine, c'era un laghetto. L'erba era quasi tutta arsa dal sole.
Tutto era marrone, varie sfumature di marrone. I padiglioni dell'ospedale erano
sfocati sullo sfondo, non riuscivo a distinguerli chiaramente. Mia madre era migliorata,
perci le avevano consentito di uscire nel parco, da sola, senza custodi.
Si sedeva a leggere poesie su una panchina, modulava tra s e s quelle parole preziose,
le sussurrava, piano. Oppure passeggiava finch non la chiamavano. I carcerieri,
come li definiva lei. Per senza rancore. Riconosceva d'esser stata male, lo riconosceva
anche grazie all'elettroshock. Riconosceva che sarebbe passato parecchio tempo prima di poter guarire completamente.
Tutt'attorno all'ospedale e al parco dell'ospedale c'era ovviamente un muro di cinta, alto.
Quando arrivai per mostrare a mia madre la mia creatura era una bella giornata
d'inverno, tersa e ventilata. Le misi in braccio la mia creatura.
Alla fine mia madre scoppi a piangere. Abbracciando forte la mia creatura,
stringendosela al petto sfinito. Ma erano lacrime di gioia, non di dolore. Norma
Jeane, tesoro mio, disse mia madre, stavolta andr tutto bene.
A Verdugo Gardens cerano parecchie mogli i cui mariti erano partiti per la
guerra. Partiti per l'Inghilterra, per il Belgio, la Turchia, l'Africa Settentrionale.
Per il Guam, le Isole Aleutine, l'Australia, il Borneo, e la Cina. Ti spedivano
dove capitava. Senza criterio, e sicuramente senza giustizia. Alcuni venivano
assegnati in permanenza alle basi, li mettevano nei servizi, alle comunicazioni
oppure a lavorare negli ospedali o nelle cucine. O ai servizi postali. O a fare i
carpentieri. Col passare dei mesi e poi degli anni sarebbe diventato chiaro che
i militari arruolati nelle forze armate degli USA impegnate nella Seconda
guerra mondiale si dividevano in due categorie: quelli che combattevano in
prima linea e quelli che se ne restavano tranquilli in patria o tutt'al pi nelle retrovie.
Sarebbe diventato chiaro che sulla scia della guerra c'erano due categorie di
esseri umani: quelli fortunati e quelli sfortunati.
Se ti capitava di essere una delle mogli sfortunate potevi sforzarti di non abbatterti
e di reagire dignitosamente alle avversit, e tale sforzo sarebbe tornato
a tuo credito. Di te si sarebbe detto: Che donna coraggiosa! Ma Harriet, l'amica
di Norma Jeane, non apparteneva a quella categoria di donne. Harriet non era
coraggiosa, e Harriet non si sforzava minimamente di reagire con dignit. La
maggior parte delle volte, quando Norma Jeane portava Irina a passeggio nel
parco, la madre di Irina se ne restava a poltrire sdraiata sul malconcio divano
nel soggiorno dell'appartamento che condivideva con altre due mogli sfortunate, tapparelle abbassate e niente radio.
Niente radio! Norma Jeane non riusciva a restare sola in casa per pi di cinque
minuti senza la radio accesa. E Bucky a pochi chilometri da l, alla Lockheed.
Quando tornava dalla passeggiata, e prima ancora di entrare in casa, Norma
Jeane avvertiva Harriet cinguettando allegramente: Ehi, Harriet! Siamo tornate!
Senza che da parte di Harriet ci fosse mai neanche un accenno di risposta.
Irina e io ci siamo fatte una bella passeggiata, riferiva Norma Jeane mentre
toglieva Irina dal passeggino e la portava in casa. Non  vero, tesoro? E porgeva
Irina ad Harriet, distesa immobile e rigida sul divano zuppo di lacrime di
rabbia e di rancore se non di dolore vero e proprio, giacch ormai Harriet era
al di l del dolore - Harriet che da dicembre aveva messo su dieci chili, Harriet
dalla pelle gonfia e terrea e dagli occhi iniettati di sangue. In quel silenzio esasperante,
Norma Jeane udiva se stessa chiacchierare amabilmente - Una gran
bella passeggiata! Vero, Irina? Vero che ci siamo divertite? Finch Harriet si
decideva a prendere la figlia (che cominciava a spazientirsi, che piagnucolava,
che scalciava) dalle mani protese di Norma Jeane come se quelle mani stessero
porgendole un fagotto di biancheria bagnata da gettare in un angolo.
Perch non mi lasci essere la madre di Irina se tu non la vuoi?
Oh, ti prego!
Forse Harriet non era pi amica di Norma Jeane. Forse a pensarci bene non
era mai stata amica di Norma Jeane. Harriet non voleva avere rapporti con le
patetiche, deprimenti donne con cui divideva l'appartamento, e spesso rifiutava
di parlare al telefono sia con i suoi genitori sia con quelli del marito. Non
che ci avesse litigato - E perch mai? Cosa ci sarebbe da litigare? Non che ce
l'avesse con loro o che se ne sentisse oppressa. Era semplicemente troppo sfinita
per averci a che fare. Non era abbastanza paziente, cos diceva Harriet, da
poter sopportare le loro emozioni. Norma Jeane temeva che Harriet potesse
fare del male a se stessa e a Irina, ma quando, esitando e in maniera indiretta,
affront l'argomento con Bucky, lui quasi non le prest attenzione, perch
quella era roba da donne, era roba che non gli interessava, e Norma Jeane
non aveva il coraggio di parlarne direttamente con Harriet. Stuzzicare Harriet era pericoloso.
Servendosi di un modello che aveva trovato su Family Circle, Norma Jeane
fabbric per Irina una piccola tigre di panno, usando un paio di calzettoni
di cotone arancione e una decina di strisce di panno nero e una bella imbottitura
di ovatta. Per realizzare la coda della tigre adoper una gruccia di metallo
che foder di panno, e per gli occhi us due bottoni neri lucidi, mentre i baffi
erano due scovolini da pipa comprati da Woolworth. Quante feste fece Irina
alla sua tigre di panno! Norma Jeane rideva felice guardando la piccola Irina
stringersi al petto quella tigre di panno e poi metterla sul pavimento e spingerla
e seguirla a quattro zampe bofonchiando come per incitarla. Harriet osservava
la scena, indifferente, fumando l'ennesima sigaretta. Almeno potresti ringraziarmi,
pens Norma Jeane. Invece Harriet disse: Norma Jeane, sai che sei
un vero tesoro? Moglie perfetta e madre perfetta. Norma Jeane sorrise, ma
quel sarcasmo l'aveva ferita. Con tono di garbato rimprovero, come Maureen
O'Hara al cinema, disse: Harriet, guarda che essere infelici avendo il dono di
questo splendore di figlia  un vero peccato nei confronti del Signore. Harriet
scoppi a ridere. Fino a quel momento era rimasta seduta con gli occhi socchiusi,
ma di colpo li spalanc in una smorfia di interesse parossistico e fiss
Norma Jeane come se fosse la prima volta che la vedeva, e quel che vedeva non
le piacesse granch. Esatto,  un peccato, e io sono una peccatrice. Quindi,
mia cara Miss Sole Radioso, perch adesso non ti togli dai piedi e te ne vai all'inferno?
...
.
...
8.
...
.
...
Hai presente quel mio amico che lavora con le foto? Dice che  "strettamente confidenziale". Gi a Sherman Oaks.
Nella torrida, opprimente estate del 1943, Bucky smaniava. Norma Jeane
cercava di non pensare al perch di quelle smanie. Ogni giorno i titoli dei
giornali erano dedicati alle incursioni aeree contro il nemico. Eroiche missioni
notturne in territorio nemico. Un compagno di liceo di Bucky era stato decorato
al valor militare alla memoria, caduto in missione dopo aver bombardato
una raffineria tedesca in Romania col suo B-24 Liberator. Sar anche un eroe,
tesoro, concesse Norma Jeane, per adesso  morto. Bucky fissava con
espressione vacua la foto del pilota stampata sul giornale. Sbott di colpo in
una risata amara - Ehi, bambola, guarda che si pu morire anche se si  codardi.
Qualche giorno pi tardi, Bucky compr una macchina fotografica usata e
cominci a fotografare la sua giovane mogliettina ingenua. All'inizio furono
foto di Norma Jeane in ghingheri con il vestito della domenica, cappellino
bianco e guantini di rete bianchi e scarpe bianche coi tacchi; di Norma Jeane
in maglietta bianca e blue-jeans, appoggiata a una staccionata e con un filo
d'erba tra le labbra sorridenti; di Norma Jeane sulla spiaggia di Topanga con il
suo due pezzi a pois. Bucky cerc di convincere Norma Jeane a mettersi in posa
tipo Betty Grable, sbirciando maliziosamente da sopra le spalle e mostrando
il bel culetto, ma Norma Jeane era troppo a disagio. (Erano sulla spiaggia, era
domenica, era mezzogiorno, c'era un sacco di gente che guardava.) Bucky le
chiese di posare mentre afferrava un pallone da spiaggia e con un bel sorriso
felice, ma il sorriso risult forzato e poco convincente come il quasi-sorriso dei
cadaveri di Mr. Eeley. Norma Jeane implor Bucky di chiedere a qualcuno di
fotografarli insieme - Non  divertente star qui da sola a farmi fotografare.
Di, Bucky, ti prego. Ma Bucky scroll le spalle e disse: Scusa, ma che vuoi che me ne freghi di vedere me nelle foto?
Poi Bucky cominci a fotografare Norma Jeane nell'intimit della loro stanza
da letto, fotografie di tipo Prima e fotografie di tipo Dopo.
Prima era Norma Jeane cos com'era. Da principio vestita di tutto punto,
poi parzialmente svestita, poi nuda. Nuda nel loro letto con un lenzuolo che
pudicamente copriva il seno, poi gradualmente Bucky cominci a tirar via il
lenzuolo, fotografando Norma Jeane in pose goffamente maliziose. Su, Baby.
Fa' un bel sorriso a Daddy. Di, uno di quelli che sai fare solo tu. Norma
Jeane non sapeva se sentirsi lusingata o imbarazzata, eccitata o a disagio. Le venne
un attacco di risatine isteriche, e dovette nascondersi il viso. Quando ebbe ritrovato
il controllo, ecco l Bucky in paziente attesa e con l'obbiettivo puntato
e la raffica improvvisa click! click! click! Daddy, ti prego, lo implor, adesso
smettila. Mi annoio a star qui da sola in questo lettone. Ma quando Norma
Jeane spalanc le braccia per invogliarlo a raggiungerla, lui si limit a scattare
tre o quattro foto in rapida successione.
A ogni click una scheggia di ghiaccio conficcata nel cuore. Come se guardandola
attraverso l'obbiettivo lui vedesse tutt'altro che lei.
Ma Dopo fu peggio. Dopo fu umiliante. Dopo fu quando Norma
Jeane dovette calzare una parrucca rosso-rame, sexy, tipo Rita Hayworth, e
indossare biancheria intima di pizzo nero comprata apposta da Bucky. Bucky
pretese addirittura di truccarla, enfatizzandole le sopracciglia, la bocca, persino
rinforzandole i capezzoli con del rossetto rosa applicato con un pennellino
che faceva il solletico. Stranita, Norma Jeane annus. Scusa, ma questa roba
viene dall'agenzia di pompe funebri? gli chiese, sgomenta. No, macch. 
roba di un emporio di trucchi teatrali a Hollywood. Per il rossetto aveva
l'inconfondibile odore del liquido per imbalsamare, coperto a stento da un profumo dolciastro come di prugne.
Bucky non resistette a lungo con le foto di tipo Dopo. Era eccitato, visibilmente
eccitato, e, poggiata a terra la macchina fotografica, si spogli in un
baleno. Oh, Baby. Baby-Doll. Ges. Aveva il fiato corto, quasi fosse appena
riemerso da una nuotata a Topanga. Voleva fare l'amore, e lo voleva subito,
e armeggiava con un preservativo mentre Norma Jeane lo guardava sbigottita,
come un paziente guarda il chirurgo che sta per operarlo. Si sentiva come se
tutto il suo corpo stesse arrossendo per la vergogna. Sentiva la folta parrucca
rosso-rame scivolare gi verso le spalle nude, sentiva il pizzo sexy del reggiseno
e delle mutandine come un fiato rovente sulla pelle - Daddy, non mi va.
Non mi sento bene. Non aveva mai visto quello sguardo negli occhi di Bucky
Glazer. Era come la famosa foto di Rodolfo Valentino in posa da Sceicco. Norma
Jeane cominci a piangere, e Bucky, infastidito, le disse: Che c'? Che ti
prende? Norma Jeane disse: Non mi va, Daddy. E Bucky, carezzando i capelli
della parrucca, pizzicando sotto le trine trasparenti del reggipetto un turgido
capezzolo rosso-rosato: SI che ti va, Baby. Ti va eccome. No. Non mi
piace farlo cos. Di, scommetto che la tua Little Thing sar gi tutta bagnata.
Con dita rozze e invadenti Bucky tocc Norma Jeane tra le gambe, e Norma
Jeane strinse gli occhi e lo allontan. No, Bucky. Cos fa male. Macch
male e male, Norma Jeane. Se t' sempre piaciuto! E adesso invece non mi
piace. Cos non mi piace per niente. Ascolta, ci stiamo divertendo, perch
devi fare tutte queste scene? Io non mi sto affatto divertendo. Non vedi che
mi vergogno? Esasperato, Bucky disse: Ma se siamo marito e moglie, Cristo
santo! Di che diavolo ti vergogni? Siamo sposati da un anno, perdio - siamo
sposati da una vita! Che male c' se un marito fa l'amore con la moglie in maniera
un po' diversa dal solito? Per me invece il male c', eccome. Ascolta,
disse Bucky, spazientito, queste cose gli altri le fanno e non ci trovano niente
di male. Ma noi non siamo gli altri. Noi siamo noi.
Paonazzo, Bucky ricominci a toccare Norma Jeane tra le gambe, stavolta
con ancor pi irruenza di prima; di solito, quando litigavano e poi lui la toccava,
Norma Jeane si ammorbidiva di colpo e diventava docile come quei conigli
che vanno in estasi dopo pochi secondi di carezze ritmate e decise. Bucky la baci,
e lei cominci a ricambiare il suo bacio. Ma quando Bucky fece per sfilarle
le mutandine, Norma Jeane lo allontan di malagrazia. Poi afferr la parrucca e
la scagli sul pavimento, e col dorso della mano si sfreg le labbra levandone il
rossetto e lasciandole terree e gonfie. Sottili rivoli di mascara e lacrime
le scorrevano sulle guance. Oh, Bucky! Scusami, ma conciata cos mi vergogno da morire,
 come se non sapessi pi chi sono. Come se fossi un'altra. Credevo che tu
amassi me Cominci a tremare. Accovacciato sopra di lei, col Big Thing a
mezz'asta e il maledetto preservativo avvoltolato sulla punta, Bucky la squadr
come se la vedesse per la prima volta. Ma chi accidenti si credeva di essere quella
ragazza? Adesso sembrava persino brutta, con quella faccia sudicia e stravolta.
Un'orfana, ecco cos'era! Una reietta! Una delle tante trovatelle dei Pirig! Aveva
un bel raccontare fandonie, Norma Jeane! - sua madre era una pazza conclamata,
e non esisteva nessun cazzo di padre, perci era proprio inutile che si desse
tutte quelle arie, che si sentisse superiore a lui Di colpo Bucky ripens a quanto
l'aveva odiata un paio di sere prima quando erano andati al cinema a vedere
Gianni e Pinotto in Pardon My Saronge Bucky aveva riso tanto da scuotere tutta
la fila di poltrone e fin quasi a farsela sotto, e mentre rideva aveva sentito
Norma Jeane irrigidirsi contro la sua spalla e chiedergli con quella voce da
bambina cosa ci trovasse di tanto divertente in Gianni e Pinotto - Scusa, ma il
grassottello non  un ritardato? Ti sembra giusto ridere di un ritardato? A
Bucky gli erano girate le scatole, ma aveva fatto finta di niente. Per con una
gran voglia di urlarle Di divertente in Gianni e Pinotto ci trovo il fatto che sono
divertenti Cristo santo! Ma non la senti la gente che si spancia dalle risate?
Gi, forse sono stanco di amare te. Forse avrei semplicemente bisogno di
respirare un po' di aria diversa da te.
Fremendo di sdegno e di afflosciata virilit, Bucky balz gi dal letto, si infil
saltellando i pantaloni, si infil una maglietta, e scapp fuori di casa sbattendo
la porta giusto per farsi sentire da quelle ficcanaso delle vicine. L accanto
abitavano tre assatanate mogli di soldati sbattuti in prima linea, e tutt'e tre
si mangiavano con gli occhi Bucky Glazer ogni volta che lo vedevano, e sicuramente
passavano il resto del tempo con le orecchie appiccicate al muro del loro
appartamento, e allora che sentissero pure! Norma Jeane lo chiam, angosciata:
Bucky, tesoro, torna qua! Scusami, ti prego, Bucky" Ma quando finalmente
riusc a infilarsi la vestaglia per corrergli dietro, Bucky era scomparso.
Sgommando via con la Packard. Il serbatoio della benzina era quasi vuoto,
ma al diavolo pure quello. Gli sarebbe piaciuto andare a trovare la sua ex fidanzata,
Carmen, ma gli avevano detto che aveva cambiato casa, e non conosceva il nuovo indirizzo.
Per le foto furono una sorpresa. Bucky le guardava attonito. Quella era Norma
Jeane - sua moglie? Anzich a una moglie pudibonda davanti al marito
che incombeva sul letto scattando senza posa, un paio di quelle foto facevano
pensare a una ragazzina maliziosa e provocante, una ragazzina che sorrideva
con aria complice; pur sapendo che Norma Jeane non si era affatto divertita, e
che anzi c'era rimasta male, Bucky si convinse che, almeno in un paio di foto,
sembrava godersela un mondo, partecipe e felice di essere al centro dell'attenzione
- Esibendo il suo corpo come una puttana d'alto bordo.
A intrigare Bucky erano soprattutto le pose del tipo Dopo. Una di queste
vedeva Norma Jeane sdraiata su un fianco e con una cascata di capelli rosso rame
sul cuscino, occhi socchiusi e trasognati, la punta della lingua che faceva
capolino tra le labbra rese voluttuose e tumide dai ripetuti passaggi del pennello cosmetico di Bucky. Come un clitoride che affiora tra le labbra della vagina. I capezzoli ritti di Norma Jeane si intravedevano sotto il pizzo trasparente del
reggipetto, e la mano sollevata era mossa, sfuocata nel suo passare sul ventre come in procinto di carezzarsi lascivamente o avendolo appena fatto. Bucky sapeva che in realt quella posa era accidentale, ricordava di aver quasi costretto Norma Jeane ad adottare quell'atteggiamento provocante, e che al momento dello scatto Norma Jeane stava cercando di assumere una posa pi pudica e naturale, eppure, quello che contava era il risultato.
Bucky avvert una fitta di desiderio immaginando quella ragazza bella ed esotica, quella ragazza che gli era sconosciuta.
Selezion una mezza dozzina di foto, quelle in cui Norma Jeane esprimeva
al massimo la propria sensualit, e le mostr orgogliosamente ai suoi colleghi
alla Lockheed. In mezzo a tutto quel baccano dovette alzare la voce per farsi
sentire - Strettamente confidenziale, OK? Che rimanga tra noi. I colleghi
annuirono, eccitati. Che facce! Erano sbalorditi. Le foto ritraevano Norma
Jeane Glazer in biancheria intima di pizzo nero e parrucca rosso rame tipo Rita
Hayworth. Questa qui sarebbe tua moglie? Tua moglie? Tua moglie?
Glazer, sei davvero un uomo fortunato. Fischi di ammirazione e sorrisetti
invidiosi. Proprio come Bucky aveva previsto. Tranne Bob Mitchum, che non
reag affatto come Bucky aveva previsto. Bucky ci rimase di sasso quando
Mitchum, sfogliate rapidamente le foto, gli disse, a brutto muso: Ehi, Glazer, mi
spieghi che razza di figlio di puttana sei a far vedere in giro tua moglie conciata
cos? Prima che Bucky potesse fermarlo, Mitchum aveva strappato le foto in mille pezzi.
Sarebbero venuti alle mani se l vicino non ci fosse stato il caporeparto.
Bucky si allontan, mortificato. E furibondo. Quella di Mitchum era tutta invidia.
L'invidia di un aspirante-attore che non sarebbe mai riuscito a staccarsi dalla
catena di montaggio. Tanto ho i negativi, gongol Bucky. E ho Norma Jeane.
...
.
...
9.
...
.
...
All'insaputa di Norma Jeane, Bucky aveva preso l'abitudine di fermarsi a casa
dei genitori quando tornava dal lavoro. La sua acerba voce da ragazzo
risuonava familiare in quella cucina. Certo che la amo! L'ho sposata, no? Ma  cos
assillante.  come una bambina di due anni che si mette a piangere se non la
tieni sempre in braccio.  come se io fossi il sole e lei un fiore che senza il sole
non pu vivere, ed  decisamente... Aggrottando la fronte, Bucky cerc la parola adatta. ... asfissiante.
Mrs. Glazer lo rimbrott, seccata. Adesso smettila, Bucky Glazer. Norma
Jeane  una brava cristiana e una ragazza adorabile. Solo che  giovane.
E con ci? Anch'io sono giovane. Cristo, ho ventidue anni! E Norma Jeane
ha bisogno di un uomo pi vecchio di me, ha bisogno di un padre! Bucky
squadr il volto preoccupato dei genitori, come se li ritenesse responsabili.
Quella ragazza mi sta prosciugando. Mi sta demolendo. Tacque, anche se
aveva una gran voglia di aggiungere che Norma Jeane voleva essere continuamente
coccolata, che Norma Jeane voleva continuamente fare l'amore. Che lo
abbracciava e lo baciava in continuazione, anche in pubblico. Certe volte a
Bucky andava bene, certe volte no. E la cosa assurda e che secondo me non sente
niente, fisicamente. Quello che le donne dovrebbero sentire.
Quasi avesse letto nel pensiero del figlio, Mrs. Glazer, tesa e con il volto acceso
da un'improvvisa vampa di rossore, disse: Bucky, tu a Norma Jeane vuoi
bene. Tutti noi vogliamo bene a Norma Jeane, per noi quella ragazza  pi di
una nuora, per noi  come una figlia. Ti ricordi che bello il vostro matrimonio?
-  come se fosse passata solo una settimana.
Ma Bucky non si lasci commuovere. E, come se non bastasse, adesso le 
pure venuta questa smania di fare un figlio. In piena guerra. L fuori c' la Seconda
guerra mondiale, il mondo va a rotoli, e mia moglie vuole fare un figlio. Cristo!
Mrs. Glazer sospir e disse: Bucky, piantala di nominare il nome di Dio invano. Lo sai che non mi piace.
E Bucky: E a me non piace come si stanno mettendo le cose. Torno a casa
dal lavoro e me la trovo l con quell'aria da santa. Come se avesse passato la
giornata a pulire la casa e a preparare la cena sempre pensando a me. Come se
senza di me non esistesse. Come se io fossi Dio o chiss cosa. Tacque, ansimando;
Mrs. Glazer gli aveva messo nel piatto una porzione di crostata alla
frutta, e Bucky cominci a mangiare, voracemente. Poi, con la bocca piena,
disse: Io non voglio essere Dio, io sono soltanto Bucky Glazer'
Con tono piatto, Mr. Glazer, fin l rimasto in silenzio, disse: Dunque, figliolo,
tu quella ragazza te la tieni, e senza far storie. Voi due siete sposati in
chiesa - "Finch morte non vi separi." Cosa credi, che il matrimonio sia una
giostra? Che dopo un paio di giri si possa scendere per andare a spassarsela con gli amici? Il matrimonio  per sempre"
Senza smettere di ruminare la sua crostata alla frutta, Bucky emise un suono come di animale ferito.
Forse per quelli della tua generazione, vecchio. Ma non per me.
...
.
...
10.
...
.
...
Baby, io devo andare.
Quasi non riusc a sentirlo. Raffiche di mitra del cinegiornale. Musica del
cinegiornale. The March of Time. Erano al cinema. Ogni venerd sera, al cinema.
Era lo svago pi a buon mercato; ci arrivavano a piedi, camminando mano
nella mano come due innamoratini del liceo. La benzina era diventata
troppo cara. Ammesso che si riuscisse a trovarne. Dalle montagne giungeva un
rombo basso e quasi impercettibile, come di tuono lontano. Gli occhi e il naso
arsi da un vento secco. Non era piacevole camminare a piedi con quel vento e
quell'aria secca. E la strada per arrivare al cinema Capitol di Mission Hills era
lunga. Forse erano andati a vedere Confessions of a Nazi Spy - la raffinata e leggiadra
George Sanders e quella faccia da bulldog bastonato di Edward G. Robinson.
I liquidi occhi scuri di Robinson che luccicavano di emozione. Chi
pi di Edward G. Robinson sapeva esprimere con un singolo sguardo rabbia,
sdegno, terrore, pena e fragilit? Per era troppo bassino, implausibile nel ruolo dell'amante. O forse quella sera erano andati a vedere Convoglio verso l'ignoto
con Humphrey Bogart. Bogart pelle di squalo e borse sotto gli occhi. Perenne
sigaretta tra le dita, fumo che gli velava quel bel volto vissuto. Ecco, Bogart
s che era bello. In divisa, sullo schermo gigante, tutti gli uomini erano belli.
O forse quella sera erano andati a vedere The Battle of th Beaches o Hitler's
Children. Bucky voleva vederli tutti quanti. O magari un'altra farsa di Gianni
e Pinotto, o Bob Hope in Un pazzo va alla guerra. Norma Jeane preferiva i
musical: Stage Door Canteen, Incontriamoci a Saint Louis, All'About Lovin You.
Ma a Bucky i musical non piacevano, si annoiava, e Norma Jeane riconosceva
che in effetti erano superficiali e vuoti, fasulli come il Paese di Oz. Nella vita
reale la gente mica si mette a cantare di punto in bianco, le aveva detto
Bucky. N a ballare, Cristo santo. Nella vita reale non c' musica." Norma
Jeane aveva evitato di fargli notare che la musica c'era anche negli altri film, in
tutti, compresi quelli che piacevano a lui, quelli di guerra, c'era persino in The
March of Time. Norma Jeane non voleva contraddirlo, anche perch ultimamente
Bucky era diventato molto suscettibile. Ipersensibile e irritabile come
quei bei cagnoni che non ti azzardi a carezzare anche se ti piacerebbe tanto.
Lo sapeva ma senza saperlo. Da mesi. Lo sapeva da prima della parrucca e
della biancheria di pizzo nero e del click, click! della macchina fotografica. Aveva
sentito le cose che Bucky andava mormorando, le sue allusioni. Ascoltando
il notiziario bellico ogni sera durante la cena. Leggendo avidamente Life,
Collier's, Time, i quotidiani locali. Bucky che leggeva con difficolt, seguendo
col dito le righe stampate sulla pagina e qualche volta muovendo le
labbra. Che toglieva dalle pareti le mappe obsolete e appendeva al loro posto
quelle aggiornate. Che riarrangiava il suo esercito di spilli colorati. Distratto e
impaziente quando facevano l'amore. Finendo appena cominciato. Oh, scusami
tanto Baby! Buona notte. Norma Jeane lo stringeva amorevolmente a s
mentre lui sprofondava nel sonno come un masso sul fondo limaccioso di un
lago. Sapeva che presto sarebbe partito. Il paese era in piena emorragia di uomini.
Era l'autunno del 1943 e la guerra durava da secoli. Era l'inverno del
1944 e i ragazzi del liceo temevano che sarebbe finita prima che riuscissero ad
arruolarsi. Certe volte, anche se ormai pi raramente, Norma Jeane scivolava
nei suoi vecchi sogni, quelli di diventare crocerossina o pilota di aerei.
Una donna pilota di aerei! C'erano donne perfettamente in grado di pilotare
aerei e che tuttavia non ne ottenevano il permesso. Donne che morivano
sotto le armi e che tuttavia non avevano diritto al funerale con gli onori militari
come per gli uomini.
Norma Jeane lo capiva: agli uomini toccava un premio per il loro essere uomini,
per il loro rischiare la vita in quanto uomini, e quel premio erano le
donne. Le donne a casa, in attesa del loro uomo. Non sarebbe stato giusto lasciare
che le donne combattessero al fianco degli uomini in una guerra, non
sarebbe stato giusto permettere che ci fossero delle donne-uomo. Le donne-
uomo erano mostri. Le donne-uomo erano oscene. Le donne-uomo erano lesbiche,
checche. Agli uomini normali le lesbiche facevano venir voglia di
strangolarle o di scoparsele fino a fargli scoppiare il cervello e sanguinare la fica.
Norma Jeane aveva sentito Bucky e i suoi amici sputar veleno sulle lesbiche,
che erano quasi peggio dei froci, dei finocchi, pervertite come e peggio
dei froci. In quegli squallidi scherzi della natura c'era qualcosa che all'uomo
normale e sano metteva voglia di dargli una gran bella lezione.
Bucky, ti prego, non farmi male, ti prego.
Il buon vecchio Hirohito, il teschio sul mobile-radio nel soggiorno, Bucky
era come se non lo vedesse pi. Cos come a Norma Jeane sembrava che non
vedesse pi nemmeno lei. Lei che invece quel souvenir lo vedeva eccome, e
ogni volta che doveva togliere il foulard non riusciva a soffocare un brivido di
ribrezzo. Non sono stata io a ucciderti e a mozzarti la testa. Non  colpa mia.
Certe volte nel sonno le capitava di trovarsi davanti le orbite del teschio. Il
foro smangiato del naso, il ghigno agghiacciante di quei quattro denti gialli.
Odore di fumo di sigaretta, rumore di acqua bollente rabbiosamente sputata
da un rubinetto.
T'ho acchiappata, Baby!
In una delle ultime file del cinema Capitol, Norma Jeane infil la mano in
quella di Bucky, unta di burro di popcorn. Come se i sedili del cinema fossero
quelli di un ottovolante capace di scagliarli tutt'e due nell'orrore.
Era strano come Norma Jeane, da quand'era diventata Mrs. Bucky Glazer,
non si lasciasse pi coinvolgere come un tempo dai film. Li trovava cos... ottimisti.
L'ottimismo delle cose irreali. Compravi il biglietto, ti sedevi davanti
allo schermo, e guardavi - cosa? Durante la proiezione si sorprendeva spesso a
vagare col pensiero. L'indomani era giorno di bucato, e cos'avrebbe preparato
da mangiare a Bucky? E domenica: sarebbe riuscita a convincere Bucky ad
andare a messa anzich rimanersene a letto a poltrire? Bess Glazer aveva velatamente
alluso al fatto che gli sposini non si facevano mai vedere in chiesa, e
Norma Jeane sapeva che la suocera attribuiva a lei la colpa di quelle assenze.
Un paio di giorni prima, Bess Glazer l'aveva vista portare a spasso Irina nel
passeggino, e subito dopo le aveva telefonato per esprimerle il proprio stupore
- Norma Jeane, mi spieghi dove trovi il tempo di badare alla figlia di un'altra
donna? Spero solo che tu ti faccia pagare per portare a passeggio quella bambina.
Quella sera The March of th Time era frastornante. Il commento musicale
era talmente forte e incalzante da accelerarti il battito del cuore. Erano riprese
dal vivo. Era realt vera. Quando fu la volta dell'aggiornamento sulle operazioni
belliche, Bucky drizz la schiena e smise di ruminare popcorn. Norma Jeane
guardava lo schermo affascinata e atterrita. C'era l'eroico e irascibile
Vinegar Joe Stilwell, barba incolta e sguardo truce, che bofonchiava: Ci hanno
dato una bella batosta. Ma la musica era in crescendo, trionfale. Lo schermo
si anim di aerei in picchiata. Cielo opaco e grigio sopra di essi, suolo straniero
sotto di essi. Duelli nei cieli del Borneo! Le favolose Tigri Volanti! L al cinema
Capitol tutti gli uomini e i ragazzi desiderarono essere una Tigre Volante;
tutte le donne e le ragazze desiderarono amar una Tigre Volante. Le Tigri
Volanti avevano dipinto fauci di squalo sul muso dei loro vecchi Curtiss P-40!
Erano uomini intrepidi, erano eroi! Si avventavano senza paura contro i ben
pi veloci e tecnicamente avanzati Zero giapponesi!
Nel corso di una singola scaramuccia nei cieli di Rangoon, le Tigri Volanti
hanno abbattuto venti velivoli nemici su settantotto - e senza nessuna perdita!
Gli spettatori applaudirono. Ci fu qualche fischio. Gli occhi di Norma Jeane si
riempirono di lacrime. Anche Bucky aveva gli occhi lucidi. In quei cieli si alternavano
scene strabilianti. Zampilli di fuoco contraereo, aerei colpiti che
precipitavano al suolo tra scie di fuoco e di fumo. Libero accesso a una cognizione
che avresti creduto riservata. La cognizione della morte altrui. Credevi
che la morte fosse una cosa sacra e privata, ma la guerra aveva cambiato tutto.
Il cinema aveva cambiato tutto. Potevi non solo assistere con comodo distacco
alla morte altrui, ma per giunta vederla da un'angolazione negata alla stessa
vittima. Come ci vede Dio. Ammesso che ci guardi.
Bucky stringeva la mano di Norma Jeane talmente forte da impedirle persino
di trasalire. Poi, con voce bassa e concitata le disse qualcosa tipo: Baby, io
devo andare.
Andare, dove?
In bagno?
Ad arruolarmi. Prima che sia troppo tardi.
Norma Jeane rise, convinta che stesse scherzando. Lo baci
appassionatamente. I sedili del Capitol erano stati la loro prima alcova, quando amoreggiare
era un modo per conoscersi meglio. Sullo schermo non c'erano pi le Tigri
Volanti; adesso era il turno dei matrimoni dei combattenti. Lieti coscritti che
si sposavano in licenza oppure nelle basi dov'erano di stanza. La Marcia Nuziale
suonata a volume altissimo. Quanti matrimoni! Quante spose - di tutte
le et. L'apparire delle coppie sullo schermo e il loro subitaneo sparire avevano
una frenesia da comica finale. Cerimonie in chiesa, cerimonie laiche. Ambienti
sfarzosi, ambienti sobri. Quanti sorrisi radiosi, quanti abbracci vigorosi.
Quanti baci appassionati. Quanta speranza. Il pubblico ridacchiava. Laddove
le scene di guerra erano epiche e nobili, quelle d'amore, quelle nuziali, erano
buffe. La mano di Norma Jeane divenne un topolino che raspava sull'inguine
di Bucky. Colto di sorpresa, Bucky mormor: Mmmmm, Baby. Ehi, no, non
ora." Tuttavia si volt verso di lei, tuttavia la baci con foga. Forzando la resistenza
da burla che gli opponevano le labbra di lei, infilando a fondo la lingua
nella bocca di lei, e Norma Jeane gliela succhi uggiolando e abbracciandolo
forte. Bucky le serr il seno destro con la mano sinistra come se fosse un pallone.
I loro sedili ondeggiarono. Ansimavano come cani. Dietro di loro una
donna si chin in avanti e sussurr: Queste cose andatele a fare a casa vostra.
Norma Jeane si volt di scatto, furibonda. Siamo marito e moglie. Quindi ci
lasci in pace. Ci vada lei, a casa. E visto che c' vada pure all'inferno.
Bucky rise; all'improvviso la sua mite mogliettina si era trasformata in una
pantera!
Ma pi tardi si rese conto: Quello fu l'inizio, penso proprio che sia cominciato tutto da quella sera.
...
.
...
11.
...
.
...
Ma... dove? dov' andata? Possibile che non lo sappiate?
Senza dir niente, Harriet si volatilizz da Verdugo Gardens. Nel marzo
1944. Portando con s Irina. E lasciandosi dietro la maggior parte delle sue
misere cose.
Norma Jeane era sgomenta: come avrebbe fatto senza la sua Irina?
Poteva giurare, bench lo ricordasse con la vaghezza di un sogno, di aver
portato la bambina da Gladys e di aver ricevuto la benedizione di Gladys.
Ma adesso la bambina non c'era pi. Non ci sarebbe stata nessuna benedizione.
Buss tre, quattro, cinque volte alla porta delle vicine. Ma le coinquiline di
Harriet erano sconcertate quanto lei. E preoccupate.
Sembrava che non ci fosse proprio nessuno che sapesse dov'era andata quella
triste donna con la sua radiosa bambina. Non era tornata dai genitori a Sacramento,
n dai suoceri a Washington. Le sue coinquiline dissero a Norma
Jeane che Harriet era andata via senza salutare nessuno e senza lasciare neanche
una riga di spiegazione. Era andata via dopo aver pagato la propria parte
d'affitto per il mese di marzo. Era da un pezzo che parlava di scomparire.
Pi volte aveva detto che non era tagliata per fare la vedova.
E pi volte si era comportata in maniera strana. Aveva cercato di far male a
Irina. Forse gliene aveva fatto, le aveva fatto male in qualche modo che non si vedeva.
Norma Jeane rincul verso la porta, stringendo gli occhi fino a farne due
fessure. No. Non  vero. Me ne sarei accorta. Non dovete parlare cos di Harriet.
Harriet era mia amica.
Incredibile che Harriet se ne fosse andata senza salutare Norma Jeane. Senza
farle salutare Irina. Non avrebbe mai fatto una cosa simile. Non Harriet. Dio non gliel'avrebbe permesso.
P-pronto? V-v-v-orrei denunciare la s-s-scomparsa di due p-persone. M-madre e f-f-figlia.
Norma Jeane telefon alla stazione di polizia di Mission Hills, ma balbettava
troppo e dovette riattaccare. Sapendo che comunque sarebbe servito a poco,
visto che chiaramente Harriet se ne era andata di propria volont. Harriet
era una donna adulta e Harriet era la madre di Irina, e bench Norma Jeane
volesse bene a Irina pi di quanto gliene voleva Harriet, e fosse certa della reciprocit
di quell'affetto, non c'era assolutamente niente da fare.
Harriet e Irina erano scomparse dalla vita di Norma Jeane come se non ci
fossero mai entrate. Il padre di Irina era ancora ufficialmente disperso. I suoi
resti non si sarebbero mai pi trovati. Che i giapponesi gli avessero mozzato la
testa? Quando Norma Jeane si concentrava con tutte le forze vedeva una scena
che si svolgeva in una stanza lontana, ma forse era un sogno e per questo Norma
Jeane non riusciva a distinguere bene i particolari, una scena in cui Harriet
faceva il bagno a Irina in una vasca piena di acqua bollente, e Irina gridava di
dolore e di paura, e l'unica che potesse salvarla era Norma Jeane, ma la corsa
di Norma Jeane era vana, Norma Jeane correva invano cercando di individuare
la stanza, avanti e indietro lungo un corridoio pieno di vapore e privo di
porte, correva invano digrignando i denti per la rabbia e la disperazione.
Svegliatasi, Norma Jeane sgattaiol in bagno, accecata dalla luce alta sul soffitto.
Era atterrita, cerc rifgio nella vasca. Piena di acqua bollente. Si sent
battere i denti. Sent la pelle arroventarsi per l'acqua bollente. Fu l che Bucky
la trov alle sei del mattino. L'avrebbe sollevata tra le braccia muscolose e l'avrebbe
riportata a letto ma dal modo come mi guardava, con gli occhi sbarrati e
le pupille dilatate come quelle di una bestia, capii che non dovevo toccarla.
...
.
...
12.
...
.
...
Adesso  storia. L'epoca che stiamo vivendo.
E dunque giunse il giorno. Norma Jeane era preparata, quasi.
Bucky la inform di essersi arruolato quel mattino, nella marina mercantile.
La inform che con ogni probabilit l'avrebbero imbarcato nel giro di un mese.
Per l'Australia, secondo lui. Presto avrebbero invaso il Giappone, e la guerra
sarebbe finita. Era da un pezzo che desiderava arruolarsi, come molto probabilmente lei stessa aveva capito.
Le disse che tutto ci non significava che non l'amasse, perch l'amava da
impazzire. Le disse che tutto ci non significava che con lei non fosse felice,
perch con lei era felicissimo. Era felice come non lo era mai stato. Solo che dalla
vita voleva qualcosa di pi di una luna di miele.
Stiamo vivendo un periodo storico; se sei un uomo devi fare la tua parte.
Devi servire la patria.
Cavolo, Bucky sapeva perfettamente che quelle parole suonavano stantie.
Ma era cos che si sentiva.
Vide il dolore nel viso di Norma Jeane. Gli occhi riempirsi di lacrime. Si
sent in colpa, ma anche raggiante. Euforico! Ce l'aveva fatta, e sarebbe partito;
era quasi libero! Da Norma Jeane ma non solo da lei, libero anche da Mission
Hills, dove viveva da quand'era nato, libero dai suoi vecchi che gli toglievano
il respiro, dalla Lockheed e dalla catena di montaggio e dal lezzo dolciastro
del liquido per imbalsamare. Non avevo la minima intenzione di finire i
miei giorni imbalsamando cadaveri!
Norma Jeane lo stup con la propria compostezza. Limitandosi a dire, triste:
Oh, Bucky. Oh, Daddy. Capisco. Bucky la abbracci, la strinse, e di colpo
piangevano tutt'e due. Bucky Glazer, che non aveva mai pianto in vita sua!
Nemmeno quando si era rotto la caviglia sul campo di football, l'ultimo anno
di liceo. Erano in cucina. Si inginocchiarono sul gibboso pavimento di linoleum
che Norma Jeane teneva sempre lindo e lustro, e pregarono insieme. Poi
Bucky la prese in braccio e la port in camera da letto, singhiozzando, con le
braccia di lei che gli cingevano il collo. Quello fu il primo giorno.
Dal suo sonno di piombo dopo il lungo turno alla Lockheed lo destarono le
dita maldestre di una bambina che gli smanacciava il cazzo. Nel sogno la bambina
rideva di lui, della sua espressione smarrita, perch Bucky indossava la
felpa della squadra ma aveva le chiappe di fuori, e lui e la bambina si trovavano
in un luogo pubblico, e c'era un sacco di gente che guardava, sicch Bucky
cerc di divincolarsi dalla presa della bambina e, sbalordito, si ritrov accanto
Norma Jeane che ansimava nel buio smanacciando Big Thing e strusciandogli-
si addosso, una coscia rovente sopra la sua e il ventre rovente contro il suo,
mormorando Oh, Daddy! Oh, Daddy! Voleva fare un figlio, ecco cosa voleva, e
a Bucky gli si rizzarono i capelli in testa, quella femmina nuda e
ansimante accanto a lui incaponita nella sua brama, una brama impersonale e gelida e spietata
come la forza che sospingeva lui verso la possibile morte nelle scure acque
di ci che non sapeva chiamare altrimenti che Storia. Bucky scacci via malamente
Norma Jeane dicendole di lasciarlo in pace, di lasciarlo dormire, perdio,
che doveva alzarsi alle sei. Norma Jeane parve non sentire. Torn ad avventarsi
su di lui, lo strinse a s, lo baci avidamente; lui se la scroll di dosso, si scroll
di dosso quella specie di animale in calore, nuda nelle sue fregole, che gli faceva
ribrezzo. Il suo cazzo, dritto finch dormiva, ora si stava ammosciando;
Bucky si copr l'inguine, si sedette sul letto e poggi i piedi sul pavimento e
accese la lampada sul comodino: le quattro e quaranta. Daccapo inve contro
Norma Jeane. La luce gliela rivel curva e ansimante, il seno sinistro sgusciato
fuori dalla camicia da notte, il volto paonazzo e gli occhi dilatati che le aveva
visto quella notte quando l'aveva trovata nella vasca. Era la sua gemella. La sua
gemella notturna che non avrei mai dovuto vedere. Che lei stessa non vedeva, di cui non sapeva nulla.
Bucky era sfinito, ed era sconvolto, ma ugualmente riusc a dirle quasi ragionevolmente:
Perdio, Norma Jeane! Pensavo che questa faccenda l'avessimo
chiarita ieri. Ormai mi sono arruolato. Ci sono dentro. Tra qualche settimana
partir. Norma Jeane url: No, Daddy! Non puoi lasciarmi, se tu mi lasci io
muoio. No che non muori, Norma Jeane, disse Bucky asciugandosi il viso
con un lembo del lenzuolo. Adesso calmati e vedrai che andr tutto bene.
Ma Norma Jeane non lo ascoltava. Gli si era stretta addosso, e gemeva, col seno
schiacciato contro il suo torace sudato. Bucky rabbrivid di ribrezzo. Non
gli erano mai piaciute le donne aggressive, anche se erano sexy, una donna aggressiva
non l'avrebbe mai sposata; aveva creduto di sposare una vergine timida
e dolce - E invece guarda come ti sei ridotta. Norma Jeane tent di metterglisi
a cavalcioni, senza sentirlo, o se lo sentiva ignorandolo, tesa come una
molla e squassata da brividi, e Bucky sempre pi disgustato le url in faccia
Piantala! T'ho detto di piantarla, razza di cagna patetica! Norma Jeane
scapp via da lui, in cucina; la sent singhiozzare mentre nel buio pesto urtava
contro il tavolo, le seggiole, le pareti; Cristo santo gli toccava per forza andarle
dietro, e allora corse in cucina e accese la luce e se la ritrov davanti con un
coltello in mano, come quelle ragazze sconvolte che si vedono nei film dell'orrore,
solo che lei era reale, cos com'erano reali i colpi di lama con cui si stava
martoriando l'avambraccio nudo. Bucky, ormai completamente sveglio, si precipit
a strapparle di mano il coltello. Norma Jeane! Ge-s. Aveva fatto sul
serio: si era tagliata di brutto, il braccio sanguinava, un vivido braccialetto di
sangue che raggel Bucky, quella scena gli si sarebbe fissata nella memoria come
la pi atroce della sua vita da civile, vita che fino a quel momento era stata
quella di un normale ragazzo americano, una vita semplice e apparentemente inviolabile.
Sicch Bucky tampon la ferita con uno strofinaccio da cucina. Port Norma
Jeane in bagno, dove lav delicatamente i tagli dai quali continuava a
sgorgare sangue anche se non pi a fiotti, strano effetto per qualcuno abituato a
carni stecchite e ghiacce da cui per quanto lacerate o tagliuzzate fossero non
stillava mai neppure una goccia di sangue; tranquillizz Norma Jeane come
avrebbe fatto con una bambina sconvolta, e Norma Jeane continu a piangere,
per ormai in silenzio, svuotata oltre che di sangue anche di ogni traccia di
frenesia; si appoggi a lui mormorando: Oh, Daddy, io ti amo da morire, mi
spiace Daddy, ti giuro che non far pi la cattiva, Daddy tu mi ami, vero?, e
Bucky la baci, mormorando: Certo che ti amo, Baby, lo sai che ti amo, se
t'ho sposata vuol dire che ti amo, no? - passando con delicatezza la tintura di
iodio sulle ferite e poi coprendole con compresse di garza, e infine riportandola
in camera da letto e sdraiandosi accanto a lei sulle lenzuola scompigliate e stringendola
tra le braccia e consolandola e tranquillizzandola finch tra un singhiozzo
e l'altro Norma Jeane piomb in un sonno profondo da bambino spossato,
e Bucky rimase sveglio con gli occhi aperti e i nervi tesi per la pena eppure
in uno stato quasi di euforia, finch si fecero le sei, l'ora di sgattaiolare via da lei
- che avrebbe continuato a dormire a bocca aperta e col respiro pesante come
se fosse in coma, e che sollievo per Bucky, che sollievo sotto la doccia lavar via il
suo odore, il sentore colloso del suo corpo! che sollievo farsi la doccia e radersi e
avviarsi nel tonificante gelo mattutino verso la base della marina mercantile sull'isola
di Catalina per presentarsi e consegnarsi finalmente a quel mondo fatto
di uomini come lui. E quello fu l'inizio del secondo giorno.
...
.
...
13.
...
.
...
Bucky, tesoro, a presto!
In una mite mattinata di fine aprile i Glazer e Norma Jeane assistettero alla
partenza di Bucky a bordo del mercantile Liberty diretto in Australia. I termini
precisi dell'ingaggio di Bucky erano segreti, e ancora non era dato sapere quando
sarebbe tornato in licenza negli USA. Comunque non prima di otto mesi. Si
parlava di un'imminente invasione del Giappone. Adesso anche Norma Jeane
avrebbe potuto fieramente esibire la stella blu, l'emblema che le madri e le mogli
dei soldati esponevano alle finestre di casa. Sorrise e fu forte. Era molto carina
e molto elegante con quell'abitino di cotone blu, le scarpe bianche coi tacchi,
e una gardenia bianca tra i capelli ricci per far s che Bucky, abbracciandola
tra mille lacrime, inalasse quella dolce fragranza e poi, una volta sulla nave e in
mezzo ai commilitoni, potesse ricordarla come l'odore stesso di Norma Jeane.
 storia. Quello che stiamo vivendo. Non  colpa di nessuno.
A essere sconvolta quel mattino non era Norma Jeane bens Mrs. Glazer,
che per tutta la durata del viaggio da Mission Hills a Catalina, seduta davanti
accanto a Mr. Glazer, non aveva fatto altro che piangere e disperarsi. Sul sedile
posteriore, Norma Jeane sedeva scomoda e stretta tra il fratello maggiore di
Bucky, Joe, e la sorella maggiore Lorraine. Le parole dei Glazer le vorticavano
attorno come mosconi. Norma Jeane, stordita e con la bocca tirata in un sorriso
inespressivo, non era tenuta ad ascoltare i discorsi dei Glazer. C'era, ed era
serena, ma era come se fosse un manichino. Era come se non ci fosse. Norma Jeane
stava pensando che il silenzio che c'era nelle famiglie normali non aveva niente
a che fare col silenzio che c'era stato tra lei e Gladys. Stava pensando, ma senza
crucciarsene, di non aver mai fatto veramente parte di una famiglia, cos come
in quel momento scopriva di non far parte della famiglia Glazer, nonostante il
garbo con cui loro fingevano il contrario e nonostante il garbo con cui lei stava
al gioco. In sua presenza i Glazer l'avrebbero elogiata per la sua forza e per
la sua maturit. Per il suo essere un'ottima moglie per il loro Bucky. Era
probabile che Bucky avesse raccontato loro di qualche suo recente scatto di
nervi, di quelli che con cattiveria Bucky definiva i suoi attacchi isterici. Ma i
Glazer, pur con tutto il loro osservarla e studiarla con spirito critico, non potevano
fare a meno di giudicarla positivamente. Quella ragazza era maturata proprio
in fretta! Tanto lei quanto Bucky.
Congedandosi da un Bucky Glazer infilato in un'impeccabile uniforme della
marina mercantile, capelli tagliati brutalmente corti, tanto corti da far sembrare
sparuta la sua florida faccia da ragazzone. Aveva gli occhi che luccicavano
di eccitazione e di paura. Radendosi si era fatto un taglietto sul mento. Il
periodo di addestramento li aveva tenuti lontani solo per pochi giorni, eppure
sembrava gi pi vecchio, diverso. Abbracci goffamente la madre, le sorelle, il
fratello e il padre, ma soprattutto abbracci Norma Jeane. Mormorando con
tono quasi angosciato: Io ti amo, Baby. Baby, scrivimi ogni giorno, OK?
Baby, mi mancherai da morire. Le sussurr all'orecchio: Non puoi immaginare
quanto Big Thing sentir la mancanza di Little Thing! Norma Jeane fece
una risatina stranita. E se qualcuno l attorno l'avesse sentito? Bucky le stava
dicendo che al suo ritorno alla fine della guerra avrebbero fatto un figlio.
Tutti i figli che vuoi, Norma Jeane! Sei tu il capo. Cominci a baciarla con
baci da ragazzino, schioccanti baci mollicci, baci pieni di frenesia e di ansia. I
Glazer si fecero pi in l per lasciare ai due sposi un po' di intimit, misera intimit
sul molo di Catalina in quel mite mattino dell'aprile 1944 mentre il
mercantile Liberty si preparava a salpare per l'Australia insieme agli altri piroscafi
che formavano il convoglio. Norma Jeane stava pensando che era proprio
una gran fortuna che la marina mercantile non facesse parte delle Forze Armate
degli USA, come probabilmente credeva la maggior parte della gente. La Liberty
non era una nave da guerra e non trasportava bombardieri, e Bucky non
avrebbe partecipato ad azioni belliche, n tantomeno l'avrebbero mandato
in battaglia. A lui non poteva succedere quello che era successo al marito di
Harriet e a tanti altri mariti. Norma Jeane non sembrava consapevole del fatto
che le navi della marina mercantile venivano continuamente attaccate da sommergibili
e aerei nemici. Alle domande in proposito avrebbe risposto: Mio
marito non  armato. La marina mercantile trasporta merci, non armi.
Sulla strada di ritorno per Mission Hills, Mrs. Glazer sedette sul sedile posteriore
con Lorraine e Norma Jeane. Si era tolta il cappello e i guanti, e quando
strinse tra le mani le dita gelide di Norma Jeane cap che la nuora era in
stato di shock. Tesoro, se vuoi puoi venire a stare da noi. Adesso sei nostra figlia.
...
.
...
GUERRA.
...
.
...
Io non sono pi la figlia di nessuno. Basta con questa storia.
Non and a stare dai Glazer a Mission Hills. Non rimase a Verdugo Gardens.
La settimana dopo la partenza di Bucky con il Liberty, Norma Jeane ottenne
un posto alla catena di montaggio della Radio Plane Aircraft, a Burbank,
trenta chilometri a est di Mission Hills. Affitt una stanza ammobiliata
in una pensione nei pressi della fermata del tram, e per il giorno del suo diciottesimo
compleanno abitava ormai per conto suo. Mentre se ne stava
sdraiata sul letto esausta e smarrita in un sonno senza sogni si ritrov a pensare
Norma Jeane non  pi una minorenne affidata al servizio sociale della contea di
Los Angeles. L'indomani mattina quel pensiero le si present ancor pi vivido,
come un lampo che illuminava il cielo grigio di tempesta sopra le San Gabriel
Mountains, seguito da:  per questo che ho sposato Bucky Glazer?
Nel frastuono della catena di montaggio cominci a raccontarsi come mai
si fosse fidanzata a quindici anni e avesse abbandonato il liceo per sposarsi a
sedici anni. E come mai adesso, per la prima volta e a diciott'anni, atterrita e
inebriata, abitasse da sola e sentisse che era l e che in quel modo la sua vita
cominciava davvero. Grazie alla Guerra.
Se il Male non esiste
per esiste la Guerra
la Guerra  forse non-Male?
Il Male  forse non-Guerra?
Giunse il giorno in cui lei, che per una sorta di superstizione leggeva i giornali
molto raramente, mentre era alla mensa della Radio Plane, sent alcune compagne
di lavoro commentare una notizia del Los Angeles Times, uno di
quei titoli secondari che comparivano in prima pagina a margine dei grossi titoli
che riguardavano la guerra, accompagnato dalla fotografia di una donna
tutta vestita di bianco che sorrideva serafica all'obbiettivo; si ferm di colpo a
guardare sbalordita il giornale che una di quelle donne teneva in mano; dovette
sembrare scioccata visto che le colleghe le chiesero se si sentisse male, e
lei balbett vagamente che non si sentiva male. Gli sguardi di quelle donne
aguzzi come punteruoli, la squadravano e la giudicavano: non gradivano
quella giovane moglie cos riservata e la cui timidezza prendevano per superbia e
la cui cura nel vestirsi e truccarsi e pettinarsi prendevano per vanit e la cui
ossessiva diligenza nel lavoro prendevano per furbesco desiderio di femmina
rapace di ingraziarsi il caporeparto; si allontan imbarazzata e confusa, sapendo
che appena si fosse allontanata abbastanza quelle donne sarebbero scoppiate
a ridere e avrebbero crudelmente parodiato la sua balbuzie e la sua vocetta
da bambina. Quella sera acquist una copia del Los Angeles Times e, sbigottita, lesse:
MORTA LA PREDICATRICE McPHERSON. DOSE LETALE DI FARMACI, DICHIARA IL CORONER.
Aimee Semple McPherson, morta? La fondatrice della Chiesa Internazionale
dei Quattro Vangeli a Los Angeles, nel cui tempio diciott'anni prima Nonna
Della aveva portato la neonata Norma Jeane per battezzarla. Aimee Semple
McPherson, che da allora era stata accusata di essere una truffatrice, di aver accumulato
una fortuna sfruttando cinicamente l'ingenuit della gente. Aimee
Semple McPherson, il cui nome adesso tristemente noto era stato un tempo
quello di una delle donne pi famose e ammirate d'America. Aimee Semple
McPherson, suicida! Norma Jeane si sent la bocca improvvisamente secca. Era
davanti alla fermata del tram, quasi incapace di concentrarsi sull'articolo. Non
potevo ignorarlo - che la donna che mi aveva battezzato si era tolta la vita. Che la
fede cristiana poteva non essere altro che un indumento facile da indossare e altrettanto facile da sfilare e gettar via.
Ma tu sei la moglie di Bucky. Non puoi vivere per conto tuo
I Glazer erano sbalorditi. I Glazer erano francamente indignati e non erano
affatto d'accordo. Norma Jeane chiuse gli occhi e si trov ad assistere a un'ipnotica
sequenza di giorni trascorsi nella cucina della suocera, tra utensili scintillanti
e linoleum lindo e lustro, inalando corposi effluvi di minestre e di stufati
gorgoglianti, di carni arrosto e di pane e dolci infornati. Il consolante
chiacchiericcio di una donna anziana. Norma Jeane, tesoro, ti spiace darmi una
mano con questa roba? Cipolle da affettare, tegami da imburrare. Pile di piatti
sporchi da raschiare dopo il pranzo domenicale, da lavare e sciacquare e asciugare.
Chiuse gli occhi e si trov davanti una ragazza che sorrideva mentre lavava
i piatti, braccia sprofondate fino al gomito nelle mille bollicine dell'Ivory.
Una ragazza intenta a passare avanti e indietro il battitappeto, avanti e indietro
sui tappeti del soggiorno e della sala da pranzo, intenta a infilare con metodo e
pazienza mucchi di biancheria sporca nella lavatrice sprofondata nel buio e
nell'umidit della cantina, intenta ad aiutare Mrs. Glazer a stendere il bucato
bagnato sul filo in cortile, a togliere il bucato asciutto dal filo in cortile, a stirare,
a piegare, a riporre nei cassetti, negli armadi e sulle scansie. Una ragazza
vestita con un abitino semplice ma elegante, cappello e guanti e scarpe coi
tacchi, niente calze e al loro posto una riga accuratamente tracciata con la matita
da trucco lungo le gambe per simulare la cucitura delle calze, merce troppo rara
in quell'epoca di privazioni. Entrando in chiesa con la suocera, entrando
nella Church of Christ con la suocera e la sterminata coorte dei parenti. I
Glazer. Quella ragazza sarebbe... ? S, la moglie del figlio minore. Lui  partito, e lei  andata a stare da loro.
"Ma io non sono vostra figlia. Io non sono pi la figlia di nessuno."
Tuttavia non si era tolti gli anelli di Glazer. Era decisa a restare fedele al marito. Razza di cagna patetica.
A vivere da sola nella sua camera ammobiliata a Burbank, a vivere da sola in
quel poco spazio dove a stento ci si poteva muovere, a vivere da sola dovendo
condividere il bagno con altre due pensionanti, a vivere da sola in quel posto a
lei sconosciuto e dove nessuno conosceva lei, a vivere da sola in quelle condizioni
le veniva spesso da ridere di gioia. Era libera! Era sola! Per la prima volta
in vita sua veramente sola. Non orfana. Non bambina data in affidamento.
Non figlia, n nuora, n moglie. Per lei era un vero lusso. Un lusso che le sembrava
di aver rubato. Adesso era una giovane lavoratrice. Ogni settimana portava
a casa il suo stipendio, la pagavano con assegni, assegni che andava a cambiare
in banca come facevano gli adulti. Prima di trovare un impiego presso la
Radio Plane Aircraft aveva provato a farsi assumere in nero in qualche piccola
fabbrica, ma nessuno l'aveva presa, perch non aveva esperienza e perch era
troppo giovane, e all'inizio anche alla Radio Plane l'avevano rifiutata, ma lei
aveva insistito Per favore, datemi un'opportunit! Per favore. Terrorizzata e col
cuore che batteva all'impazzata, eppure continuando a insistere, allungandosi
sulla punta dei piedi per sembrare pi alta, e drizzando la schiena per mostrare
il proprio corpo sano e giovane e forte: S-s-so di potercela f-fare, io sono forte e
non mi stanco mai. Sul serio! E alla fine l'avevano assunta, e lei gli aveva dimostrato
che diceva la verit: aveva familiarizzato sin dai primi istanti con il lavoro
alla catena di montaggio, un lavoro da automi molto simile al suo rituale
delle pulizie domestiche, tranne per il fatto che si svolgeva in un mondo esterno
fragoroso di esseri umani, un mondo nel quale se ci davi dentro potevi risultare
pi efficiente e pi intelligente e quindi pi preziosa delle altre che lavoravano
accanto a te, sotto lo sguardo arcigno del caporeparto, e dietro il suo
sguardo quello del capofabbrica, e dietro il suo sguardo quello dei capi, capi
che conoscevi solo di nome, e i cui nomi non venivano mai pronunciati dagli
operai come Norma Jeane. Tornando a casa col tram dopo otto ore di turno,
stanca morta ma nondimeno concentratissima a contare col pensiero e come
un bambino avido i soldi guadagnati quel giorno, detratte tasse e previdenza si
e no sette dollari, per tutti suoi, da spendere o, se possibile, metter da parte.
Tornando nella sua stanza silenziosa e accogliente, dove ad aspettarla c'erano
solo un leggero mal di testa e l'Amica Magica nello specchio; affamata, adesso
non le toccava pi preparare nessun elaborato e abbondante pasto per nessun
famelico marito, e il pi delle volte si accontentava di riscaldare un po' di minestra
Campbell in lattina, e che sollievo quella minestra bollente, e forse anche
un po' di pane bianco con la marmellata, una banana o un'arancia, un bicchiere
di latte. Poi crollando sul letto, che in realt era poco pi di una brandina
con un materasso alto s e no cinque centimetri, ancora una volta un letto
da bambina. Sperando di essere troppo stanca per sognare, e spesso era proprio
cos, o cos le pareva, ma certe volte si ritrovava invece a vagare sgomenta
lungo gli stranamente ignoti e interminabili corridoi dell'orfanotrofio e poi a
dondolarsi su un'altalena che credeva di aver dimenticato, cos come credeva
di aver dimenticato quel cortile sabbioso, mentre sullo sfondo, a ridosso della
recinzione in fil di ferro, si delineava una presenza familiare - era lui? il Principe
Misterioso venuto a prenderla? e all'epoca non l'aveva notato, o non ricordava
di averlo notato; e poi si vedeva vagare per La Mesa Street seminuda, in
mutandine, in cerca dello stabile dove abitavano lei e la Mamma, ma incapace
di trovarlo, incapace di pronunciare le parole magiche che gliel'avrebbero fatto
trovare - THE HACIENDA. Era una bambina all'epoca di L'Ottava meraviglia.
Era Norma Jeane in cerca della madre. Eppure non era davvero una bambina,
perch sapeva di essersi sposata. Il luogo segreto che aveva tra le gambe era stato
affittato e insanguinato e acquisito dal Principe Misterioso.
Avevo il cuore a pezzi. Non riuscivo a smettere di piangere. Lui era partito e io volevo
trovare un modo per infliggermi una giusta punizione. Poich le ferite di coltello
erano gi guarite, avevo proprio la pelle dura. Eppure vivendo da sola scopr
che gli asciugamani poteva cambiarli una volta la settimana, a voler proprio
esagerare. Che le lenzuola poteva cambiarle una volta la settimana, a voler proprio
esagerare. Perch non c'era pi nessun giovane e aitante e sudato marito
che li sporcasse, e, quanto a lei, si manteneva scrupolosamente pulita lavandosi
e facendosi il bagno pi spesso che poteva e lavando a mano e frequentemente
la biancheria intima, la camicia da notte, le calze di cotone. Nella stanza
non c'erano tappeti, sicch non occorreva passare il battitappeto; una volta
la settimana chiedeva in prestito la scopa alla padrona di casa, per poi restituirgliela
appena finito di spazzare. Non c'erano n forni n fornelli da dover sfregare
e lucidare. A parte i davanzali, nella stanza non c'era praticamente nessuna
superficie su cui potesse accumularsi la polvere, sicch non aveva granch
da spolverare. (Sorrise al ricordo del buon vecchio Hirohito. Gli era sfuggita!)
Quando se nera andata dall'appartamento di Verdugo Gardens aveva lasciato
ai Glazer quasi tutto quello che c'era dentro, perch lo caricassero in macchina
e se lo portassero a casa; l'idea era che i Glazer custodissero quelle cose fino
al ritorno di Bucky. Ma Norma Jeane sapeva che Bucky non sarebbe mai tornato.
Quantomeno non da lei.
Se mi amavi non mi avresti lasciata.
Se mi hai lasciata non mi amavi.
A parte i morti e i feriti e il mondo ridotto a un cumulo di macerie fumanti, a
Norma Jeane la Guerra piaceva. La Guerra era puntuale e affidabile, come il
sonno o la fame. La Guerra c'era, sempre. La Guerra era un valido argomento
di conversazione con chiunque. La Guerra era un programma radiofonico che
andava avanti e avanti e avanti. La Guerra era un sogno sognato da tutti. Durante
la guerra era impossibile sentirsi soli. Dal 7 dicembre 1941, cio da
quando i giapponesi avevano bombardato Pearl Harbor, la solitudine era
scomparsa. In tram, per strada, nei negozi, al lavoro, in qualsiasi momento potevi
chiedere con tono ansioso o partecipe o distaccato - Oggi  successo qualcosa?-
perch di sicuro qualcosa era successo o stava per succedere. C'erano continuamente
offensive che venivano scatenate in Europa o nel Pacifico. C'erano
continuamente notizie, buone notizie o cattive notizie. Occasioni per felicitarsi
col prossimo o per farsi consolare. Sconosciuti piangevano insieme.
Tutti stavano a sentire. Tutti avevano un'opinione.
Dopo il tramonto, come per l'avvicinarsi di un sogno comune, il mondo si
attutiva per tutti. Per Norma Jeane quello era un momento magico. I fari delle
macchine venivano schermati, spente le vetrine e le insegne. Improvvise e assordanti
si scatenavano le sirene antiaeree. E altrettanto improvvisi e assordanti
si scatenavano i falsi allarmi, le voci di un'imminente invasione. Ci si poteva
lamentare per la carenza di cibo e per altre carenze. Correvano voci di mercato
nero. Parlando con gli estranei, Norma Jeane, in tenuta da lavoro, pantaloni di
cotone e camicia e maglione e capelli raccolti sulla nuca con una fascia, si scopriva
una disinvoltura sorprendente. Mentre coi suoceri e coi cognati, e talvolta
anche col marito se di malumore, non era mai riuscita a essere spigliata, anzi
spesso incespicava nelle parole e cominciava a balbettare, adesso non le capitava
quasi mai di balbettare quando parlava con qualche estraneo gentile; e
con lei quasi tutti gli estranei erano gentili. Specialmente gli uomini erano
gentili. Norma Jeane si rendeva conto che gli uomini si sentivano attratti da
lei, anche quelli abbastanza vecchi da poterle essere nonni; riconosceva nei loro
occhi quello sguardo intenso e caldo che significava desiderio, e se ne sentiva
rassicurata. Purch si trovasse in un luogo pubblico. E qualora passassero
agli inviti. Le va di venire a cena? al cinema?, si limitava a sorridere e a mostrare
la fede. E qualora le chiedessero informazioni a proposito del marito, diceva;
 sotto le armi. In Australia. Certe volte si ud rispondere che era disperso,
in Nuova Guinea, e certe volte si ud rispondere che era caduto a Iwo Jima.
Ma perlopi gli estranei volevano parlare di come la Guerra aveva influito
sulla loro vita. Se almeno questa maledetta Guerra si decidesse a finire dicevano
rabbiosi. Mentre Norma Jeane pensava Se almeno questa benedetta Guerra continuasse per sempre.
Perch il suo lavoro alla Radio Plane dipendeva dalla carenza di operai maschi.
Per via della Guerra c'erano donne a guidare i camion, donne a guidare i
tram, donne che manovravano le gru, e persino donne-muratore e donne-imbianchino.
Dovunque ti girassi vedevi donne in uniforme. Norma Jeane calcol
che alla Radio Plane il rapporto tra uomini e donne era di uno a otto - escluso
ovviamente il livello direttivo, dove di donne non ce nera neanche una. Il suo
lavoro lo doveva alla Guerra, la sua libert la doveva alla Guerra. Il suo salario lo
doveva alla Guerra, e dopo appena tre mesi di lavoro alla Radio Plane venne
promossa e ottenne un aumento di venticinque centesimi l'ora. Alla catena di
montaggio si era dimostrata talmente coscienziosa ed efficiente che venne scelta
per una mansione pi delicata, la verniciatura. Plastica liquida spruzzata sulle
carlinghe degli aerei. L'odore era forte e nauseabondo. L'odore le penetr nel
cervello. Nel cervello un pullulare di bollicine minuscole come quelle dello
champagne. Il sangue le deflu dal viso e gli occhi parvero appannarsi. Sar meglio
che tu esca a prendere una boccata d'aria, Norma Jeane, le disse il caporeparto,
ma Norma Jeane ribatt: Non ho tempo! Non ho tempo - ridacchiando
e sfregandosi gli occhi - Non ho tempo. Aveva problemi con la lingua, che
sembrava essersi fatta di colpo troppo grossa per la bocca. Atterrita all'idea di
non mostrarsi all'altezza del nuovo compito e di venir rispedita alla catena di
montaggio o licenziata e mandata a casa. Perch non aveva casa. Perch il marito
l'aveva abbandonata. Razza di cagna patetica. Non voleva deludere, e non
avrebbe deluso. Alla fine il caporeparto la prese per un braccio e la accompagn
fuori dalla sala della verniciatura, e Norma Jeane si affacci a una finestra per respirare
un po' di aria fresca ma quasi subito torn al lavoro continuando a dire
che stava benissimo. Le mani si muovevano agilmente come animate di vita
propria, un'agilit che sarebbe progressivamente aumentata con le ore, i giorni,
le settimane, di pari passo con l'aumento della sua tolleranza per quella sostanza
chimica. Esattamente come le avevano detto - Finirai per non sentirne pi
neanche l'odore. (Per sapeva benissimo che i suoi capelli puzzavano di quella
roba, e altrettanto i vestiti. Sicch le toccava lavarsi ancor pi scrupolosamente,
e far prendere aria agli indumenti.) Rifiutandosi di pensare che le esalazioni potessero
permearle la pelle, i polmoni, e il cervello. Era fiera di esser stata promossa
cos rapidamente, e di avere ottenuto un aumento, e sperava di ottenere
un'altra promozione e un altro aumento. Sapeva che il caporeparto la considerava
una brava ragazza seria e laboriosa cui si potevano affidare incarichi delicati.
Sembrava una ragazzina, ma non si comportava da ragazzina. Non alla Radio
Plane! Costruendo bombardieri che avrebbero decimato il nemico. Vedeva il lavoro
in fabbrica come una specie di corsa, e lei quella corsa doveva vincerla, lei
che era stata una delle atlete pi veloci di tutto il liceo, che aveva anche vinto
una medaglia di cui era molto fiera, anche se quando aveva spedito la medaglia
a Gladys a Norwalk, Gladys non aveva mai risposto. (In un sogno aveva visto
Gladys con la medaglia appuntata al colletto del camicione verde dell'ospedale.
Possibile che quel sogno fosse realt? Non avrebbe mollato e non moll.)
Quel mattino di novembre, spruzzando vernice e lottando contro una sensazione
di nausea, temette l'arrivo anticipato delle mestruazioni, perch adesso
pur di mantenere quel posto combatteva i crampi a forza di aspirine anche se
sapeva che era sbagliato e che non era cedendo a quella tentazione che sarebbe
guarita, comunque le era capitato di chiedere un paio di giorni di malattia,
vergognandosi da morire. Quel mattino di novembre, spruzzando vernice era
decisa a non cedere, a non svenire, anche se le bollicine nel cervello la distraevano
pi del solito; si trov a sorridere di colpo nel rapimento allucinatorio di un futuro seducente.
Il Principe Misterioso in smoking e Norma Jeane nei panni della Principessa
Buona, abito bianco e lungo di tessuto luccicante. Passeggiando mano nella mano
sulla spiaggia al tramonto. I capelli di Norma Jeane ondeggiavano nella brezza.
Erano i capelli biondo platino di Jean Harlow che si diceva fosse morta perch la
madre Scientista si era rifiutata di chiamare il medico nonostante la figlia appena
ventiseienne fosse gravemente malata ma Norma Jeane non aveva paura perch sapeva
che si muore solo se si  deboli, e lei non sarebbe stata debole. Il Principe Misterioso
si ferm per sfilarsi la giacca dello smoking e avvolgerla intorno alle spalle
di Norma Jeane. Poi la baci delicatamente sulle labbra. Si ud una musica, una
romantica musica da ballo. Il Principe Misterioso e Norma Jeane cominciarono a
ballare ma subito Norma Jeane stup il suo cavaliere sfilandosi le scarpe e scalciandole
lontano sulla sabbia. Che meravigliosa sensazione ballare scalza mentre le onde
le lambivano i piedi! Il Principe Misterioso la guardava sbalordito perch era
pi bella di qualunque donna egli avesse mai visto, e mentre lui la guardava Norma
Jeane lo stup ancora, alz le braccia e le braccia diventarono ali e di colpo
Norma Jeane fu uno splendido uccello dalle piume bianche che volava su in alto,
sempre pi in alto finch il Principe Misterioso non fu che una figura sulla battigia
tra le onde scroscianti, con il volto alzato verso di lei nello sgomento dell'averla perduta.
A quel punto Norma Jeane alz lo sguardo dalle mani guantate che stringevano
la bombola della vernice e vide un uomo che la guardava dall'ingresso del
locale. Era il Principe Misterioso, con in mano una macchina fotografica.
...
.
...
PIN-UP 1945.
...
.
...
La vostra vita fuori dalla scena non  una vita accidentale. Verr reputata inevitabile.
Da Il manuale dell'attore e La vita dell'attore.
...
.
...
Per tutto quel primo anno di meraviglie che la investivano come le onde sulla
spiaggia di Santa Monica quand'era bambina avrebbe udito il calmo metronomo
della voce. Dovunque tu sia, io sono l. Prima ancora che tu raggiunga la tua meta io sar l, ad aspettarti.
L'espressione sulla faccia di Glazer! Per giorni e giorni i suoi commilitoni sulla
Liberty l'avrebbero spietatamente preso in giro per la faccia che aveva fatto
quando, sfogliando il numero del dicembre '44 di Stars e Stripes col suo
solito sguardo accidioso e annoiato, all'improvviso era arrivato a quella pagina.
Impietrito, bocca spalancata e occhi letteralmente fuori dalle orbite. Qualunque
cosa ci fosse stampata, su Glazer aveva avuto l'effetto di una scossa elettrica.
Poi quella specie di verso strozzato: Ges. Mia moglie. Questa  m-mia
moglie!" La rivista gli venne strappata di mano. Tutti a leggere INTREPIDE RAGAZZE
ALL'OPERA SUL FRONTE INTERNO e a guardare la foto a tutta pagina della
ragazza pi carina che avessero mai visto, musetto d'angelo incorniciato dai
riccioli biondo scuri sfuggiti alla fascia che teneva raccolti i capelli, splendidi
occhi malinconici e umide labbra allungate in un sorriso timido e dolce, fianchi
torniti e seno florido messi in risalto da una tuta da lavoro molto attillata,
mani da bambina che puntavano scherzosamente una bombola di vernice contro
l'obbiettivo della macchina fotografica.
Norma Jeane lavora nove ore al giorno alla Radio Plane Aircraft di Burbank,
California.  molto fiera del proprio contributo allo sforzo bellico:  un lavoro
faticoso, per mi piace! Qui sopra, Norma Jeane nella sala di assemblaggio delle
carlinghe. A sinistra, Norma Jeane in un momento di relax mentre pensa al
marito, il marinaio scelto Buchanan Glaser, attualmente di stanza nel Pacifico del Sud.
Canzonando quel povero ragazzo, stuzzicandolo - sul giornale c'era scritto
non Glazer bens Glaser, era proprio sicuro che quella ragazza fosse davvero
sua moglie? - e all'improvviso si scaten una zuffa per impadronirsi della rivista,
mani tiravano di qua e di l rischiando di farla a pezzi, e Glazer paonazzo
e furibondo che urlava: Bastardi! Piantatela! Dammi qua!  mia!"
E poi ci fu la copia di Pageant del febbraio 1945, confiscata da Sidney
Haring a una cricca di sogghignanti studenti del liceo di Van Nuys durante la lezione
di lettere e da Haring sprezzantemente gettata in un cassetto della cattedra
senza degnarla di uno sguardo, salvo poi ripescarla pi tardi in perfetta solitudine
e aprirla alla pagina che i ragazzi avevano maliziosamente contrassegnato
per scopi sicuramente inconfessabili, e di colpo ecco Haring sistemarsi meglio
gli occhiali sul naso e guardare, sbalordito. Norma Jeane! La riconobbe immediatamente
nonostante il trucco pesante e la posa sexy - testa leggermente
china di lato e bocca carica di rossetto dischiusa in un sorriso a met tra l'ebbro
e il trasognato, e occhi socchiusi in una ridicola pantomima di estasi. Indossava
una specie di camicia da notte semitrasparente che le arrivava a met coscia, e
scarpe col tacco alto, e tra i seni curiosamente puntuti stringeva un panda di
panno dal bizzarro sorriso ebete: Un po' di calde coccole per queste fredde nottate
d'inverno? Haring aveva il fiato corto. Aveva la vista appannata. Norma Jeane.
Dio santo? Guard e guard e guard. Si sent avvampare di vergogna. La colpa
era sua, lo sapeva. Non l'aveva salvata, pur potendolo fare. E come? Avrebbe
potuto provarci. Provarci con pi impegno. Avrebbe potuto fare qualcosa. E cosa?
Dirle che sposarsi cos giovane era uno sbaglio? Forse era rimasta incinta.
Forse era stata costretta a sposarsi. Avrebbe dovuto sposarla lui? Lui era gi sposato.
L'aveva conosciuta che aveva s e no quindici anni. Non c'era niente che
avrebbe potuto fare e non avesse fatto. Aveva scelto la strada giusta, quella di
mantenere le distanze. La strada giusta. Era da una vita che Sidney Haring sceglieva
strade giuste. Persino l'azzoppamento si era rivelato la strada giusta; gli
aveva evitato di finire sotto le armi. Aveva due bambini piccoli, aveva una moglie.
Amava la sua famiglia. La sua famiglia dipendeva da lui. A ogni nuovo anno
scolastico si ritrovava in classe qualche ragazzina nuova. Orfane, trovatelle,
adolescenti abbandonate. Adolescenti senza infanzia. Ragazzine bisognose di affetto.
Ragazzine che in Mr. Haring cercavano una guida. Un po' di conforto.
Un po' di amore.  inevitabile, sei il loro insegnante, sei maschio, sei relativamente
giovane. La Guerra rendeva il tutto ancor pi assurdo. La Guerra era un
sogno erotico pazzesco. Per i maschi. Per chi veniva percepito come tale. Mica
poteva salvarle tutte, no? Mica poteva rischiare di rimetterci il posto, no? Norma
Jeane era una figlia di nessuno. Il che era un segno del destino. La madre
era malata - non riusciva a ricordare bene di cosa, ma di sicuro la madre era
malata. Il padre - il padre cos'era? Era morto, ecco cos'era. E lui che avrebbe
potuto fare? Niente. Quello che aveva fatto, cio niente, era tutto quello che
aveva potuto fare. Non metterti nei guai. Non toccarle, mai. Be', non c'era da andarne
fieri, ma neanche da vergognarsene. Vergognarsi di che? Di niente, ecco
di che. Tuttavia c'era un mare di vergogna nello sguardo furtivo che Sidney
Haring lanci verso la porta dell'aula (le lezioni erano terminate, era improbabile
che entrasse qualcuno, tuttavia c'era sempre la possibilit che qualche studente
o qualche collega attardatosi nei corridoi si trovasse a passare davanti all'aula e
desse un'occhiata attraverso il vetro della porta) prima di strappare con cura la
pagina e liberarsi del resto della rivista gettandolo nel cestino dopo averlo infilato
in una busta usata (per evitare che il custode si incuriosisse). Un po' di calde
coccole per queste fredde nottate d'inverno? Haring bad a non stropicciare la foto
a tutta pagina della sua ex studentessa mentre si chinava ad aprire il cassetto pi
basso della cattedra e la infilava nella cartella dove conservava le poesie che Norma Jeane aveva scritto per lui.
So che non sar mai gi
Se ti lascerai amare tu.
E poi a marzo ecco l'ispettore Frank Widdoes del Dipartimento di Polizia di
Culver City intento a perquisire la fetida casa mobile del principale indiziato
in un caso di omicidio, per essere precisi, in un sensazionale caso di stupro omicidio, di stupro mutilazione omicidio, di
stupro mutilazione omicidio smembramento.
Widdoes e i colleghi della omicidi erano certi del fatto loro, quell'uomo era colpevole al cento per cento; per inchiodarlo mancava solo qualche prova che lo collegasse fisicamente alla ragazza uccisa (il cadavere smembrato era stato rinvenuto in una discarica a Culver City, la poverina era scomparsa da diversi giorni dall'appartamento dove abitava a West Hollywood, scritturata da un grosso studio cinematografico come sosia di Susan Hayward ma ultimamente rimasta senza lavoro, poi evidentemente aveva trovato quello psicopatico, e fine dei giochi), e l'ispettore era l che con una mano si stringeva il naso per non sentire la puzza di quel porcile e con l'altra rovistava in mezzo a un mucchio di riviste erotiche, e gli capit sottomano un numero di Pix aperto su due foto a tutta pagina, e l'ispettore Frank Widdoes guard e vide: Cristo santo! La ragazzina. Widdoes era come quei leggendari piedipiatti che nei film non dimenticano mai una faccia e non dimenticano mai un nome. Norma Jeane... come? Baker. Era in costume da bagno intero ma succinto e attillatissimo, il poco che copriva lo lasciava abbondantemente immaginare, e scarpe con tacchi vertiginosamente alti; una delle foto era frontale, l'altra era la classica posa da pin-up lanciata da Betty Grable, cio inquadrata di spalle con le mani sui fianchi e il volto girato verso l'obbiettivo e maliziosamente ammiccante; sul costume c'erano dei fiocchi, e fiocchi anche sulla massa biondo scura dei riccioli laccati, e il musetto infantile della ragazza era indurito da una crosta di trucco pesante. Nella foto frontale, Norma Jeane tendeva verso l'obbiettivo un pallone da spiaggia, con un'espressione languida e le labbra cariche di rossetto atteggiate a mo' di bacio. Qual  la cura migliore per le vostre malinconie invernali? Chiedetelo alla nostra Miss Marzo. Widdoes sent un dolore sordo al cuore. Come se gli avessero sparato, ma non un proiettile vero e proprio, piuttosto un caricatore di proiettili a salve.
Il collega di Widdoes gli chiese cos'avesse trovato, e Widdoes gli rispose bruscamente: Merda, ecco cos'ho trovato. Se frughi nei cessi non puoi trovare altro che merda.
E la copia di Pix arrotolata discretamente e infilata prudentemente nella tasca interna del soprabito.
E qualche tempo dopo ecco Warren Pirig in piedi nella roulotte che fungeva da ufficio per la sua rivendita di auto usate, sigaretta accesa stretta tra i denti mentre fissava sbalordito la copertina dell'ultimo numero di Swank. In copertina!
Norma Jeane? Cristo. L c'era la sua ragazza. Quella cui aveva rinunciato e che non aveva mai toccato. Quella cui pensava ancora, qualche volta.
Ma l era diversa, l era un'adulta, e ricambiava il suo sguardo come se la sapesse lunga. E non le dispiacesse affatto. Indossava una maglietta bagnata con la scritta USS Swank stampata all'altezza del petto, scarpe rosse coi tacchi alti, e nient'altro: la maglietta bianca aderiva al suo corpo come un guanto, e le arrivava a met coscia. Aveva i capelli biondo scuri raccolti in una crocchia da cui sgusciavano due o tre boccoli che le si avvitavano ai lati del viso. Dalla morbida rotondit dei seni si capiva che non aveva il reggipetto; e da come la maglietta aderiva alle anche e al bacino si capiva che non aveva le mutandine.
La faccia di Warren Pirig avvamp. Croll a sedere davanti alla malconcia scrivania
di formica. L'ultima volta che Elsie gli aveva parlato di Norma Jeane era
stato per dirgli che si era sposata ed era andata a vivere a Mission Hills e che il
marito si era imbarcato. Da allora Warren non aveva mai chiesto niente, ed
Elsie non gli aveva mai detto niente. E adesso... guardala l! Sulla copertina di
Swank e anche all'interno, due pagine di foto sempre in maglietta e tacchi
alti. A mostrare tette e culo come una puttana. Warren sent una fitta di desiderio
e al tempo stesso un conato di vomito, come se avesse mangiato qualcosa
di marcio. Perdio. La colpa  sua." Si riferiva a Elsie. Aveva smembrato la
loro famiglia. Gli prudevano le mani, aveva voglia di far male a qualcuno.
Nondimeno si premur di conservare quel numero speciale di Swank,
marzo 1945, nascondendolo nel cassetto della scrivania sotto un fascio di vecchie ricevute.
All'improvviso, mentre si trovava nella Mayer's Pharmacy, un mattino di aprile
che avrebbe ricordato a lungo (il giorno prima della morte di Franklin Delano
Roosevelt), Elsie Pirig sent la sua amica Irma chiamarla tutta eccitata, si volt
e la vide che sventolava il nuovo numero di Parade - Guarda un po' qui.
Dimmi se questa non  la ragazza che stava da te, quella che si  sposata un
paio d'anni fa!  lei, vero? Guarda! Elsie guard. Norma Jeane! Aveva le treccine
come quelle di Judy Garland in Il Mago di Oz e indossava un paio di attillati
pantaloni di velluto a coste e un golfino di lana lavorato a mano blu
chiaro ed era seduta su una staccionata, e sorrideva tutta contenta; sullo sfondo
pascolavano dei cavalli. Norma Jeane era molto carina e molto giovane ma,
guardando da vicino, come fece Elsie, in quel sorriso aperto e luminoso si notava
una certa tensione. Una tensione tale da scavarle due fossette sulle guance.
Primavera nella splendida San Fernando Valley! Per le istruzioni su come
realizzare questo delizioso golf vedi pag. 89. Elsie era talmente sbalordita che usc
dal negozio dimenticandosi di pagare la rivista; mont in macchina e and
dritta a Mission Hills per parlare con Bess Glazer, senza preoccuparsi di telefonare
per avvisarla. Bess, guarda qua! Guarda! Ti rendi conto? - sventolando
la rivista aperta davanti al faccione perplesso di Bess. Bess guard e aggrott la
fronte; era stupita, s, ma non molto stupita. Ah,  lei. Con grande meraviglia
di Elsie, Bess non aggiunse altro e la precedette in cucina, dove, aperto il
cassetto del tavolo davanti al lavello, cav la copia di Stars e Stripes, dicembre
1944, con il servizio sulle INTREPIDE RAGAZZE ALL'OPERA SUL FRONTE INTERNO.
Ed ecco Norma Jeane - anche l! Per la seconda volta quel giorno Elsie
si sent come se le avessero sferrato un calcio in piena pancia. Si accasci su
una sedia e guard Norma Jeane - sua figlia, la sua bambina! - in tuta da lavoro,
che sorrideva all'obbiettivo come Elsie non l'aveva mai vista sorridere a
nessuno. Come se il fotografo fosse il suo pi caro amico. O forse era l'obbiettivo a
essere il suo pi caro amico. Elsie si sent scuotere da un'ondata di emozioni:
sconcerto, pena, vergogna, orgoglio. Come mai Norma Jeane non aveva sentito
il bisogno di gioire insieme a lei per quelle splendide notizie? Bess le stava
dicendo, col solito tono acidulo: Ce l'ha spedito Bucky. Suppongo che ne sia
orgoglioso. Al che Elsie: Perch, tu no? Bess rispose stizzita: Orgogliosa di
una cosa del genere? Certo che no. Per noi Glazer c' da vergognarsi. Elsie
scosse la testa, incredula e indignata. Per me invece  meraviglioso. Io ne sono
orgogliosa. Norma Jeane diventer una modella, una stella del cinema! Aspetta
e vedrai. Bess disse: Quella ragazza  la moglie di mio figlio. Il suo dovere di
moglie viene prima di qualsiasi altra cosa.
Elsie non se ne and sbattendo la porta; si ferm a casa di Bess, e Bess prepar
il caff, e le due donne parlarono e si fecero un bel pianterello ricordando la loro perduta Norma Jeane.
...
.
...
AFFITTASI.
...
.
...
Per il vero attore, qualsiasi ruolo  comunque un'opportunit. Non esistono ruoli secondari.
Da Il manuale dell'attore e la vita dell'attore.
...
.
...
Nella sua prima settimana con l'Agenzia Preene, Norma Jeane fu Miss Articoli
d'Alluminio 1945. In aderentissimo abito di nylon bianco con scollatura vertiginosa,
fili di perle finte e orecchini di perle finte, scarpe bianche col tacco alto,
guanti bianchi lunghi fino al gomito e gardenia bianca tra i capelli lumeggiati
lunghi fino alle spalle. Quattro giorni di fiera dei casalinghi a Los Angeles,
con lei in piedi per ore su una pedana circondata da sfavillanti suppellettili
in alluminio, a distribuire opuscoli alle persone interessate - perlopi maschi.
Pagata dodici dollari al giorno inclusi vitto (minimo) e biglietto del tram.
La seconda settimana fu Miss Articoli di Carta 1945. In abito di carta crespata
bianca che frusciava a ogni minimo movimento e le si incollava sotto le
ascelle, e con in testa una coroncina di carta dorata. In una sala per congressi
nel centro di Los Angeles, a dispensare opuscoli e campioni di articoli di carta:
tovaglioli, carta igienica, assorbenti igienici (dentro buste marroni non reclamizzate).
Pagata dieci dollari al giorno compresi vitto (minimo) e biglietto del tram.
Poi fu Miss Ospitalit all'Esposizione delle Attrezzature Chirurgiche, a Santa
Monica. Miss Prodotti Caseari della California del sud 1945, in tacchi alti e costume
da bagno bianco con grosse macchie nere da mucca pezzata. Fu una delle
hostess showgirl all'inaugurazione del Luxe Arms Hotel a Los Angeles e all'inaugurazione
della Rudy Steakhouse a Bel Air. In tenuta nautica - blusa alla
marinara e gonnellino cono, calze di seta e tacchi alti - fu una delle hostess al
Salone della Nautica di Rolling Hills. In scanzonata tenuta da cowgirl - giacca
e gonna di pelle con frange, stivali col tacco alto, cappello a larghe falde, e sull'anca
tornita una fondina con una sei colpi argentata (scarica) - fu Miss Rodeo
1945 a Huntington Beach (dove sotto le luci abbaglianti dei riflettori veniva
periodicamente presa al lazo dall'ammiccante presentatore della serata).
Niente appuntamenti coi clienti. Per nessuna ragione al mondo  possibile accettare
mance di clienti. I clienti pagheranno direttamente l'Agenzia. La violazione
di queste regole comporta l'interruzione del rapporto con l'Agenzia.
Contro il dolore e la febbre dovuti ai crampi prendeva aspirine. Quando le
aspirine non furono pi sufficienti cominci a prendere roba pi forte
(codeina? - Cos'era esattamente la codeina?) prescrittale dal medico consulente
dell'Agenzia Preene. Il lancinante flusso mestruale. Il lancinante dolore alla testa.
Spesso le si offuscava la vista da uno o da entrambi gli occhi. Nei giorni
peggiori era costretta a non lavorare. Ogni giorno di lavoro perduto, per quanto
poco la pagassero, le doleva come un dente cariato. E se fosse diventata cieca?
E se fosse finita a brancolare con il bastone bianco, o arrancando come una
vecchia? Aveva il terrore di ridursi come la donna che un tempo le era stata
madre. Aveva il terrore di non mostrarsi all'altezza. Aveva il terrore che i cani
venissero ad annusarle l'inguine. Bench rinforzati con strati di tovaglioli di
carta, gli assorbenti igienici si inzuppavano nel giro di un'ora. E dove poteva
andarsi a cambiare? E quanto spesso poteva farlo? L'avrebbero capito, avrebbero
notato quell'andatura a gambe rigide come se avesse un'asse tra le cosce. Era
disperata; erano finiti i bei tempi quando poteva restarsene chiusa in casa a lamentarsi,
sdraiata sul letto, come faceva a Verdugo Gardens e dai Pirig, dove
Zia Elsie veniva a portarle la borsa dell'acqua calda e una scodella di latte tiepido.
Come andiamo, cara? Tieni duro, passer.
Adesso non c'era nessuno che le volesse bene. Adesso era sola. Stava mettendo
da parte i soldi per comprare la macchina usata di un amico di Otto Ose.
Aveva preso in affitto una camera ammobiliata a West Hollywood, a pochi
passi dallo studio di Otto Ose. Spediva banconote da cinque dollari a Gladys,
all'ospedale psichiatrico di Norwalk - Solo per farti un salutino, Mamma!
La consideravano una delle nuove modelle pi promettenti dell'Agenzia
Preene. Era una modella molto richiesta. Il proprietario dell'agenzia non gradiva
il giallo rigovernatura dei suoi capelli. Sempre che non fosse giallo
bid. Le tocc pagarsi una seduta dal parrucchiere - tinta lumeggiata. Le
tocc pagarsi le lezioni di portamento e posa impartite dall'agenzia stessa. In
certi casi ci pensava l'agenzia a fornirle gli indumenti per i vari impegni, ma
perlopi doveva sbirgarsela lei. Per le calze doveva sbrigarsela lei. Per il deodorante,
il trucco, la biancheria intima doveva sbrigarsela lei. Guadagnava, eppure
continuava a chiedere prestiti: all'agenzia, a Otto Ose, ad altra gente. Aveva
il terrore che le si smagliassero le calze; l'avevano vista (in tram, gente che non
conosceva) scoppiare a piangere notando sulle calze una di quelle minuscole
sdruciture che annunciano l'imminenza di una smagliatura catastrofica. Oh
no. Dio mio, ti prego, no. Adesso che era una modella dell'Agenzia Preene, tutte
le catastrofi si equivalevano: il terrore di sudare nelle giornate di afa, il terrore
di puzzare nonostante il deodorante, il terrore di macchiare un vestito. E che
tutti se ne accorgessero. Perch tutti la guardavano. Anche quando non stava
facendosi fotografare da Otto Ose nel suo studio fotografico, davanti alle luci
spietate dei riflettori e davanti al suo sguardo spietato. Aveva osato uscire dallo
specchio, e adesso tutti la guardavano. Non c'erano angoli dove potersi nascondere.
All'orfanotrofio poteva nascondersi in bagno. Poteva nascondersi
sotto le lenzuola. Poteva sgusciare fuori dalla finestra e andarsi a nascondere
sul tetto. Oh, quanto le mancava la Casa! Le mancava Fleece. A Fleece voleva
bene come a una sorella. Oh, quanto le mancavano le sue sorelline - le mancava
Debra Mae, le mancava Janette, le mancava Sorcio. Ma Sorcio era lei. Le
mancava la Dottoressa Mittelstadt, cui di tanto in tanto continuava a mandare
qualche poesia. Nelle Ombre della Notte il bagliore delle stelle  pi casto. Nel nostro
cuore sappiamo ci che  giusto. Otto Ose, che l'aveva fotografata alla Radio
Plane Aircraft e che vedeva dentro il suo cuore, rideva di quelle romanticherie.
L'occhio lagnoso dell'orfanella. Otto Ose che le diceva a brutto muso che la
pagavano fior di quattrini per essere speciale, sicch o si impegnava a essere
speciale o allora era meglio togliersi dai piedi. Certo che si sarebbe impegnata!
Sarebbe diventata speciale. A costo di lasciarci la pelle. Poich persino
Gladys aveva creduto in lei, no? Non era per quello che le aveva fatto prendere
lezioni di canto e lezioni di piano? Non era per quello che la mandava a scuola
con vestiti che sembravano costumi di scena?
Otto Ose, il Principe Misterioso. Era piombato su di lei nella sala verniciature
e aveva cominciato a scattare foto per Stars e Stripes, decine di scatti,
decine di foto di lei in tuta da lavoro, continuando a scattare incurante delle
sue proteste, incurante della sua timidezza e di come, dopo le famigerate foto
che le aveva fatto Bucky, si vergognasse a farsi fotografare; l'aveva inseguita
tutt'attorno alle carlinghe da verniciare, infischiandosene delle sue proteste e
delle sue preghiere. Era l per conto delle Forze Armate USA, e quella era una
grossa responsabilit. Per lui, ma anche per lei. I soldati americani che rischiavano
la vita per difendere la patria avevano bisogno di farsi sollevare il morale
da qualche foto di belle figliole - Non mi dirai che del morale delle nostre
truppe non te ne frega niente, vero? Sarebbe alto tradimento! Otto Ose l'aveva
fatta ridere, anche se era l'uomo pi brutto che avesse mai visto. Click click
click, chino sulla macchina fotografica e scrutandola come un ipnotizzatore.
Lo sai chi  il mio capo a "Stars e Stripes? Ron Reagan. Norma Jeane scosse
la testa, confusa. Reagan? Ronald Reagan, l'attore? Quel finto Clark Gable?
Norma Jeane non riusciva a capire cosa c'entrasse un attore col giornale delle
Forze Armate. Anzi, cosa c'entrasse un attore con qualcosa di reale, qualsiasi
cosa fosse. "Tette, culi e gambe, Ose - questa  la tua missione," mi ha detto
Ronald Reagan. Se crede che sia facile trovare dei culi decenti in un posto come
questo, vuol dire che di fabbriche e di operai quel coglione non ne sa proprio
niente. L'uomo pi villano e brutto che Norma Jeane avesse mai conosciuto!
Per Otto aveva ragione. L'aveva salvata dal nulla proprio come le aveva
promesso, e aveva ragione. La gente che la ingaggiava pagava fior di quattrini e
aveva tutto il diritto di pretendere una ragazza speciale e non una qualsiasi zotica
di provincia. Norma Jeane aveva imparato a non offendersi, e, a maggior
ragione, a non scoppiare a piangere quando la esaminavano come se fosse un
manichino. O una mucca. Quel rossetto  troppo scuro. Sembra una puttana.
Di, Maurie: al giorno d'oggi il rossetto  di gran moda. Ha troppo seno.
E si vedono i capezzoli. Cavolo, Maurie, questa ragazza ha un seno
perfetto! Cos', preferiresti un paio di zinnette mosce? E poi che c'entrano i capezzoli?
Hai qualcosa contro i capezzoli? Ride troppo.  come se avesse un
tic. Maurie, le sane ragazze americane ridono molto. Se volessimo delle piagnone
non avremmo bisogno di modelle, ci basterebbe tua moglie. Per
questa qui esagera, sembra Bugs Bunny! Ma fammi il piacere, Maurie! Tu di
donne non capisci un corno. Non lo vedi che  timida? Non me ne frega
niente se  timida, qui stiamo parlando di lavoro. Cazzo, Maurie. Vorresti
rimandarla indietro? Vorresti rimandare indietro questo faccino d'angelo?
Mel, piantala di fare lo stronzo. Se la rimandiamo indietro perdiamo i venti
dollari dell'agenzia pi gli otto per la macchina. Non siamo mica milionari. La
ragazza resta, va benissimo cos com'.
Ne era fiera: alla fine le permettevano di restare, sempre.
Durante la sua prima settimana con la Preene Agency si imbatt in un'elegantissima
ragazza dai capelli rossi che usciva dall'agenzia proprio mentre lei arrivava;
la ragazza scendeva le scale pestando rabbiosamente i tacchi sui gradini,
bella ragazza dai capelli rosso scuri che le spiovevano sugli occhi secondo la
moda lanciata da Veronika Lake, in un abitino attillato di jersey nero un po'
umido sotto le ascelle, rossetto cremisi e guance imbellettate, e un profumo
talmente forte da far lacrimare gli occhi nel raggio di cinque metri. Doveva essere
solo di pochi anni pi vecchia di Norma Jeane, ma gi si cominciavano a
intravedere le prime rughe. La ragazza dai capelli rossi si ferm a fissare Norma
Jeane dopo aver rischiato di finirle addosso in quella sua discesa irruente,
poi la afferr per un braccio: Sorcio! Dio santo! Tu sei Sorcio, vero? Norma... Jeane?
Era Debra Mae, una delle sorelline dell'orfanotrofio! Debra Mae, che aveva
la brandina accanto a quella di Norma Jeane e che ogni sera si addormentava
piangendo, sempre che (poich l alla Casa non si capiva mai bene come andassero
queste cose) ad addormentarsi ogni sera piangendo non fosse invece
Norma Jeane. Ma adesso Debra Mae era diventata Lizbeth Short, nome che,
come le spieg rabbiosamente, non aveva scelto lei e che odiava con tutto il
cuore. Faceva la modella per la Preene, per l'avevano sospesa. O forse (ma
Norma Jeane non aveva capito bene, e non os approfondire) Debra Mae era
stata buttata fuori dall'agenzia. E l'agenzia si era tenuta i suoi soldi. Debra
Mae raccomand a Norma Jeane di non fare lo sbaglio che aveva fatto lei, e
ovviamente Norma Jeane le domand di che sbaglio si trattasse, e Debra Mae
le disse: Prendere soldi dai clienti. Se lo fai, e se l'agenzia ti scopre, finisce che
quei soldi se li intascano loro. Norma Jeane era confusa. Intascano cosa?
Credevo che l'agenzia non lo permettesse. Questo  quello che sostengono
loro, in teoria, disse Debra Mae, con una smorfia amara. Io volevo fare la
modella sul serio e volevo fare un provino con una casa di produzione, solo
che... - scuotendo con forza la testa - ... non  andata esattamente cos.
Norma Jeane si sforzava di capire, e disse: Vuoi dire... che ti sei fatta dare dei
soldi dai clienti? Per uscirci? Notando negli occhi di Norma Jeane un'espressione
che non le piaceva, Debra Mae sbott: Lo trovi cos disgustoso?. Cos assurdo". Perch? Forse perch non sono sposata? (Lo sguardo di Debra Mae scivol sulla mano sinistra di Norma Jeane, ma ovviamente Norma Jeane non portava pi n fede n anello di fidanzamento; le modelle sposate non le ingaggia nessuno.) No, no, figurati... Forse perch anche tu pensi che soltanto
le donne sposate abbiano il diritto di farsi pagare per scopare? Debra Mae, non... Ti disgusta il fatto che io abbia bisogno di soldi? Va' al diavolo.
Debra Mae allontan Norma Jeane con una spinta e riprese la sua discesa
furiosa, schiena dritta e testa fulva eretta. Sui gradini i suoi tacchi alti schioccavano
come nacchere. Norma Jeane strinse gli occhi guardando la sorellina
che non vedeva da quasi otto anni, stordita come se Debra Mae le avesse mollato
una sberla. Nella sua memoria ferita, un giorno avrebbe avuto la certezza
che Debra Mae le avesse effettivamente mollato una sberla. Norma Jeane grid,
implorante: Aspetta, Debra Mae. Aspetta... Hai notizie di Fleece? Debra
Mae le rispose senza neanche voltarsi, crudele: Fleece  morta?
...
.
...
FIGLIA E MADRE.
...
.
...
Non ero ancora fiera, aspettavo di esserlo. Sped a Gladys Mortensen presso l'Ospedale Psichiatrico di Norwalk una decina di foto accuratamente scelte tra quelle pubblicate da Parade, Family Circle e Collier's. Non erano foto
provocanti come quelle pubblicate da Laff, Pix, Swank e Peek, bens
foto di Norma Jeane interamente e sobriamente vestita: col golfino di maglia
fatto a mano; in jeans e camicia scozzese e capelli a trecce come quelle di Judy
Garland in Il Mago di Oz, inginocchiata accanto a due agnellini mentre sorrideva
contenta carezzando la loro soffice lana candida; in tenuta da scolaretta -
gonna scozzese a pieghe, maglioncino bianco a collo alto, mocassini, calzettoni
bianchi, capelli a coda di cavallo - e con un gran sorriso mentre diceva Salve! a
qualcuno dietro la macchina fotografica, o forse Addio!
Ma Gladys non rispose mai.
Non mi interessa. Perch dovrebbe?
Un sogno che aveva cominciato a fare. O forse lo faceva da un pezzo e non se
lo ricordava. Tra le gambe, un taglio. Una ferita profonda. Nient'altro - una ferita.
Un profondo nulla dal quale sgorgava sangue. In una variante di quel sogno,
che avrebbe chiamato sogno del taglio, lei era di nuovo bambina e Gladys stava
per immergerla nell'acqua bollente promettendole che quel bel bagnetto l'avrebbe
purificata e migliorata, e Norma Jeane si teneva afferrata alle mani di
Gladys, combattuta tra il desiderio e il terrore di lasciarle andare.
E invece mi interessa. Perch negarlo?
Adesso guadagnava sia come modella della Preene Agency sia come attrice
esordiente dello Studio, sicch decise di far visita a Gladys all'ospedale di
Norwalk. Parlando al telefono con uno dei medici aveva appreso che Gladys
Mortensen era vicina al massimo livello di guarigione possibile nel suo caso.
Da quando l'avevano ricoverata, dieci anni prima, la paziente era stata sottoposta
a diversi cicli di elettroshock che avevano sensibilmente ridotto le crisi;
attualmente era sottoposta a un intenso regime farmacologico per prevenire
attacchi depressivi e maniacali. Stando ai verbali dell'ospedale, da anni
Gladys Mortensen non tentava pi di far male a se stessa - o agli altri. Norma
Jeane aveva chiesto allo psichiatra se una sua visita a Gladys potesse creare dei
problemi, e lo psichiatra le aveva risposto: Problemi a lei o a sua madre, Miss Baker?
Norma Jeane non vedeva la madre da dieci anni.
Eppure la riconobbe all'istante, magra e smunta donna vestita con uno
sbiadito camice verde dall'orlo sghembo, o forse era soltanto abbottonato male.
M-mamma? Oh, mamma! Sono Norma Jeane. In seguito, nel ricordo di
Norma Jeane, tutt'e due avevano pianto durante quel suo goffo abbraccio che
la madre non aveva ricambiato ma cui non si era sottratta; in realt fu solo
Norma Jeane a piangere, sorpresa per la cruda emozione di quell'incontro.
Nelle prime lezioni di recitazione non riuscivo mai a piangere a comando. Dopo
Norwalk ci riuscii. Erano nel salone delle visite, insieme a una decina di estranei.
Norma Jeane sorrise alla madre, e le sorrise, e le sorrise. Tremava parecchio,
e le mancava il fiato. E le pizzicava il naso, il perch lo cap con una fitta
di vergogna: Gladys puzzava, un'acre puzza di pelle sporca. Gladys era pi bassa
di quanto ricordasse Norma Jeane, s e no un metro e sessantacinque. Ai
piedi aveva delle sudicie pantofole di panno, e calzettoni altrettanto sudici. Il
camice verde sbiadito era giallognolo sotto le ascelle. All'altezza dell'inguine
mancava un bottone, e il colletto lasco lasciava intravedere il suo torace concavo.
Anche i capelli erano sbiaditi, d'un castano spento e quasi grigio, stopposi.
Il viso, che un tempo era stato cos carico di vita, adesso sembrava spento, la
pelle molle e vizza come carta di crespo. Gli occhi erano brutalmente nudi,
spogli, come se, pens Norma Jeane con orrore, Gladys si fosse strappata uno
a uno tutti i peli delle sopracciglia e delle ciglia. Ed erano occhi piccoli e infidi,
acquosi, incolori. Quella bocca che aveva saputo essere cos seducente e
maliziosa, adesso era esile ed esangue, nient'altro che un taglio. Gladys poteva
essere tanto una quarantenne quanto una sessantenne. Buon Dio, poteva essere chiunque! Un'estranea qualunque.
Per le infermiere dell'ospedale ci stavano confrontando. Qualcuno doveva avergli
detto che la figlia di Gladys Mortensen era una modella, una cover girl, e adesso
volevano vedere coi loro occhi se madre e figlia si somigliavano.
"M-mamma? Ti ho portato un paio di cose. Le Poesie Scelte di Edna St.
Vincent Millay, piccola edizione rilegata che Norma Jeane aveva comprato a
Hollywood in un negozio di libri usati. Un delizioso scialle grigio chiaro lavorato
a maglia, regalo di Otto Ose a Norma Jeane. E un portacipria di tartaruga.
(Ma dove aveva la testa Norma Jeane? Dentro il portacipria c'era uno specchietto,
ovviamente. Una delle sempre incombenti infermiere accorse per dire
a Norma Jeane che non poteva lasciare quell'oggetto alla madre. - Lo specchio
potrebbe essere spaccato e usato per scopi spiacevoli.)
Per le fu permesso portar fuori la madre, nel giardino dell'ospedale. Gladys
si era ripresa abbastanza da poter usufruire di permessi esterni. Camminarono
lentamente e penosamente, i piedi gonfi di Gladys trascinati con uno strazio
che Norma Jeane non pot fare a meno di sospettare esagerato come per
una parodia crudele. Chi era mai quella vecchia arcigna che interpretava il
ruolo di Gladys, madre di Norma Jeane? Bisognava ridere o piangere? La vera
Gladys Mortensen non era sempre stata agile e rapida nei movimenti, e inquieta,
e insofferente con la lentezza dei poltroni? Norma Jeane avrebbe voluto
prendere sottobraccio la madre, infilare il proprio braccio sotto il braccio
esile e macilento della madre, ma non os. Temeva che la madre non gradisse.
La Gladys che lei ricordava non amava essere toccata. A ogni pur lento movimento
della madre, Norma Jeane avvertiva una folata di quel lezzo acre di sudore e sporcizia.
Il corpo che gradualmente si disfa. Io mi laver sempre meticolosamente. Sar
sempre pulita. Pulita! Non finir mai come lei.
Finalmente furono fuori, nell'aria tersa e ventilata. Norma Jeane esclam:
Mamma! Qui si sta proprio bene, vero?
La voce pi stridula del solito, infantile.
Dovendo lottare con l'istinto di liberarsi dall'ingombro materno e correre via, via!
Norma Jeane osservava nervosamente le panchine vecchie e malandate, l'erba
rinsecchita e grigiastra. Aveva la netta sensazione di essere gi stata in quel
posto. Ma quando? Non era mai andata a far visita a Gladys all'ospedale, eppure
quei luoghi le sembravano familiari. Si chiese se Gladys le avesse trasmesso
i propri pensieri, magari in sogno. Da bambina era convinta che Gladys
avesse di quei poteri. Ebbe la certezza di riconoscere quello spiazzo dietro l'ala
ovest dell'edificio principale. Quell'area asfaltata designata dal cartello CONSEGNE.
Quelle palme acciaccate, quello sgorbio di eucalipto. Il secco frusciare
delle foglie di palma nel vento. Il respiro dei morti. Ansiosi di tornare. Nel ricordo
di Norma Jeane la superficie del complesso era pi ampia e mossa, e fra
l'altro non si trovava al centro di una congestionata area urbana bens nel pieno
della campagna californiana. Eppure quel cielo era identico al cielo nel ricordo
di Norma Jeane, luminose chiazze di nubi che il vento sospingeva dall'oceano verso l'entroterra.
Norma Jeane stava per chiedere a Gladys in che direzione volesse andare,
ma gi Gladys, senza dire una parola, si era staccata da lei e arrancava verso la
panchina pi vicina. L croll a sedere di schianto. Incrociando le braccia sul
petto angusto e curvando le spalle come se avesse freddo, o fosse indispettita.
Gli occhi socchiusi sotto le gonfie palpebre da tartaruga. La stoppia dei capelli
che palpitava rigida nella brezza. Norma Jeane copr premurosamente le spalle
della madre con lo scialle di maglia. Sei un po' pi calda adesso, Mamma?
Oh, ma lo sai che questo scialle ti sta veramente bene? Norma Jeane non riusciva
a controllare la propria voce. Si sedette accanto a Gladys, sorridendo. Era
confusa, perch si ritrovava nel pieno di una scena da film ma nessuno le aveva
dato le battute del copione; doveva improvvisare. Non osava dire a Gladys che
quello scialle le era stato regalato da un uomo di cui non si fidava, un uomo
che lei adorava e al tempo stesso temeva, un uomo che l'aveva salvata. L'aveva
fotografata in pose artistiche con quello stesso scialle provocantemente
drappeggiato sulle spalle nude; sotto lo scialle un vestito senza spalline, rosso, di un
nuovo materiale sintetico che calzava come un guanto, senza reggiseno e con
i capezzoli che, sfregati col ghiaccio ( un trucco vecchio come il mondo, ma
funziona sempre le aveva detto Ose), premevano sul tessuto duri e tondi come
chicchi d'uva. Quelle foto sarebbero comparse su Sir!, il nuovo rotocalco del milionario Howard Hughes.
Otto Ose sosteneva di aver comprato lo scialle apposta per Norma Jeane, il
suo primo e unico regalo per lei, ma Norma Jeane era quasi certa che quello
scialle il fotografo l'avesse trovato da qualche parte, magari sul sedile posteriore
di una macchina incustodita. Oppure l'aveva preso a un'altra delle sue ragazze.
In quanto marxista puro, Otto Ose sosteneva che gli artisti avessero il
diritto di appropriarsi di tutto ci che gli garbava.
Figurarsi come avrebbe reagito Otto Ose vedendo Gladys!
Ci fotograferebbe insieme. Non succeder mai.
Norma Jeane chiese a Gladys come si sentisse, e Gladys bofonchi qualcosa
di inintelligibile. Norma Jeane chiese a Gladys se le avrebbe fatto piacere venirla
a trovare di tanto in tanto. - Il dottore mi ha detto che puoi venire
quando vuoi. Dice che sei "quasi guarita". Potresti fermarti a dormire da me, o
magari venire anche solo per un paio d'ore. Norma Jeane abitava in un monolocale
minuscolo, con un lettino singolo. Se Gladys avesse accettato l'invito
di passare la notte a casa sua, lei dove avrebbe dormito? Be', magari avrebbero
potuto dormire insieme nel lettino singolo. Era eccitata, ma anche in ansia,
perch improvvisamente le erano tornate in mente le parole del suo agente,
I. E. Shinn, che le aveva raccomandato di non dire a nessuno che aveva una
madre instabile - Altrimenti finisce che per loro la pazza sei tu.
Ma Gladys non sembrava granch interessata all'invito della figlia. Grugn
una risposta vaga. Norma Jeane, tuttavia, ebbe la sensazione che Gladys fosse
contenta dell'invito, ma che per non si sentisse ancora pronta per accettarlo.
Norma Jeane strinse con forza la mano della madre, esile, secca, e inerte. Oh,
Mamma,  passato c-cos tanto tempo. Mi dispiace. Norma Jeane sapeva che se
era passato cos tanto tempo la colpa era soltanto sua; colpa sua perch finch
era stata sposata con Bucky Glazer non aveva osato far visita a Gladys. I Glazer
le facevano paura. Aveva il terrore del giudizio di Bess Glazer. Frug nella borsetta
e, cavatone un fazzolettino di carta, si sfreg delicatamente gli occhi. Era
obbligata a mettersi il mascara anche quando non lavorava, perch le ragazze
della Preene dovevano sempre mostrarsi al meglio di s; aveva il terrore che il
mascara le colasse sul viso come inchiostro. Adesso i suoi capelli erano di un bel
color miele scuro, ondulati e non pi ricci; i fitti riccioli infantili di
Norma Jeane erano out; all'Agenzia le avevano detto che con quei boccoli sembrava la
figlia di un okie", parata a festa per la foto da Woolworth. Ovviamente avevano
ragione. Otto Ose le aveva detto la stessa cosa. Quelle sopracciglia spelacchiate,
quel modo di piegare la testa, quei vestiti dozzinali, persino quel modo di respirare
- erano tutti sbagliati e andavano corretti. ( Come ti sei conciata? le aveva
chiesto Bucky Glazer l'unica volta che si erano visti dopo il congedo. Cosa diavolo
stai cercando di diventare, una donna sofisticata? Ferito e amareggiato. Si
vergognava agli occhi dei parenti. Mai nessun Glazer aveva divorziato. Mai nessun Glazer era stato piantato.)
Norma Jeane stava dicendo: Mamma, ti ho mandato le mie foto di nozze.
Credo... credo che sia giusto che tu lo sappia... non sono pi sposata. Allung
la mano sinistra, che tremava vistosamente e che ormai era priva di
anelli. Mio m-marito... eravamo troppo giovani... Ha deciso che... che non
voleva... Se fosse stata la scena di un film, quella ragazza appena divorziata
sarebbe scoppiata a piangere e la madre l'avrebbe consolata, ma Norma Jeane
sapeva che non sarebbe andata cos, perci trattenne le lacrime. Sapeva che il
suo pianto avrebbe turbato Gladys, o pi probabilmente l'avrebbe irritata.
Non p-puoi amare un uomo che non t-ti ama pi, non  cos, Mamma? Perch
quando ami davvero qualcuno  come se le vostre anime fossero una sola,
e in essa vi  Dio; ma se invece non ti ama... Norma Jeane tacque, incerta sul
senso di ci che intendeva dire. Oh se l'aveva amato, Bucky Glazer! L'aveva
amato pi della vita stessa. Eppure quell'amore si era inspiegabilmente dissolto.
Sperava proprio che Gladys non le chiedesse notizie di Bucky e del divorzio; e Gladys non gliene chiese.
Rimasero a lungo cos, sedute tra le chiazze di sole, sorvolate da veloci ombre
di nuvole come da uccelli rapaci. La giornata era bella, eppure nel giardino
c'erano solo due o tre pazienti. Norma Jeane si chiese che rapporti avessero
con sua madre gli altri ricoverati. Peccato che Gladys non avesse portato con
s il libro, che l'avesse dimenticato nella sala visite. Peccato, sarebbe stato bello
leggere qualche poesia insieme! Che bei ricordi aveva Norma Jeane di quando
Gladys le leggeva le poesie! E delle loro lunghe e sognanti passeggiate domenicali
a Beverly Hills, a Bel Air, a Los Feliz. Le ville delle stelle del cinema.
Gladys ne aveva conosciute parecchie. Era stata ospite in alcune di quelle
grandi dimore, accompagnata dal bel padre di Norma Jeane, l'attore.
E adesso  il mio turno. Certo!
Mamma, dammi la tua benedizione.
Se suo padre abitava ancora a Hollywood, e quando Gladys sarebbe stata
dimessa dall'ospedale, come sembrava probabile, e quando sarebbe andata ad
abitare con Norma Jeane - e quando la carriera di Norma Jeane sarebbe decollata
come Mr. Shinn sembrava sicuro dovesse succedere... - nella mente
di Norma Jeane fervevano decine di domande eccitate, come accadeva spesso
in piena notte, quando si svegliava con la camicia da notte zuppa di sudore, e zuppe pure le lenzuola.
Norma Jeane torn a frugare nella borsa, che era piena di cianfrusaglie (un
minuscolo set da trucco, per situazioni di emergenza, assorbenti igienici,
deodorante, spille di sicurezza, e vitamine e soldi spicci e un taccuino per annotare
appunti e pensieri), e ne cav una busta con dentro le sue foto pi recenti
uscite sui rotocalchi. Erano esclusivamente foto buone, cio niente di provocante
o volgare. Le aveva messe in bell'ordine per poterle presentare una alla
volta, come doni, agli occhi della madre, che gradualmente si sarebbero riempiti
di orgoglio e di emozione. Ma Gladys si limit a grugnire Huh! - guardando
le foto con espressione indecifrabile. Le sue sottili labbra esangui si fecero
ancor pi sottili. In seguito Norma Jeane avrebbe pensato Che abbia creduto
di essere lei la donna ritratta nelle foto? Lei da giovane? Oh, M-mamma,
quest'anno  stato cos eccitante, cos meraviglioso, c-come una delle favole di
Nonna Della. Certe volte quasi non riesco a crederci! Sono una modella. Ho
un contratto con lo Studio - proprio dove lavoravi tu. Con le foto guadagno
gi quanto basta per vivere.  il lavoro pi facile del mondo! Ma perch stava
dicendo quelle cose? La verit era un'altra, la verit era che la sua vita era una
vita di lavoro duro, di lavoro pieno di preoccupazioni, un lavoro che di notte
la teneva sveglia per l'ansia, un lavoro duro come mai nessuno di quelli che
aveva fatto prima, pi logorante e massacrante perfino del lavoro alla Radio
Plane; era come camminare sul filo, senza rete e sempre con addosso l'occhio
critico di qualcuno - fotografo, cliente, Agenzia, Studio. L'occhio del prossimo
con il suo crudele potere di ridere di lei, di schernirla, di rifiutarla, di licenziarla,
di rispedirla con un calcio in quel nulla da cui era appena emersa.
Se vuoi puoi tenerle. Ho le c-copie.
Gladys grugn qualcosa continuando a scrutare le foto che Norma Jeane le mostrava.
Strano come in ciascuna di quelle foto Norma Jeane apparisse diversa. Infantile,
fascinosa. Genuina, sofisticata. Eterea, sensuale. Giovane per la sua et,
vecchia per la sua et. (Ma qual era l'et di Norma Jeane? Dovette pizzicarsi
per riuscire a ricordarsi che aveva soltanto vent'anni.) Capelli sciolti, capelli
raccolti. Era discola, civettuola, pensosa, dolce, sfrenata, seria, sbarazzina. Era
carina. Era bella. Era splendida. La luce cadeva sui suoi lineamenti enfatizzandoli,
oppure li ombreggiava come in un dipinto. Nella foto di cui andava pi
fiera, scattata non da Otto Ose bens da un fotografo dello Studio, Norma
Jeane era una delle otto giovani attrici esordienti assunte dallo Studio nel 1946,
disposte su tre file, in piedi, sedute su un divano, sedute sul pavimento; Norma
Jeane guardava trasognata lontano dall'obbiettivo, le labbra socchiuse ma
senza sorridere come sorridevano le altre, le rivali, che erano tutte rivolte verso
l'obbiettivo e sembravano implorare Guardate me! Guardate me! Mr. Shinn,
l'agente di Norma Jeane, diceva che quella era una foto pubblicitariamente
sbagliata, perch la tenuta di Norma Jeane non era vistosa come quella delle
altre. Norma Jeane indossava una camicetta di seta con un cravattino a fiocco,
il tipo di abbigliamento adatto alle ragazzine di buona famiglia, non alle bombe
del sesso; certo, Norma Jeane era seduta all'indiana sul pavimento come le
aveva detto di fare il fotografo, cio con le ginocchia divaricate e le
gambe bene in vista; ma la gonna scura e le mani intrecciate in grembo
nascondevano la parte inferiore del suo corpo. Possibile che in quella foto
cos innocente ci fosse qualcosa che disturbava l'occhio critico di Gladys?
Mentre Gladys aggrottava la fronte e orientava la foto verso la luce come se fosse un puzzle, Norma
Jeane disse con un sorriso di scusa: Se cerchi l'autografo, Mamma, mi spiace
ma non c'. Quando sar un'attrice, se mi permetteranno di diventarlo, far
un sacco di autografi. Cos tutti verranno a chiedermeli e io non sar mai sola.
Tacque, aspettando che Gladys dicesse qualcosa. Qualcosa di lusinghiero, o di incoraggiante. M-mamma?
Gladys aggrott ancor di pi la fronte e si volt verso Norma Jeane. La puzza
di sudore aggred le narici di Norma Jeane. Senza incrociare lo sguardo della
figlia, Gladys disse qualcosa che suon come un S.
Norma Jeane, d'impulso, disse: Mio p-padre aveva un contratto con lo
Studio, vero? Se non ricordo male mi hai detto che doveva essere verso il
1925,  cos? Perch l'altro giorno mi sono intrufolata nell'archivio fotografico e ho frugato un po' in giro ma.
A quel punto Gladys reag. La sua espressione mut di colpo. Sembr vedere
Norma Jeane per la prima volta, vederla con i suoi occhi spogli e improvvisamente
furenti. Norma Jeane trasal per la paura, e le caddero di mano alcune
foto, e si chin a raccogliere, col sangue che le avvampava il viso.
La voce di Gladys stridette come un cardine arrugginito. dov' mia figlia?
Mi avevano detto che oggi sarebbe venuta mia figlia. Io non so chi sei tu. Chi sei?"
Norma Jeane si nascose il volto con le mani. Non lo sapeva.
Per, caparbiamente, sarebbe tornata a Norwalk per far visita a Gladys. Ancora e ancora e ancora.
E un giorno ci sarei andata per portar via con me mia madre. L'avrei fatto!
Quella bella giornata dell'ottobre 1946, tersa e ventilata.
Nel parcheggio dell'Ospedale Psichiatrico di Norwalk, nella piccola Buick
nera decappottabile, Otto Ose si stravacc sul sedile aspettando il ritorno della
ragazza che coi suoi amici aveva definito la sua piccola mucca dalle poppe
d'oro. Sommate la misura dei fianchi e quella del seno e avrete all'incirca il suo
quoziente intellettuale. E lei lo adorava. E buon Dio quant'era dolce! Bench
testarda come un mulo - tipo quando si incaponiva a parlargli di Marxismo
(colpa sua, che le aveva dato da leggere il Daily Worker) e del significato
della vita (aveva provato a leggere Schopenhauer e gli altri grandi filosofi) -
quella ragazza aveva il sapore dello zucchero di canna. (Otto Ose aveva assaggiato
quella ragazza? I suoi amici ne dubitavano.) Aspettando da un'ora la fine
di quella visita alla madre picchiatella. La cosa pi deprimente del mondo, un
ospedale psichiatrico in California. Brrr! Meglio non pensare - e comunque
Otto Ose evitava di pensarci - alla faccenda della pazzia che si trasmette col
sangue. Coi geni. Povera dolce Norma Jeane Baker. Meglio che non si metta
in testa di fare figli. Speriamo che se ne renda conto.
Otto Ose fumava una sigaretta dopo l'altra, sigarette spagnole, e giocherellava
con la macchina fotografica. Non permetteva a nessuno di toccare la sua
macchina fotografica. Vietato toccare! Finalmente ecco Norma Jeane venire
quasi di corsa verso di lui. Sguardo vacuo, e incespicando sui tacchi alti. Ehi,
piccola. Otto Ose non perse tempo, e, gettata via la sigaretta, cominci a
scattare. Scese dalla Buick e si accovacci sull'asfalto. Click, click. Click-click-
click. Quelli erano i momenti pi belli della sua vita. Quella era la ragione del
suo essere al mondo. Al diavolo quel vecchio coglione di Schopenhauer, la vita
sar pur volont cieca e vana sofferenza, ma di questi tempi chi se ne frega?
Fotografi la faccia devastata di una donna, i suoi seni ballonzolanti e il suo culo,
e riesci a farla tornare giovane come una bambina, una bambina infilata in
un corpo da donna, talmente pura che ti vien voglia di passarci su il pollice
giusto per sporcarla un po'. Quella poverina aveva pianto, aveva gli occhi gonfi
e le guance solcate da nere scie di rimmel sciolto. Sul petto il maglioncino rosa
era sporco di lacrime, come gocce di pioggia fuligginosa, e i pantaloni di lino
bianco, comprati da meno di una settimana sulla Vine, in un negozio di abiti
usati dove le mogli e le amanti dei produttori andavano a scaricare il guardaroba
dell'anno prima, erano irrimediabilmente sgualciti sul cavallo. Il volto della
Figlia, inton Ose, con tono da prete. Non sexy. Rialzatosi in piedi, annus
Norma Jeane. E puzzi pure.
...
.
...
MOSTRO.
...
.
...
Da come si affrettarono a rassicurarla - Va tutto bene, Norma Jeane, tranquilla,
va tutto bene - cap che non era affatto cos. Torn l dove c'era una ragazza
che piangeva singhiozzando-ridendo - quella ragazza era lei, accompagnata
premurosamente alla sua sedia, una delle sedie pieghevoli sistemate a semicerchio;
aveva il fiatone, tremava come in preda a un attacco di convulsioni.
Non era recitare, il suo. Era pi profondo che recitare. Era duro, era troppo intenso.
La tecnica che ci avevano insegnato era di simulare l'emozione, non di essere
il soggetto di quell'emozione. Non di essere un parafulmine che deflagrasse l'emozione.
Vederla recitare ci faceva paura, una paura difficile da dimenticare.
Di lei dicevano che era accanita. L'unica che non saltasse mai una lezione.
Recitando, ballando, cantando. Arrivava sempre prima degli altri. Certe volte
prima ancora dell'apertura. Era l'unica a presentarsi sempre in ghingheri.
Non si vestiva come un'attrice o una modella (avevamo visto le copertine di
Swank e di Sir!; ci aveva fatto un certo effetto), piuttosto come un'impeccabile
segretaria. Camicetta di nylon col cravattino a fiocco, maniche lunghe e
polsini stretti. Linda e stirata ogni mattina. E gonna di flanella grigia, stretta,
attillata, talmente inappuntabile che secondo me doveva alzarsi all'alba per stirarla,
prima di venire al corso. Mi pare di vederla, china sull'asse da stiro, concentratissima,
in sottoveste, all'alba. Oppure col golfino, un golfino due taglie
pi piccolo della sua, perch non ne aveva altri. Certe volte invece della gonna
un paio di pantaloni. Ma perlopi gonna e camicetta, come le ragazzine per
bene. E calze con la cucitura perfettamente dritta, e tacchi alti. Era talmente
timida che sembrava muta. Se qualcuno alzava la voce o faceva un movimento
brusco, Norma Jeane trasaliva. Mentre aspettavamo l'inizio della lezione, lei
era sempre l a leggere, o a far finta di leggere. Roba forte. Il lutto si addice ad
Elettra, di Eugene O'Neill. O Le tre sorelle di Cechov. E Shakespeare, e Schopenhauer.
Era ridicola. Era ridicolo quel suo sedersi tutta compunta all'estremit
del semicerchio e prendere appunti come una scolaretta. E noialtri invece
sempre molto informali, in jeans, magliette e scarpe da tennis. Che sbadigliavamo
ancora mezzo addormentati, coi capelli in disordine, e i ragazzi con la
barba incolta, perch sapevamo di essere belli anche senza doverci mettere in
ghingheri, al liceo eravamo stati i divi della filodrammatica, sin dall'asilo ci
avevano abituati a sentirci invidiati e lusingati e adulati. Alcuni di noi avevano
amici di famiglia che lavoravano allo Studio. Eravamo nel giro, eravamo disinvolti,
mentre la piccola Norma Jeane-sbucata-dal-nulla era impacciata. Qualcuno
diceva che doveva essere un'okie nel vero senso della parola, perch si capiva
che non era di queste parti. Si era data da fare per imparare a parlare come
noi, ma ogni tanto il suo vecchio accento tendeva a farsi sentire. E balbettava.
Non sempre, per balbettava. Per esempio all'inizio degli esercizi balbettava
un po', poi man mano che entrava nella parte vedevi che si trasformava,
la timidezza svaniva e negli occhi si accendeva quella luce, come se diventasse
un'altra persona. Comunque quello che ci insegnavano l alla scuola era: Recitare
vuol dire applicare una tecnica, non vuol dire limitarsi a essere se stessi. Nudi.
Sicch noi eravamo tranquilli perch avevamo la tecnica. Ed eravamo disinvolti.
Mentre Norma Jeane, che era una delle pi giovani nella nostra classe,
era sempre a disagio, lei la tecnica non ce l'aveva proprio. Lei aveva soltanto
quel pallore luminoso della pelle e quegli occhi blu scuro e quel fluido come
una specie di corrente elettrica incontrollabile, che la lasciava spossata.
Una volta, dopo un esercizio, uno di noi le chiese a cosa pensasse mentre
recitava - perch perdio guardarla era stata una cosa incredibile, devastante,
era come guardare le foto di Buchenwald scattate da Margaret Bourke-White
- e lei, con quella sua vocina trafelata: Oh, veramente non p-penso a niente. F-forse ricordo.
Comunque era parecchio insicura. Ogni volta che doveva recitare veniva
avanti tutta tremante come se fosse la prima volta, e il problema era proprio
quello. Aveva diciannove anni o forse venti, ma gi si capiva che quell'insicurezza
l'avrebbe distrutta. Era la ragazza pi bella di tutta la classe, eppure anche
il meno dotato di noi poteva farla a pezzi con una sola parola, anche soltanto
con un sorrisetto. Oppure ignorandola quando lei ti guardava con quel
suo sorriso bramoso di approvazione. Il nostro insegnante di recitazione si spazientiva
quando lei rispondeva alle sue domande balbettando, e spesso le ci volevano
cinque minuti buoni per entrare nella parte, come se fosse su un trampolino
e cercasse di trovare il coraggio per tuffarsi e quel coraggio fosse rintanato
in qualche punto nascosto dentro di lei, e lei dovesse brancolare alla cieca
per arrivarci. Avevamo un solo sistema per punirla, e la punivamo. Facendole
capire chiaramente: Noi non ti vogliamo bene. Tu non sei come noi. Saresti pi
convincente nella parte di una puttana. Tu non sei quello che vogliamo. Tu non sei
quello che lo Studio vuole. Quello che hai dentro di te non corrisponde a quello che
hai fuori. Tu sei un mostro.
...
.
...
COLIBR.
...
...
L'Amore Divino ha sempre esaudito e sempre esaudir ogni esigenza dell'uomo.
Mary Baker Eddy.
...
.
...
Scienza e salute nella chiave della Scrittura
Settembre 1947 Hollywood Cal.
Svegliata presto! impossibile dormire oltre le 6 e(3) tutta la notte svegliandomi
e sudando e sentendo voci che mi chiamavano e ammonivano Che oggi
sar il giorno che segner il mio FUTURO e il cuore mi batteva forte in petto
come se dentro ci fosse intrappolato qualcosa di piccolo e con le piume! Comunque
credo che sia una sensazione di gioia
Uccellini fuori dalla finestra del mio appartamento allo Studio Club buon
segno tra l'erba alta e la natura rigogoli con quel loro richiamo dolce, e
ghiandaie che invece non ti lasciano dormire e il ricordo di una voce quel
sogno di un uomo (uno sconosciuto) che preannunciava qualcosa di importante
nella mia vita e io terrorizzata che non riuscivo a sentire le parole o
non le capivo come se fossero in una lingua straniera
Oggi ho appuntamento da Mr. Z per vedere il suo rinomato AVIARIO la sua
preziosa collezione di uccelli che solo pochi privilegiati hanno potuto ammirare
e dopo avr il provino di Scudda-Hoo! Scudda Hay! con June Haver
Mr. Shinn dice che io sono pi carina e pi brava di June Haver, sarebbe bello potergli credere Comunque sono l'unica della mia classe a fare un provino per questo FdM ovviamente  solo un ruolo secondario Ho la testa coperta di bigodini di plastica rosa ce ne sono 36!  stata una vera tortura poggiare la testa sul cuscino ho la pelle della testa che pizzica e brucia ma i sonniferi che mi hanno consigliato non li prendo. Ho tolto i bigodini e spazzolato e pettinato i miei capelli nuovi ma ancora non riesco ad abituarmici. Che succede, i capelli sono diventati tutti bianchi come per una botta di paura.
Talmente nervosa e preoccupata che ho la nausea non vado a trovare la
Mamma da 5 mesi e devo mandarle dollari Per fortuna che Bucky non pu
vedermi perch gli farei schifo Hanno proprio ragione i Glazer, io stessa mi
faccio schifo quando mi vedo all'improvviso allo specchio con questi capelli
biondi e cos vaporosi sembro una bambolina da fiera e tutto questo rossetto
e i vestiti attillati che Mr. Shinn dice che devo mettermi
Una volta la Mamma mi ha detto La Paura nasce dalla speranza se riesci a eliminare
dalla tua vita la speranza riesci a eliminare la paura 20 minuti di angoscia
per truccarmi mi sono impiastricciata tutta e ho dovuto togliere via questo
schifo con il latte detergente e ricominciare daccapo Oh Cristo queste
maledette sopracciglia castane che devono andare all'infuori e non all'indentro
come le mie e poi che c'entrano le sopracciglia castane con questi capelli
biondo platino  tutto cos FASULLO se in questo momento mi vedesse la Dottoressa
Mittelstadt o Mr. Haring Bess Glazer morirei dalla VERGOGNA
Sull'Hollywood Boulevard tanti di quegli alberi tagliati e anche sul Wilshire,
e sul Sunset L. A.  diventata una citt nuova da quando  finita la
Guerra Nonna Della non la riconoscerebbe, neanche Venice Beach dopo la
Guerra, Otto dice che ci saranno nuove guerre il capitalismo ha bisogno di
nuove guerre c' sempre una Guerra, solo che cambia il nemico Questi
nuovi edifici/marciapiede/viali C' sempre un gran frastuono e baccano e
la terra vibra come quando c' una scossa di terremoto Gru/bulldozer/martelli
pneumatici le colline di Westwood spianate e al loro posto nuovi edifici
e strade Un tempo era una cittadina di campagna dice Otto che abitava
proprio l appena arrivato a L. A.  come se L. A. la sentissi respirare MI
PIACE DA MORIRE io sono nata a L. A. e sono figlia di questa citt e non c'
neanche bisogno di dirlo IO INVENTER ME STESSA COME QUESTA CITT STA INVENTANDO SE STESSA e senza pensare al passato
A colazione da Schwab's e i loro occhi su di me appena entro a scuola di
recitazione devi imparare a essere cieca nei confronti del pubblico anche se
paradossalmente devi guardare come con gli occhi del pubblico e l sopra
la fontana e il banco c' questo lungo specchio orizzontale e dentro c' il
mio riflesso sembra sempre tremolante come nei film muti goffa oh Dio la
ragazza nello specchio che c'era da Mayer's Ripenso a Zia Elsie che mi voleva
bene e che mi ha tradita Comunque: quella ragazza nello specchio timida e paurosa di vedere se stessa
oh Dio la vita dietro di me che ho perduto
Questi colibr sono proprio un mistero sono cos piccoli che li prendi per calabroni
stamattina ne ho visti un paio dietro lo Studio Club e mi  sembrato
di risentire Nonna Della e credo che Nonna Della mi abbia perdonato
mi vuole bene I colibr sono i miei uccelli preferiti: cos piccoli e vispi e forti
e coraggiosi (Ma come fanno a non farsi mangiare dai falchi, dai corvi,
ghiandaie ecc.) infilano il loro lungo becco ad ago dentro i fiori per succhiare
il nettare  impossibile dargli da mangiare con la mano come a certi uccelli
stamattina ne ho visti tre devono mangiare in continuazione perch altrimenti
perdono le forze e muoiono quelle alucce che battono cos veloci che
non riesci a vederle e possono volare di lato e all'indietro Una volta le
dissi Nonna  come pensare i pensieri volano in tutte le direzioni. Amo Otto Ose?
amo chi mi fa male/ offende?
(Ma sono certa che lui non mi farebbe mai del male non nel vero senso della
parola Ultimamente nell'obbiettivo mi guarda con pi rispetto visto che gli
faccio guadagnare dollari anche se non  solo per questo!)
Da Schwab's  come essere in scena devi continuamente ripeterti: Sono un'attrice
sono fiera di essere un'attrice perch per recitare bene bisogna sapersi controllare
e io sono impacciata e titubante i loro sguardi attenti e speranzosi subito
su di me come su chiunque entra e qualche sorriso e saluti teste che
si voltano a guardare la mia acconciatura nuova e il vestito di satin bianco che
stamattina ho stirato con grande attenzione Ah  solo quella l come si chiama
Norma Jeane cio soltanto un'attricetta esordiente e non una persona importante
non una persona influente gli occhi delle donne che si restringono
e quelli di due o tre uomini che mi guardano ammirati ma la maggior
parte degli occhi sono delusi e tornano a guardare dove guardavano prima la
loro scintilla di speranza spenta come una fiammella al vento
Venerd scorso ero andata da Schwab's dopo la ginnastica e avevo la faccia allegra
e mi sentivo bene e senza ansia e chi ti vedo appoggiato al bancone
che si prendeva un caff e si fumava una sigaretta? Richard Widmark in persona
e che mi guardava e sorrideva mi ha chiesto come mi chiamavo e
se lavoravo allo Studio perch forse mi aveva vista l da qualche parte e ci
siamo messi a parlare e io ero rimasta senza fiato ma sono riuscita a non balbettare
e lui aveva gli occhi penetranti come ce li ha nei film e io ho cominciato
a tremare capivo che da me quell'uomo voleva pi di quanto potevo
dargli e ero l che barcollavo sorridendo e con la mia nuova risata che 
brillante e argentina quando mi ricordo di usarla Be' Norma Jeane! mi fa
Richard Widmark con quel suo sorriso sghembo forse un giorno o l'altro tu e io
lavoreremo insieme e io Oh mi piacerebbe da morire Richard (me l'aveva
chiesto lui di dargli del tu e mi aveva chiesto anche il nome del mio agente)
Stamattina da Schwab's non c'era proprio nessuno rapidamente esaminato
bancone e tavolini e spar e nello specchio la tremolante e impacciata
ragazza con il vestito di satin bianco come se non fosse l, una specie di fantasma
Grazie a Dio poi  arrivato Mr. Shinn e mi sono sentita meglio devo proprio
dire che io il mio agente lo adoro Me l'ha presentato Otto  un ometto un
po' gobbo con le sopracciglia foltissime e la fronte rincagnata e quasi calvo
e una manciata di capelli castani tinti pettinati tutti in avanti per coprire la
pelata sembra quel Rumpelstiltskin della vecchia fiaba che mi raccontava
Nonna Della lo gnomo che aveva insegnato alla figlia del mugnaio a filare
l'oro dalla paglia Ha! ha! ha! La risata di Mr. Shinn  come la vanga quando
sbatte contro la pietra per ha gli occhi intelligenti e strani/belli cio, per
essere gli occhi di un uomo sono belli ha il vizio di tamburellare con le dita
sul tavolo e ha sempre un garofano rosso all'occhiello (ogni mattina uno
fresco!) Norma Jeane per noi due il futuro potrebbe rivelarsi molto interessante
non dimenticarti il tuo appuntamento con Z alle 11!
come se potessi dimenticarmelo buon Dio
Chi  quella bionda che sembra una battona una delle mie cosiddette amiche mi
ha detto di aver sentito dire a Mr. Z riferendosi a me ero venuta allo Studio
in jeans e maglietta e lui doveva avermi vista qualcuno gli avr detto il
mio nome ma spero che nel frattempo se lo sia scordato
Le mie foto artistiche su U. S. Camera, Otto ne  orgogliosissimo Una
fotografia  una composizione!gradazioni di bianco e nero non  soltanto una bella faccia
Otto mi ha dato da studiare Anatomia Umana e disegni di Michelangelo e
di un artista del sedicesimo secolo Andreas Vesalius dice che devo imprimermelo nella
mente Gli uomini ti desiderano con la loro anima accessibile soltanto tramite
(Ma Otto non mi tocca solo come fotografo che mette in posa la sua modella)
Mr. Z ha un'et indefinibile come per certi vecchi immigrati europei per
non cos terribilmente vecchio, credo Nella saletta riservata ai dirigenti dove
ho servito da bere ho avuto modo di guardarlo e studiarlo attentamente ovviamente
anche su di lui girano un sacco di voci una volta ho visto (m' sembrato
di vedere) Debra Mae/Lizbeth Short con Mr. Z in occhiali scuri e che
si nascondeva mezza faccia con un cappello e lei e lui uscivano dal parcheggio
dello Studio con l'Alfa Romeo di Mr. Z Mr. Z  molto famoso in California
anche se  nato in un piccolo villaggio della Polonia e poi  emigrato qui coi
genitori quand'era bambino suo padre faceva il venditore ambulante a NYC
eppure gi a vent'anni (cio pi giovane di me adesso) Mr. Z aveva costruito e
dirigeva il Coney Island Amusement Park e successivamente il Carnival
Dicono che Mr. Z sia un genio nell'inventare fenomeni e creare un pubblico
per delle cose che prima non esistevano e che nessuno neanche se le sognava
Nel suo parco dei divertimenti Mr. Z aveva messo un mangiatore di fuoco e
uno yogi (originario dell'india) che camminava e si sdraiava sui carboni ardenti
e Pollicino e il Gigante e un Cane Danzante e un povero selvaggio
che aveva all'esterno del corpo una parte dell'interno del corpo e a 22 anni
Mr. Z era gi milionario e aveva cominciato a realizzare film muti in un capannone
nel Lower East Side e nel 1928 si era trasferito a Hollywood e aveva
fondato una societ per metter su lo Studio creando divi come Sonja Henie la
campionessa di pattinaggio sul ghiaccio e i Gemelli Dionne e Rin Tin Tin il
pastore tedesco e Myrna Loy e Alice Faye e Nelson Eddy e Jeannette
MacDonald e June Haver e talmente tanti altri che gi al solo sentirne i nomi
ti girava la testa (su Mr. Z e altri pionieri di Hollywood si raccontavano
storie che erano come le favole e le leggende) La segretaria di Mr. Z mi squadr
con l'aria gelida mi fece ripetere il nome, e io cominciai a balbettare e
dentro l'ufficio c'era Mr. Z che parlava al telefono e mi disse Vieni dentro e
chiudi la porta! con un tono come se parlasse al cane e allora io entrai nell'ufficio tremando e sorridendo
Una ragazza bionda entrava nell'ufficio di un signore distinto e l'ufficio era
pieno di tende di velluto e mobili di tek e cristalli e il signore distinto
dietro la scrivania alzava gli occhi dubbioso e la squadrava da capo a piedi
Io speravo che in quella scena ci fosse almeno un po' di musica per darmi l'imbeccata ma non c'era nessuna musica
Dietro l'enorme ufficio di Mr. Z c'era il suo appartamento privato dove soltanto
pochissime persone potevano entrare (Mr. Shinn non c'era mai entrato,
per esempio quando Mr. Z gli dava un appuntamento glielo dava in ufficio
oppure nella sala da pranzo dei dirigenti) e Mr. Z mi disse di seguirlo di
l e di colpo io ebbi paura sperando che lui non se ne accorgesse ovviamente
mi ero preparata le parole da dire per non riuscivo a ricordarmele
perch in quella situazione non era come a scuola di recitazione e le battute
del mio interlocutore non le conoscevo perch non c'era nessun copione e
quindi comunque le battute che mi ero preparata non sarebbero servite a
niente Sorridevo vedendo la ragazza bionda in uno specchio affumicato appeso
sopra il divano con quell'abito di satin bianco che sottolineava le sue
forme e era proprio una bella ragazza e era cos che Mr. Z mi stava vedendo
mentre io sorridevo sperando che la paura che avevo addosso non mi
si leggesse negli occhi e inciampai sul tappeto e Mr. Z scoppi a ridere
Lo fai apposta vero credi che questo sia un film dei Fratelli Marx e allora risi
anch'io anche se non avevo capito la battuta ammesso che fosse una battuta
Mr. Z  una persona talmente importante che  raro poterlo vedere da vicino
non  alto, e indossa sempre vestiti molto costosi e molto larghi gli occhi di
Mr. Z dietro le lenti bifocali azzurrate erano iniettati di sangue e gialli come
per l'itterizia puzzava di liquore e di quei suoi famosi sigari cubani (alcune
di noi venivano scelte per servire Mr. Z e i suoi dirigenti e i loro ospiti nella
saletta privata dello Studio cio per girare con vassoi di roba da bere e sigari
e vestite come cameriere di night-club e per noi era un privilegio, perch
ricevevamo un sacco di mance e c'era sempre la minaccia che se rifiutavi non
ti rinnovavano il contratto e tuttavia in quelle occasioni mi era sempre
sembrato che Mr. Z preferisse le rosse) Ma comunque a visitare l'AVIARIO
aveva invitato me e quello era un privilegio ancora pi grosso
Mi fece entrare in una stanza e chiuse la porta Che te ne pare del mio AVIARIO
Ovviamente quella che vedi  solo una minima parte della mia collezione
e io rimasi di stucco perch l'AVIARIO di Mr. Z non era affatto di uccelli vivi
come mi ero aspettata bens di uccelli morti e impagliati! A centinaia tutti in
vetrina e a perdita d'occhio Guardai sbalordita senza sapere che dire (anche
se tutto sommato erano belli lo stesso a guardarli con attenzione dietro il vetro
come i quadri nei musei) Mr. Z mi stava spiegando con orgoglio che la
sua collezione era collocata in un simulacro di habitat naturale nidi e pietre
e rami d'albero erba, fiori, sabbia, terriccio e una strana luce seppiata come
quando guardi il passato nell'AVIARIO al posto delle finestre c'erano dei
pannelli di legno illuminati e con su dipinti vari scenari che ti facevano sentire
in mezzo a una foresta o in una giungla o in un deserto o su una montagna
ma allo stesso tempo anche sottoterra, come in una caverna dentro una scatola
o in una bara Per pi lo guardavo e pi lo trovavo affascinante quell'AVIARIO
perch gli uccelli erano belli e sembravano vivi e come se non si
rendessero conto di essere morti mi sembrava di sentire la voce della Mamma
Tutti gli uccelli morti sono femmine, c' qualcosa di femminile nell'essere morti
Mr. Z sembrava contento della mia curiosit e per niente impaziente mi raccont
che aveva cominciato a collezionare uccelli quand'era ancora un ragazzo ed
era appena arrivato in California e che per molti anni quegli uccelli era andato
a cercarli e catturarli lui personalmente e che alla fine era stato costretto a
delegare altra gente perch la sua vita era diventata troppo complicata e cos
via, e dunque lui continuava a parlare molto animatamente e la ragazza bionda
lo ascoltava avidamente e sorridendo e con gli occhi spalancati Mr. Z mi
spieg che i pezzi pi importanti dell'AVIARIO erano uccelli rari e quasi estinti
pappagalli dell'Amazzonia grossi come tacchini e con uno splendido piumaggio
verde, rosso, giallo e il becco ricurvo come un naso di Carnevale e uccelli canori
del Sud America dai colori fantastici e i quasi estinti astori del Nord
America e un'enorme aquila reale e un'aquila del Nord America e i falchi e
altri rapaci tutti nobili e gagliardi e belli che non avevo mai visto neanche sulle riviste.
Il mio sguardo venne attratto da una serie di uccelli pi piccoli in un'altra vetrina
in mezzo a erba selvatica e fiori selvatici uno zigolo dal piumaggio
rosso fuoco bombicille e passeracei lo zigolo mi fece venire in mente una
delle dive dei film muti di Mr. Z la sua bellezza era stata leggendaria ma ormai
la sua carriera era finita e il suo nome non se lo ricordava pi nessuno
forse durante le nostre gite domenicali io e la Mamma eravamo passate davanti
alla sua villa a Beverly Hills KATHRYN MCGUIRE ecco come si chiamava!
e la sorpresa di quella somiglianza mi fece sorridere e un altro uccello, un
piccolo gufo con la faccia a forma di cuore e le piume che sembravano ricciolie le ali piegate che sembravano braccia la sua faccia sembrava quella di MAY MCAVOY un'altra attrice dei film muti di Mr. Z e confusa e impaurita
com'ero mi sembr di vedere la faccia di JEAN HARLOW nel muso di un mimo
immortalato in posizione di volo e con le ali grigie spiegate
Poi Mr. Z azion una leva nascosta e di colpo come per magia nella silenziosa
sala che sembrava una caverna si scaten uno strepito di canti di uccelli decine,
centinaia di uccelli che cantavano e ogni canto era bello e malinconico e
struggente e per l'effetto di tutti quei versi mischiati insieme era solo di frastuono
e era come se tutti quegli uccelli implorassero Guarda me! Ascolta il
mio canto! Sono qui! Qui! Gli occhi mi si riempirono di lacrime di piet e di
orrore Mr. Z rise di me per era colpito, e si vedeva che gli stavo simpatica
Mentre carezzava la mia nuca e per la paura mi si drizzavano i capelli in testa
mi disse di avere preso lezioni da un imbalsamatore professionista e che quello era il pi rilassante dei suoi hobby chiss forse un giorno mi avrebbe fatto vedere il suo laboratorio che per era lontano da qualche parte nel deserto Oh mi piacerebbe moltissimo Mr. Z grazie  tutto cos bello e cos misterioso.
Come una bambina battevo le unghie sul vetro di una vetrina in quel frastuono
convulso di versi di uccelli su un ramo di sempreverde a pochi centimetri
da me c'era una ghiandaia che sembrava che guardasse proprio me con
quel suo sguardo da compagno di prigionia Aiuto! Aiutami Fui contenta di non trovare l nell'AVIARIO nemmeno un colibr.
Per quanto tempo ero rimasta l nell'AVIARIO in mezzo ai canti degli uccelli non me lo sarei ricordato dopo.
Per quanto tempo ero rimasta in compagnia di Mr. Z non me lo sarei ricordato dopo.
Per quanto tempo la bionda sorrise, sorrise, sorrise la bocca che le doleva
come potrebbe dolere a una maschera buffa se le maschere buffe avessero
carne e nervi nelle maschere buffe c' un dolore che non si pu immaginare
(e i denti che mi dolevano per via dell'apparecchio che mi toccava
mettere ogni sera prima di andare a letto perch i miei incisivi superiori
sporgevano di un decimo di decimo di centimetro e bisognava correggerli
mi avevano spiegato allo Studio perch altrimenti rischiavano di sabotare le
inquadrature di profilo e io rischiavo di non farmi rinnovare il contratto
e allora mi avevano mandata dal dentista dello Studio che mi aveva dato
questo orribile apparecchio da mettere ogni sera prima di andare a letto e
per la visita e l'apparecchio ogni settimana mi trattenevano 8 dollari dallo stipendio
un vero affare mi avevano spiegato e suppongo perch un dentista privato
non potevo permettermelo e altrimenti senza apparecchio la mia carriera sarebbe finita)
Mr. Z rise dicendo Adesso basta con l'Aviario, vedo che ti stai annoiando e mi
stup perch non mi stavo affatto annoiando e quindi non potevo dare l'impressione
di annoiarmi e mi domandai se ancora una volta Mr. Z stesse recitando
in barba al copione ai registi piace prendere di sorpresa gli attori perch
loro sono gli unici a disporre del copione E tu di che razza sei Biondina
ma non dirmi il tuo nome qual  la tua specialit? Guardandomi adesso con
disprezzo come se puzzassi! Ci rimasi male, e sorpresa avevo una gran voglia
di dirgli: guardi che stamattina mi sono fatta la doccia come ogni mattina
mi sono svegliata presto e ho fatto ginnastica e ho stirato questo vestito che
ho addosso e tanto per essere sicura la doccia me la sono fatta solo dopo aver
stirato e mi sono messa l'Arrid sotto le ascelle fresche di rasatura ogni santo
giorno (anche se so che quando sono in ansia ho la tendenza a sudare sotto le
ascelle) e mi sono messa il talco al lill e per truccarmi ci ho impiegato
non meno di 40 minuti e questo vestito di satin non  certo un vestito da battona,
no? Come pu dire una cosa del genere senza neanche conoscermi Le
mie mani sono morbide perch ci metto la crema e le unghie sono curate ma
senza essere vistose, credo Il colore dei capelli non  colpa mia me l'hanno
ordinato qui allo Studio di farmi i capelli biondo platino non l'ho mica deciso
io ma ovviamente non dissi niente Mr. Z mi guard stupefatto come si
guarderebbe un cane ammaestrato o un elefante o un fenomeno da baraccone
togliendosi gli occhiali azzurrati e rivelando due occhi terribilmente nudi, senza
ciglia Era alto come me senza tacchi a spillo Aveva s e no cinquantanni
che per un uomo non  tanto Adesso per piantala con la scena della svampita
non puoi essere davvero scema come sembri Eravamo usciti dall'AVIARIO e adesso
eravamo nell'appartamento privato di Mr. Z dietro il suo ufficio aveva spento
le luci dell'AVIARIO e i canti degli uccelli si erano interrotti di colpo come se tutte
le specie si fossero tutt'a un tratto estinte
Mr. Z mi spinse verso un tappeto di pelliccia bianca dicendo Mettiti gi Biondina
e solo allora mi venne in mente Mr. Z  mio padre - vero? Il dolore segreto
di Gladys Mortensen ma anche l'unica felicit della sua vita
A letto quella notte passata da un pezzo mezzanotte eppure incapace di
prender sonno avrei sfogliato freneticamente le pagine sgualcite di uno dei
vecchi libri della Mamma la MACCHINA DEL TEMPO di H. G. Wells e il
Viaggiatore del Tempo come viene chiamato il protagonista del romanzo
prende posto coraggiosamente e con una certa apprensione nella Macchina
del Tempo di sua invenzione e aziona una leva e piomba nel Futuro vedendo
soli e lune che ruotano sopra di lui Pur avendolo letto decine di volte
avrei seguito con l'indice le righe di testo atterrita da quello che sarebbe successo
e gli occhi mi si sarebbero inumiditi di lacrime
Cos viaggiai, sostando di tanto in tanto, a grandi falcate di mille anni o pi, attratto
dal mistero del fato della Terra, guardando stranamente affascinato il sole
farsi sempre pi grande e fosco nel cielo occidentale, e la vita della vecchia Terra
tramontare. Alla fine, a pi di trenta milioni d'anni da qui, l'enorme cupola arroventata
del sole aveva finito per coprire quasi un decimo dei cieli bui...
Finch poi non sarei pi riuscita ad andare avanti, avrei cominciato a tremare,
sapendo che ci sar un tempo in cui noi non saremo, cos come c' stato un
tempo in cui non eravamo e nemmeno i film potranno conservarci come ci
illudiamo che avvenga Persino Rodolfo Valentino, perduto nell'oblio! e
Chaplin, e Clark Gable (che avrei tanto voluto fosse mio Padre, e spesso la
Mamma m'aveva fatto credere che era proprio cos) Mr. Z era impaziente
non mi sembrava per niente un uomo crudele per era un uomo abituato a
ottenere quello che voleva e circondato da gentarella ti viene per forza la
tentazione di comportarti in maniera crudele quando sei circondato da persone
del genere e le vedi che strisciano e ti adulano in continuazione e sai di
avere il potere di terrorizzarle non so cos'avevo balbettato e comunque
adesso non riuscivo pi a parlare ero a quattro zampe sul soffice tappeto di
pelliccia (volpe russa, avrebbe detto pi tardi Mr. Z con tono orgoglioso)
e Mr. Z mi aveva rialzato sui fianchi la gonna del vestito di satin e mi aveva tolto
le mutandine non ho bisogno di chiudere gli occhi quando voglio diventare
cieca  una cosa che all'orfanotrofio impari subito quando sei cieca
il tempo passa in maniera strana per certi versi lento e come in un sogno
ma per altri versi accelera come quello del Viaggiatore del Tempo nella sua
macchina Di Mr. Z non avrei ricordato niente a parte gli occhi piccoli e
inespressivi e l'alito che puzzava di aglio e la pelle del cranio lustra di sudore
che si intravedeva sotto i capelli radi e il dolore del suo Big Thing come
gomma dura, credo lubrificato e nodoso in cima infilato prima nel varco tra
le mie natiche e poi dritto dentro di me come un becco affondato dentro
la corolla Dentro, pi dentro possibile Non avrei ricordato quanto ci volle a
Mr. Z per crollare come un nuotatore giunto a riva ansimando e gemendo
avevo il terrore che gli venisse un attacco di cuore o un infarto e che poi
avrebbero incolpato me di queste storie se ne sentono in continuazione,
brutte storie volgari e buffe che quando le senti ti fanno ridere ma che non
ti farebbero ridere se riguardassero te Il mio contratto era di $ 100 la settimana
e presto sarebbe passato a $ 110 sempre che invece non lo annullassero
com'era capitato ad alcune ragazze nel mio corso di recitazione che avevano
perduto il diritto all'appartamento allo Studio Club e se anch'io avessi perduto
il diritto all'appartamento allo Studio Club dov' che sarei andata a vivere?
Qualche ora pi tardi l'inizio della mia NUOVA VITA avrei visto Mr. Z e il suo
amico George Raft e altri due signori anche loro molto eleganti e con cravatte
costose in attesa delle limousine all'ingresso dello Studio pronti per andare a
pranzo (al Brown Derby, dove Mr. Z ha sempre un tavolo riservato?) e io stavo
uscendo per andare a fare la spesa e mi sentii addosso i loro sguardi ammirati
Senti com' morbida qua sotto Sooffice La neonata Norma Jeane avvolta in una
coperta di lana rosa e passata avanti e indietro tra sconosciuti tossendo e
soffocando in quell'aria piena di fumo Quant'era felice e giovane a quei tempi
la Mamma, quanta speranza maschi che le passavano un braccio intorno ai
fianchi complimentandosi per quella bella bambina e anche la Mamma era
bella ma questo non basta Non abbiamo lo stesso cognome e chi mai pu scoprire
che Gladys Mortensen  mia madre? Avevo promesso a Mr. Shinn che
non avrei detto a nessuno che mia madre era ricoverata all'ospedale psichiatrico
di Norwalk per sapevo che un giorno la Mamma sarebbe venuta a vivere con me l'avevo giurato
Uscendo dall'ufficio di Mr. Z dovetti passare davanti alla sua segretaria gelida
e sprezzante mentre io barcollavo per il dolore e avevo il trucco tutto
scolato e quella donna mi chiam a bassa voce e mi disse che c'era un bagno
in fondo al corridoio e io la ringraziai troppo a disagio per guardarla negli occhi
Quanto tempo rimasi chiusa in quel bagno non me lo sarei ricordato dopo
Stavo gi dimenticando Mr. Z quando supplicai una delle ragazze del trucco
di darmi una compressa di codeina mi erano cominciati i crampi, che rabbia
proprio in quel momento con 8 giorni d'anticipo, e proprio quando dovevo
affrontare il provino, ma non avevo scelta Col terrore della codeina che 
un forte analgesico antidolorifico non credevo nel dolore e quindi neanche
negli antidolorifici e Mr. Shinn mi aveva detto a proposito del mio
nome che Norma Talmadge era una conclamata tossicomane (!) e che proprio
per quello la sua carriera era finita com'era finita era ancora viva, ma dicevano
che era ridotta uno scheletro nella sua sfarzosa dimora a Beverly Hills
Per favore non mi dica altro avevo chiesto a Mr. Shinn che adora parlar male
dei vecchi divi di Hollywood purch non clienti suoi
Era quasi arrivato il momento del provino e cercavo disperatamente di
bloccare il flusso di quell'orrendo sangue mestruale nascosta in bagno con le
mani tremanti mi stavo ficcando in mezzo alle gambe un Kotex e sapevo che
comunque nel giro di qualche minuto il sangue l'avrebbe inzuppato avevo il
terrore di macchiarmi l'abito di satin bianco e a quel punto come avrei fatto
e c'era pure quell'incomprensibile dolore lancinante nell'ano
Quando finalmente mi sentii in grado di lasciare il mio nascondiglio e raggiungere
l'altro edificio dove c'era il provino ero in ritardo di venti minuti e
ansimavo per la paura e prima che potessi dire qualcosa rimasi senza fiato
sentendo che non avrei dovuto fare il provino per Scudda-Hoo! Scudda-Hay!
nemmeno leggere a voce alta le quattro battute del mio personaggio cio l'amica
di June Haver balbettai che non riuscivo a capire e il responsabile del
casting scroll le spalle e disse Sei scritturata - fai parte del cast. Sempre che tu
sia Norma Jeane Baker. Io balbettai certo che lo sono ma che non riuscivo a capire
e lui mostrandomi la lavagnetta ripet Sei scritturata e mi disse di
farmi dare il copione e di tornare l'indomani mattina alle 7 ero l che guardavo
con gli occhi spalancati quell'uomo che non conoscevo, portatore di quel
messaggio M-mi hanno scritturata? Mi sta dicendo che girer il f-film? Il mio
primo f-f-film? Che mi hanno presa nel cast del f-film? e mi sentii sopraffare
dall'emozione e dalla gioia, scoppiai a piangere e mentre piangevo abbracciai
il responsabile del casting e i suoi assistenti
Nel rombo assordante che era come una cascata nelle mie orecchie udii gente
che si complimentava stavo cercando di camminare, e ricordo che fui l l
per svenire sotto il vestito stavo sanguinando e era una cosa distante il
mio corpo distante e intorpidito in un bagno l accanto cambiai il Kotex
zuppo di sangue che mi sembr decisamente fuori luogo in un momento cos
bello e il ventre straziato dai crampi e lacrime calde che mi scendevano
sulle guance A quel punto avevo dimenticato Mr. Z e di quella visita non
avrei ricordato molto tranne qualche particolare alcuni uccelli dell'AVIARIO
i loro sguardi che si afferravano al mio e i loro canti struggenti ma anche
quelli li avrei lasciati fuori nelle orecchie solo quel rombo di felicit come il
giorno del matrimonio, quando avevo bevuto champagne Sono talmente felice che mi sento scoppiare!
In quello stato di stordimento totale pensai che dovevo telefonare a Mr. Shinn
per comunicargli quella bella notizia e invece avrei dovuto capire che quella
bella notizia Mr. Shinn la sapeva gi, e infatti si era precipitato allo Studio e
stava parlando con il produttore esecutivo del film e venne a chiamarmi un
fattorino e mi disse di presentarmi immediatamente nell'ufficio di Mr. X e
quando arrivai trovai Mr. X e Mr. Shinn che stavano cercando un nuovo nome
per me Norma Jeane  un nome da zotici,  un nome da okie stavano
dicendo Norma Jeane non ha fascino e non  evocativo io ci rimasi male
e volevo spiegargli che mia madre mi aveva chiamato cos in omaggio a
Norma Talmadge e Jean Harlow ma ovviamente non dovevo azzardarmi a
dirgli niente perch Mr. Shinn mi avrebbe zittita con un'occhiata Quei due
uomini erano l che parlavano di me e parlavano tranquillamente come fanno
gli uomini e come se io non esistessi e fu allora che mi resi conto che era
quella la voce misteriosa del mio sogno la voce di presagi e premonizioni
in realt erano due voci, voci di uomini che parlavano non a me bens di me
Una delle assistenti di Mr. X gli aveva dato una lista di nomi femminili e lui e Mr. Shinn si stavano consultando
Moira Mona Mignon Marilyn Mavis Miriam Mina
e il cognome che avevano scelto era Miller mi seccava che non mi avessero
interpellato e non mi chiedessero niente lasciandomi seduta l davanti a loro
come se fossi invisibile mi seccava sentirmi trattata come una bambina
e pensai a Debra Mae e al nome che le avevano messo contro la sua volont
e a me Marilyn non piaceva all'orfanotrofio c'era un'assistente che si chiamava
cos, e io la odiavo e se  per questo anche Miller non aveva fascino
Perch mai Miller dovrebbe essere meglio di Baker che non hanno neanche
preso in considerazione? Tentai di spiegare che mi sarebbe piaciuto conservare
almeno Norma era un nome con cui ero cresciuta e sarebbe stato
sempre il mio nome ma loro non mi davano retta.
Marilyn Miller Moira Miller Mignon Miller.
perch volevano il suono MMMMMM lo pronunciavano come se stessero
assaporando del vino e non fossero convinti della sua qualit e di colpo
Mr. Shinn si batt una mano sulla fronte dicendo Marilyn Miller c' gi, 
il nome di un'attrice di Broadway e Mr. X imprec perch stava perdendo
la pazienza e allora intervenni io dicendo che ve ne pare di Norma Miller
e loro continuavano a non darmi retta e allora io li implorai dicendo che il
cognome di mia nonna era Monroe e Mr. X schiocc le dita come se
quell'idea fosse venuta a lui e Mr. Shinn e lui esclamarono all'unisono come in un film
Mari-lyn Mon-roe. assaporandone il suono sensuale!
MARI-LYN MON-ROE. e pi volte ancora e ridendo e congratulandosi tra loro e con me e fu deciso!
MARILYN MONROE
sarebbe stato il mio nome d'arte e sarebbe comparso nei titoli di Scudda-Hoo!
Scudda-Hay! Adesso sei una vera attrice mi disse Mr. Shinn strizzando l'occhio Ero al settimo cielo, lo baciai e baciai Mr. X e tutti quelli che c'erano l attorno e tutti erano felici per me e SI CONGRATULAVANO CON ME.
Settembre 1947 e tutti i sogni di Norma Jeane Baker avverati e tutte le
speranze di tutte le orfanelle affacciate a guardare dal tetto dell'orfanotrofio
verso l'antenna della RKO e le luci di Hollywood a chilometri e chilometri da l
Quella sera Mr. Shinn voleva festeggiare portando a cena MARILYN MONROE
e poi a ballare (anche se quello gnomo mi arrivava s e no alla spalla!) e io
gli dissi grazie Mr. Shinn ma non mi sento molto bene tutta questa felicit mi
ha un po' stordita e vorrei starmene un po' da sola e quella era la pura verit
barcollai via nel corridoio e crollai su un divano e mi addormentai e
mi svegliai che era sera e sgattaiolai fuori dallo Studio senza farmi vedere e
presi il tram alla solita fermata sorridendo tra me e me dicendomi sono un'attrice
sono MARILYN MONROE mentre il tram sferragliava e traballava i miei
pensieri volarono via come uccelli impauriti che sfrecciano verso il cielo
e era un cielo striato di rosso come un incendio gli incendi nelle montagne
e nei canyon alimentati dal vento di Santa Ana e quell'odore di zucchero bruciato,
di peli bruciati e cenere ci era entrato nei polmoni e mia Mamma mi
aveva presa e messa nella Nash e eravamo scappate verso gli incendi finch le
transenne della POLIZIA DI L. A. l'avevano fermata ma non volevo pensare a
tutto quel tempo prima e nemmeno all'AVIARIO quel mattino e all'uomo che
mi ci aveva portato mi dissi La mia nuova vita! La mia nuova vita  cominciata!
 cominciata oggi! Dicendo a me stessa Sta cominciando solo adesso, ho solo
ventun anni e sono MARILYN MONROE e un uomo mi rivolse la parola sul
tram come spesso fanno gli uomini chiedendomi se mi sentissi bene poteva
fare qualcosa per me, mi chiese e io gli dissi mi scusi ma devo scendere
questa  la mia fermata e scesi in fretta dal tram in effetti ero sicura che fosse
la mia fermata sulla Vine ma ero stordita, quel dolore acuto in mezzo agli occhi
e nella pancia rimasi sul marciapiede barcollante e confusa guardando a est,
guardando a ovest da qualche parte verso Los Angeles a ovest di Hollywood
ma non riuscendo a riconoscere il mio quartiere e di colpo senza la minima
idea Da che parte  casa mia?
...
.
...
FINE Parte 2.